REGIONE TRENTINO ALTO ADIGE L.R. n. 11, 30-05-1993

INTERVENTI A FAVORE DI POPOLAZIONI DI STATI EXTRACOMUNITARI COLPITI DA EVENTI BELLICI, CALAMITOSI O IN CONDIZIONI DI PARTICOLARI DIFFICOLTÀ ECONOMICHE E SOCIALI

BUR n. 25 del 1 giugno 1993


Testo modificato da:

L.R. Trentino Alto Adige n. 5 del 1996, art. 1

L.R. Trentino Alto Adige n. 5 del 1996, art. 2


Il Consiglio Provinciale ha approvato

Il Presidente della Giunta Provinciale

promulga la seguente legge



ARTICOLO 1

(Finalità )

1. La Regione Trentino - Alto Adige riconosce nella pace un diritto fondamentale degli uomini e dei popoli, da realizzarsi nel perseguimento degli obiettivi di solidarietà e cooperazione internazionale e di pieno rispetto dei diritti dell'uomo.


2. La Regione Trentino - Alto Adige, in armonia con la normativa nazionale e con il trattato sull'unione politica europea, contribuisce all'obiettivo generale di sviluppo e consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, nonché di rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.


3. In particolare, la Regione contribuisce al soddisfacimento dei bisogni primari, alla salvaguardia della vita umana, all'autosufficienza alimentare, al sostegno degli sforzi dei Paesi in via di sviluppo in campo economico, sociale e culturale, nonché nel campo del miglioramento della condizione femminile e dell'infanzia, e promuovere adeguate iniziative al fine di alleviare il disagio di popolazioni appartenenti a Paesi extracomunitari colpiti da eccezionali eventi calamitosi o che vengono a trovarsi in condizioni di particolare difficoltà economica e sociale.


[...]

ARTICOLO 4

(Comitato consultivo)


1. Per le attività di cui alla presente legge, la Giunta regionale si avvale di un Comitato consultivo composto da:

a) il Presidente della Giunta regionale o un Assessore da lui delegato che lo presiede;

b) il Segretario della Giunta regionale;

c) il dirigente della Ripartizione regionale enti locali e affari sociali;

d) un rappresentante della Croce Rossa Italiana;

e) un rappresentante della Croce Bianca;

f) un rappresentante della Caritas;

g) due Consiglieri regionali, uno dei quali appartenente alla minoranza.

Le funzioni di Segretario sono svolte da un dipendente regionale.


2. Le funzioni amministrative di supporto al Comitato di cui al comma 1 sono disimpegnate dall'Ufficio affari generali della Presidenza della Giunta regionale.


3. Il Comitato è nominato dalla Giunta regionale. Esso dura in carica fino alla scadenza del Consiglio regionale e le sue funzioni sono prorogate fino al suo rinnovo.


4. La composizione del Comitato deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici quale risulta dall'ultimo censimento ufficiale della popolazione.


5. Se entro trenta giorni dalla richiesta non pervenire la designazione dei membri di cui al comma 1, lettere d), e), f) e g), il Comitato viene costituito prescindendo dai membri dei quali manca la designazione, purché sia raggiunta la maggioranza dei componenti. La Giunta regionale provvede all'integrazione del Comitato a seguito di eventuali designazioni fatte oltre il termine prescritto.


6. Per la validità delle sedute è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti. Le deliberazioni sono assunte con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti; in caso di parità, la proposta si intende respinta.


7. Alle riunioni del Comitato possono partecipare, senza diritto di voto, in relazione alla specifica natura degli argomenti trattati, dipendenti regionali addetti ai settori di attività interessati, nonché esperti esterni.


8. Ai componenti il Comitato, al segretario ed agli esperti di cui al comma 7 sono attribuiti i gettoni di presenza ed i compensi di cui alla legge regionale 5 gennaio 1954, n. 10 e successive modificazioni.


TP