REGIONE BOLZANO (Prov.) L.P. n. 12, 14-12-1998

DISPOSIZIONI RELATIVE AGLI INSEGNANTI E ISPETTORI PER L'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA NELLE SCUOLE ELEMENTARI E SECONDARIE NONCHÉ DISPOSIZIONI RELATIVE ALLO STATO GIURIDICO DEL PERSONALE INSEGNANTE

BUR Regione Bolzano (Prov.) n. 54 del 29 dicembre 1998

Supplemento n. 1


Il Consiglio provinciale

ha approvato

il Presidente della Giunta provinciale

promulga

la seguente legge


TITOLO I

Insegnanti e ispettori per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari e secondarie


ARTICOLO 1

Norme di carattere generale


1. L’insegnamento della religione cattolica è impartito, nella scuola elementare e secondaria, da appositi docenti assunti dall’autorità scolastica competente d’intesa con l’Ordinario diocesano ai fini dell'articolo 35 del Decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89, e in base alla normativa prevista per i docenti del rispettivo ordine e grado di scuola.


2. I docenti di religione cattolica hanno gli stessi diritti e doveri previsti per i docenti delle altre discipline del corrispondente ordine e grado di scuola.


ARTICOLO 2

Istituzione dei ruoli del personale docente


1. Per l’insegnamento della religione cattolica sono istituiti ruoli provinciali del personale docente, distinti per le scuole dei tre gruppi linguistici ed articolati per gradi di scuola.


2. La consistenza organica complessiva dei ruoli di cui al comma 1, compresi i posti a tempo parziale, è determinata secondo le modalità previste dalla normativa provinciale vigente.


ARTICOLO 3

Accesso ai ruoli del personale docente


1. L’accesso ai ruoli del personale docente di cui all’articolo 2, comma 1, ha luogo mediante concorsi per titoli ed esami e mediante concorsi per soli titoli ai sensi della normativa vigente per i docenti del corrispondente grado e ordine di scuola.


2. I titoli di studio richiesti per l’accesso a detti ruoli sono stabiliti con decreto del Presidente della Giunta provinciale di concerto con l’Ordinario diocesano.


3. I docenti di religione cattolica devono essere altresì in possesso dell’idoneità rilasciata dall’Ordinario diocesano.


4. I programmi d’esame per i concorsi della scuola elementare e secondaria sono definiti dal Sovrintendente o dall’Intendente scolastico competente, d’intesa con l’Ordinario diocesano, sentito il Consiglio scolastico provinciale.


5. Nel bando di concorso viene determinato il numero dei posti che possono essere occupati mediante assunzione in ruolo.


ARTICOLO 4

Cattedre


1. Nella scuola elementare e secondaria di primo grado possono essere costituite cattedre verticali comprensive dei due ordini di scuola, secondo modalità da stabilirsi dalla Giunta provinciale. Dette cattedre vengono assegnate a docenti che sono in possesso dei requisiti prescritti per l’insegnamento della religione nella scuola secondaria di primo grado.


2. Cattedre verticali possono essere costituite anche tra scuole secondarie di primo e di secondo grado.


ARTICOLO 5

Revoca dell’idoneità


1. La perdita dell’idoneità, a seguito di revoca da parte dell’Ordinario diocesano, determina la risoluzione del contratto relativo all’insegnamento della religione cattolica.


2. L’insegnante di religione con contratto a tempo indeterminato, al quale viene revocata l’idoneità da parte dell’Ordinario diocesano, a domanda, può essere utilizzato per altri compiti od altri insegnamenti, purché in possesso dei relativi prescritti titoli professionali. Per l’insegnamento nelle scuole elementari, è richiesto, altresì, il superamento del concorso magistrale.


ARTICOLO 6

Assunzione di personale docente a tempo determinato


1. Per i posti vacanti nonché per la sostituzione di docenti assenti, l’amministrazione scolastica competente assume personale a tempo determinato in possesso dell'idoneità rilasciata dall’Ordinario diocesano.


2. L'assunzione del personale di cui al comma 1 avviene secondo le disposizioni vigenti per i docenti del corrispondente grado e ordine di scuola.


ARTICOLO 7

Incarico a tempo determinato del personale ispettivo


1. Il procedimento di selezione e la nomina degli ispettori per l’insegnamento della religione cattolica in possesso dell’idoneità rilasciata dall’Ordinario diocesano anche per tale funzione, avvengono in base alle disposizioni vigenti della legge provinciale 23 aprile 1992, n. 10. La nomina è a tempo determinato ai sensi della normativa sulla dirigenza provinciale.


ARTICOLO 8

Incarichi ispettivi nella scuola ladina


1. Per lo svolgimento delle funzioni ispettive nelle scuole delle località ladine, l’Intendente scolastico di tali scuole può incaricare un insegnante di religione con esonero parziale dall’insegnamento.


ARTICOLO 9

Funzioni ispettive nella scuola professionale


1. Gli ispettori per l’insegnamento della religione cattolica possono essere incaricati dal direttore di ripartizione competente ad esercitare le funzioni ispettive nei confronti delle scuole provinciali di formazione professionale.


ARTICOLO 10

Testo modificato da:

L.R. Bolzano (Prov.) n. 19 del 2001, art. 6

L.R. Bolzano (Prov.) n. 11 del 2002, art. 19


Norme transitorie


1. In prima applicazione della presente legge hanno titolo ad essere immessi nei ruoli di cui all’articolo 2, comma 1, i docenti di religione che abbiano svolto servizio di insegnamento di religione per almeno dodici anni anche non continuativi, previo superamento di un concorso per soli titoli. Hanno titolo, altresì, ad essere immessi nei predetti ruoli i docenti di religione che abbiano svolto servizio di insegnamento di religione per almeno cinque anni o siano in possesso del titolo di studio di “Magister” o di “baccalaureat” in teologia e possano dimostrare almeno due anni di insegnamento, previo superamento di un concorso speciale per titoli integrato da un colloquio. A tal fine sono riconosciuti gli anni di servizio prestati con il minimo annuale richiesto dalle norme vigenti al momento della prestazione. I docenti interessati devono essere in possesso dei requisiti richiesti dall’articolo 3, commi 2 e 3.


2. Gli ispettori per l'insegnamento della religione cattolica, che alla data di entrata in vigore della presente legge abbiano svolto da almeno dieci anni le relative funzioni, sono confermati con incarico a tempo indeterminato, previo parere favorevole del Sovrintendente scolastico o dell’Intendente scolastico competente.


TITOLO II

Disposizioni relative allo stato giuridico del personale insegnante


ARTICOLO 11

Modifica alla legge provinciale 18 ottobre 1995, n. 20 “Organi collegiali delle istituzioni scolastiche”


1. Il comma 5 dell’articolo 15 della legge provinciale 18 ottobre 1995, n. 20, è così sostituito: “5. Sugli atti contabili di cui al comma 4 sono disposti controlli da parte del competente Intendente scolastico ovvero di revisori dei conti da lui incaricati, secondo i criteri stabiliti dalla Giunta provinciale.”


2. L’articolo 25 della legge provinciale 18 ottobre 1995, n. 20 è abrogato.


3. L’ultimo periodo del comma 4 dell’articolo 26 della legge provinciale 18 ottobre 1995, n. 20 è sostituito dal seguente: “I comitati e i sottocomitati eleggono nel loro interno per la durata di tre anni scolastici un presidente coordinatore.”


4. Il comma 5 dell’articolo 26 della legge provinciale 18 ottobre 1995, n. 20 è sostituito dal seguente:

“5. I comitati durano in carica permanentemente; i membri dei comitati durano in carica tre anni scolastici a decorrere dalla data della loro elezione e vengono nominati con decreto del sovrintendente ovvero dell’intendente scolastico competente.”


5. L’ultimo periodo del comma 3 dell’articolo 16 della legge provinciale 18 ottobre 1995, n. 20 è abrogato.


ARTICOLO 12

Modifica alla legge provinciale 30 giugno 1987, n. 13 `Ricerca educativa, aggiornamento culturale e professionale, sperimentazione - Creazione dei relativi Istituti


1. Il comma 4 dell’articolo 9 della legge provinciale 30 giugno 1987, n. 13, e successive modifiche, è così sostituito:“4. Ai direttori spetta, in aggiunta al trattamento economico fondamentale attribuito, in luogo dell’indennità di funzione secondo il relativo contratto collettivo provinciale, l’indennità di funzione con il relativo regime, prevista dall’ordinamento della Provincia per i dirigenti. In assenza di una regolamentazione con contratto collettivo, l’ammontare dell’indennità viene determinata dalla Giunta provinciale.”


ARTICOLO 13

Perdita della titolarità della sede


1. In caso di comando o utilizzazione in altri compiti ossia di destinazione ad altra amministrazione, anche all’estero, il personale ispettivo, direttivo e docente mantiene la propria sede di titolarità per la durata da fissare con regolamento di esecuzione. Lo stesso regolamento disciplina anche le modalità di assegnazione della sede di servizio in caso di cessazione della posizione di comando o di utilizzazione ovvero di destinazione ad altra amministrazione.


ARTICOLO 14

Esonero dal servizio


1. Il personale insegnante e direttivo può essere esonerato dall’insegnamento per l’espletamento di attività in qualità di membro delle commissioni per l’esame di bilinguismo. Il relativo servizio è valido a tutti gli effetti come servizio scolastico.


ARTICOLO 15

Testo modificato da:

L.R. Bolzano (Prov.) n. 7 del 1999, art. 19

L.R. Bolzano (Prov.) n. 1 del 1999, art. 23


Riconoscimento di servizio ai fini del trattamento economico


1. Al personale ispettivo, direttivo e docente con contratto a tempo indeterminato, in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge nelle scuole elementari e secondarie e negli istituti d’arte della provincia di Bolzano, il servizio prestato con corrispondente qualifica funzionale nelle scuole professionali della provincia è integralmente riconosciuto ai soli fini del trattamento economico. Il riconoscimento è disposto, su richiesta dell’interessato, con decorrenza 1° aprile 1998.


2. I benefici di cui al comma 1 cessano all’atto del trasferimento del personale ad uffici, istituti o scuole del restante territorio dello Stato. All’atto del trasferimento all’interessato viene ridefinito il proprio inquadramento economico depurato del predetto riconoscimento.


3. Al personale provinciale è riconosciuto, su richiesta e con decorrenza dal 1° aprile 1998, il servizio prestato nella corrispondente qualifica funzionale presso le scuole a carattere statale di ogni ordine e grado della provincia di Bolzano, sempreché si tratti di servizio corrispondente a quello attuale.


ARTICOLO 16

Graduatorie dei concorsi


1. Le graduatorie non esaurite alla data di entrata in vigore della presente legge, relative a concorsi per titoli ed esami banditi delle intendenze scolastiche per la copertura di posti direttivi e per l’insegnamento nelle scuole elementari e secondarie di primo e secondo grado, restano valide fino all’anno scolastico in cui viene emanato il bando per il concorso successivo.


ARTICOLO 17

Testo modificato da:

L.R. Bolzano (Prov.) n. 7 del 1999, art. 19


Riconoscimento di servizio senza titolo di specializzazione


1. Al personale ispettivo, direttivo e docente con contratto a tempo indeterminato, in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge nelle scuole elementari e secondarie e negli istituti d’arte della provincia di Bolzano, il servizio prestato in qualità di docente non di ruolo in attività di sostegno ad alunni in situazione di handicap senza il prescritto titolo di specializzazione è integralmente riconosciuto ai soli fini del trattamento economico. Il riconoscimento è disposto, su richiesta dell’interessato, con decorrenza 1° aprile 1998.


2. I benefici di cui al comma 1 cessano all’atto del trasferimento del personale ad uffici, istituti o scuole del restante territorio dello Stato. All’atto del trasferimento all’interessato viene ridefinito il proprio inquadramento economico depurato del predetto riconoscimento.


Formula Finale:

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Provincia.


Bolzano, lì 14 dicembre 1998


IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA PROVINCIALE L. DURNWALDER


Visto:

IL COMMISSARIO DEL GOVERNO PER LA PROVINCIA DI BOLZANO C. SCOZ


Note:

Avvertenza

Il testo delle note qui pubblicate è stato redatto ai sensi dell’articolo 29, commi 1 e 2, della legge provinciale 22 ottobre 1993, n. 17, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è stato operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.



Nota all’articolo 1, comma 1:

L’articolo 35 del Decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89, dispone:

In provincia di Bolzano l’insegnamento della religione, secondo le consolidate tradizioni locali, è compreso nella programmazione educativa della scuola definita nel rispetto delle competenze della provincia ed è impartito, sia nella scuola elementare che in quella secondaria, da appositi docenti che siano sacerdoti oppure religiosi oppure laici riconosciuti dall’ordinario diocesano, nominati dall’autorità scolastica competente d’intesa con l’ordinario stesso.

L’insegnamento di cui al comma precedente è impartito — salva la rinuncia che, nell’esercizio della propria libertà di coscienza, venga manifestata dall’interessato — per il numero di ore previsto dall’ordinamento scolastico e comunque per non meno di un’ora settimanale; nella scuola dell’obbligo possono essere stabilite fino a due ore settimanali.

A ciascun docente è assegnato un numero di ore settimanali non superiore a 18 nella scuola elementare e a 15 nella scuola secondaria. Le predette ore settimanali costituiscono posto orario ai fini dell’intero trattamento economico spettante.


Nota all’articolo 7:

La legge provinciale 23 aprile 1992, n. 10, concerne le disposizioni in materia di riordinamento della struttura dirigenziale della Provincia Autonoma di Bolzano.


Nota all’articolo 11, comma 1:

Il testo dell’articolo 15 della citata legge provinciale n. 20/95, come modificato dalla presente legge, è il seguente: Articolo 15 (Autonomia finanziaria)

1. Il consiglio di circolo o di istituto elabora e adotta gli indirizzi generali, determinando le forme di autofinanziamento della propria istituzione scolastica.

2. Le entrate delle istituzioni scolastiche comprendono:

a) le assegnazioni del comune;

b) le assegnazioni della Provincia;

c) le assegnazioni dello stato per il personale direttivo e docente;

d) le tasse di iscrizione e di frequenza non attribuibili allo Stato;

e) i contributi degli studenti;

f) i contributi di enti o di istituzioni, di imprese o di privati;

g) i proventi da convenzioni stipulate dalle istituzioni scolastiche;

h) donazioni, proventi o erogazioni liberali;

i) i proventi da alienazioni di beni disponibili;

j) ogni altra entrata economica che la scuola è autorizzata ad

acquisire.

3. Nel regolamento di esecuzione sono stabiliti le modalità e i criteri di erogazione alle istituzioni scolastiche del contributo ordinario per il funzionamento amministrativo e didattico e del contributo perequativo, nonché per l’acquisizione delle entrate derivanti dalle tasse, dai contributi e da altri proventi.

4. Nel regolamento di esecuzione sono stabilite le disposizioni per la formazione del bilancio preventivo, del conto consuntivo e dei relativi adempimenti contabili, nonché per il riscontro della gestione finanziaria, amministrativa e patrimoniale, anche tramite ispezioni contabili.

5. Sugli atti contabili di cui al comma 4 sono disposti controlli da parte del competente Intendente scolastico ovvero di revisori dei conti da lui incaricati, secondo i criteri stabiliti dalla Giunta provinciale.

6. Gli introiti relativi alle tasse di cui alla lettera d) del comma 2 sono acquisiti ai bilanci delle istituzioni scolastiche interessate per le esigenze di funzionamento amministrativo e didattico.

7. Nel regolamento di cui al comma 4 sono disciplinate le modalità di attivazione e di gestione del servizio di cassa delle istituzioni scolastiche.

8. Nel rispetto dei criteri di cui al comma 3, la Provincia assegna ai circoli didattici e agli istituti di istruzione secondaria i fondi necessari per il funzionamento didattico-amministrativo, per singoli provvedimenti nell’ambito dell’assistenza scolastica, per l’aggiornamento del personale della scuola, per i programmi di lavoro e le iniziative del comitato dei genitori e del comitato degli studenti, per l’aggiornamento dei genitori nonché per ogni altra iniziativa volta a qualificare l’attività della scuola.

9. Con deliberazione della Giunta provinciale possono essere affidate alle istituzioni di cui sopra compiti particolari connessi al funzionamento delle istituzione stesse, nonché assegnati i relativi mezzi finanziari.

10. Nell’interesse delle istituzioni scolastiche, l’amministrazione provinciale può in casi di particolare necessità assumere direttamente singole spese di funzionamento didattico-amministrativo.

11. La Provincia può concedere contributi per le finalità di cui al comma 8 anche a favore di altre istituzioni scolastiche esistenti in Alto Adige, purché autorizzate a rilasciare titoli di studio aventi valore legale.


Nota all’articolo 11, comma 2:

Il testo dell’articolo 25 della legge provinciale n. 20/95, abrogato con la presente legge, è il seguente: Articolo 25 (Sanzioni disciplinari nei confronti degli alunni)

1. Le sanzioni disciplinari nei confronti degli alunni hanno valore pedagogico. È quindi compito della scuola valutare le cause dei comportamenti scorretti degli alunni. A tal fine, prima dell’adozione di qualunque provvedimento disciplinare, deve essere sentito l’alunno interessato.

2. Agli alunni possono essere inflitte, secondo la gravità delle mancanze, le sanzioni disciplinari previste dai regolamenti di cui all’articolo 328 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante il testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione. È vietata qualsiasi altra forma di sanzione.

3. Le ammonizioni sono inflitte dall’insegnante o dal direttore didattico o preside. Le esclusioni temporanee dall’insegnamento sono inflitte dal consiglio di classe. Tutte le altre sanzioni sono inflitte dalla giunta esecutiva del consiglio di circolo o di istituto su proposta del consiglio di classe. In casi di particolare gravità ed urgenza, il direttore didattico o preside può disporre l’immediata esclusione dalle lezioni per un massimo di cinque giorni consecutivi.

4. Le deliberazioni degli organi collegiali concernenti sanzioni disciplinari che prevedono la sospensione per più di cinque giorni vengono assunte dopo aver sentito le giustificazioni anche di uno dei genitori interessati.

5. Contro i provvedimenti del consiglio di classe e della giunta esecutiva riguardanti sanzioni disciplinari, i genitori dell’alunno o che ne fa le veci o, in mancanza, l’alunno stesso se maggiorenne, entro trenta giorni dalla ricevuta comunicazione possono presentare ricorso al sovrintendente ovvero all’intendente scolastico competente, che decide in via definitiva.


Nota all’articolo 11, commi 3 e 4:

Il testo dell’articolo 26 della citata legge provinciale n. 20/95, come modificato dalla presente legge, è il seguente:

Articolo 26

(Comitati provinciali degli studenti e dei genitori)

1. Per la scuola in lingua italiana, in lingua tedesca e delle località ladine vengono istituiti un comitato provinciale dei genitori e un comitato provinciale degli studenti.

2. Del comitato provinciale dei genitori fa parte per ciascuna istituzione scolastica un genitore.

3. Del comitato provinciale degli studenti fa parte per ciascuna scuola secondaria di secondo grado uno studente.

4. Compito dei comitati di cui al comma 1 è quello di formulare proposte ritenute utili per migliorare i vari aspetti riguardanti la scuola. Le proposte vanno inoltrate, tenendo conto delle competenze, agli enti locali o agli uffici dell’amministrazione provinciale. Ciascun comitato provinciale potrà articolarsi in sottocomitati. I comitati e i sottocomitati eleggono nel loro interno per la durata di tre anni scolastici un presidente coordinatore.

5. I comitati durano in carica permanentemente; i membri dei comitati durano in carica tre anni scolastici a decorrere dalla data della loro elezione e vengono nominati con decreto del sovrintendente ovvero dell’intendente scolastico competente.

6. I comitati si riuniscono almeno una volta all’anno e in qualsiasi caso ogni qual volta almeno un terzo dei membri ne faccia richiesta proponendo i punti da mettere all’ordine del giorno. Inoltre possono essere convocati dal competente assessore provinciale per la scuola e la cultura e dal sovrintendente o intendente scolastico competente.

7. In prima convocazione i comitati provinciali sono validamente costituiti, qualora sia presente almeno la metà più uno dei loro membri.

8. Del comitato provinciale dei genitori fa altresì parte per ciascun circolo didattico di scuola materna un genitore designato dai rappresentanti dei genitori del consiglio di circolo.


Nota all’articolo 11, comma 5:

Il testo dell’articolo 16 della legge provinciale n. 20/95, come modificato dalla presente legge, è il seguente: Articolo 16 (Autonomia amministrativa)


1. Le istituzioni scolastiche gestiscono i fondi a loro disposizione sulla base delle vigenti disposizioni amministrative e contabili in materia.

2. Per la realizzazione di iniziative di carattere educativo relative alla formazione, all’aggiornamento, alla sperimentazione ed allo sport scolastico, le istituzioni scolastiche possono stipulare convenzioni:

a) con altre scuole;

b) con gli enti locali, con gli istituti pedagogici e gli istituti culturali, con le università nonché con enti pubblici economici ed imprese pubbliche e private, con cooperative ed associazioni dotate o meno di personalità giuridica e con privati, esperti nei vari settori, allo scopo di acquisire particolari servizi;

c) con gli enti locali singoli o consorziati per l’erogazione e la gestione dei servizi che gli enti stessi sono tenuti a fornire alle scuole e per l’erogazione e la gestione di quelli richiesti dalle scuole ai sensi della vigente normativa.

1. Le convenzioni con validità pluriennale sono soggette all’approvazione del competente assessore provinciale per la scuola e la cultura.


Nota all’articolo 12:

Il testo dell’articolo 9 della citata legge provinciale del 30 giugno n. 13, come modificato dalla presente legge, è il seguente: Articolo 9 (Direttore)


1. Previa intesa fra la Giunta provinciale e il Ministero della Pubblica Istruzione e con il consenso dell’interessato, il Consiglio direttivo di ciascun Istituto provvede al conferimento dell’incarico di direttore, scegliendolo tra gli ispettori tecnici, il personale direttivo e docente ed i docenti universitari, da impiegare in posizione di comando.

2. Previa autorizzazione della Giunta provinciale, il Consiglio direttivo di ciascun Istituto può altresì scegliere il direttore, con il consenso dell’interessato, tra il personale degli uffici provinciali con competenze scolastiche. Detto personale è collocato in posizione di “fuori ruolo” conservando a tutti gli effetti la posizione giuridico-economica acquisita presso l’amministrazione di provenienza. I posti in organico resisi vacanti per effetto di tali assegnazioni possono essere coperti con le modalità di assunzione previste dalle vigenti norme provinciali. Qualora all’atto della cessazione dalla posizione di “fuori ruolo” nella qualifica e nel ruolo in cui risulta inquadrato il personale di cui trattasi non dovessero risultare vacanti dei posti in organico, il personale è collocato in posizione soprannumeraria che cesserà e verrà riassorbita con il verificarsi della prima vacanza di posto utile.

3. Previa intesa con la Giunta provinciale il Consiglio direttivo può anche conferire l’incarico di direttore a persona ritenuta particolarmente idonea e con comprovata esperienza. Il compenso da corrispondere all’incaricato viene determinato con riguardo ai livelli retributivi in vigore per i dipendenti provinciali con prestazioni analoghe.

4. Ai direttori spetta, in aggiunta al trattamento economico fondamentale attribuito, in luogo dell’indennità di funzione secondo il relativo contratto collettivo provinciale, l'indennità di funzione con il relativo regime, prevista dall'ordinamento della Provincia per i dirigenti. In assenza di una regolamentazione con contratto collettivo, l’ammontare dell’indennità viene determinata dalla Giunta provinciale.

5. Per quanto riguarda la conoscenza della seconda lingua, si applicano ai direttori degli Istituti le norme vigenti per il personale insegnante delle scuole a carattere statale, nonché per il personale delle scuole materne e delle scuole e dei corsi di addestramento e di formazione professionale.

6. Al direttore compete, tenuto conto delle decisioni del

Consiglio direttivo:

a) predisporre gli atti per le sedute del Consiglio direttivo e curare l’esecuzione delle delibere di questo;

b) intrattenere i contratti in collaborazione con il presidente, con le autorità e con gli esperti, nonché con docenti universitari, di scuole, di enti o di altre organizzazioni ed istituzioni;

c) coordinare le attività delle sezioni e delle commissioni di cui all’articolo 3;

d) dirigere, secondo le disposizioni del Consiglio direttivo, il personale dell’Istituto compreso il personale comandato;

e) provvedere ovvero disporre per la gestione amministrativa e contabile dell’Istituto nell’ambito delle istruzioni del Consiglio direttivo e del relativo presidente;

f) provvedere ovvero disporre per la documentazione di cui alla lettera h) dell’articolo 2.

7. I comandi previsti al primo e secondo comma hanno durata quinquennale e sono rinnovabili.

8. In via del tutto eccezionale il personale di cui al primo e terzo comma può essere immesso in ruolo con deliberazione della Giunta provinciale, col proprio consenso, dopo almeno tre anni di incarico quale direttore. In sede di inquadramento è fatta salva la posizione giuridica ed economica già acquisita. In sede di inquadramento del personale incaricato di cui al precedente terzo comma, il servizio prestato quale direttore incaricato viene riconosciuto ai fini della progressione nella qualifica di inquadramento ed è in ogni caso garantito il trattamento economico goduto quale incaricato. In tale ultimo caso con lo stesso provvedimento di inquadramento si provvede all’ampliamento di organico del corrispondente ruolo.



TP