REGIONE ABRUZZO L. R. n. 37, 2-07-1999


PIANO SANITARIO REGIONALE 1999 - 2001.


BUR ABRUZZO n. 29 del 27 agosto 1999





Legge modificata da:

L. R. Abruzzo n. 93 del 2000, art. 1

L. R. Abruzzo n. 11 del 2001, art. 28




[...]




ALLEGATO 1:


ALLEGATO A:


REGIONE ABRUZZO PIANO SANITARIO REGIONALE

Triennio 1999 - 2001




Indice


- Premessa Pag. 6


Parte Prima


I RIFERIMENTI


- Lo scenario europeo: "Salute per tutti nel 2000" e la Carta di Lubiana Pag. 10

- La popolazione abruzzese e le sue condizioni di salute Pag. 12

- Gli aspetti demografici Pag. 12

- I principali indicatori Pag. 13

- I riferimenti normativi regionali Pag. 15

- La legge regionale 24 dicembre 1996, n.146 Pag. 15

- Il P.S.R. 1994-1996: Verifica dell’attuazione e aggiornamento

- Le schede di verifica dello stato di attuazione e aggiornamento del Piano Sanitario Regionale 1994-1996

Pag. 17 - 19


Parte Seconda


GLI OBIETTIVI E LE REGOLE LA FUNZIONE STRATEGICA DEL P.S.R. Pag. 48


- I contenuti Pag. 48

- Gli assetti istituzionali Pag. 50

- Il governo dell’offerta complessiva (pubblica e privata) di servizi sanitari Pag. 52

- I sistemi informativi del S.S.R. Pag. 53

- Lo sviluppo ed il monitoraggio della qualità e le Carte dei servizi pubblici sanitari Pag. 54

- Formazione e investimenti in tecnologie avanzate Pag. 56


GLI OBIETTIVI DEL PIANO SANITARIO REGIONALE Pag. 59


- Le finalità Pag. 59

- Gli obiettivi strategici Pag. 60

- Integrazione socio-sanitaria Pag. 62


LA REGOLAZIONE DEL SISTEMA Pag. 63


- La funzione di regolazione del sistema: soggetti e strumenti Pag. 63

- Autorizzazioni e accreditamento delle strutture sanitarie ed appositi rapporti Pag. 64

- Assistenza specialistica ambulatoriale Pag. 68

- Innovazioni gestionali Pag. 70


L’AGENDA DEGLI ADEMPIMENTI Pag. 71


- I tempi Pag. 71

- Gli strumenti Pag. 71

- Le risorse Pag. 72

- Aggiornamento normativo Pag. 72

- Valutazione e controlli Pag. 72

Parte Terza


LE ATTIVITA’ QUALIFICANTI

- L’Assessorato alla Sanità Pag. 75

- L’Agenzia Sanitaria Regionale Pag. 79

- La prevenzione Pag. 83

- L’educazione alla salute Pag. 114

- La rete dei servizi per l’emergenza Pag. 119

- I distretti sanitari di base Pag. 127

- La rete ospedaliera pubblica Pag. 145

- L’ospedalità privata Pag. 200

- Le residenze sanitarie assistenziali Pag. 209

- L’attività di riabilitazione Pag. 214

- La salute mentale Pag. 222

- Prevenzione, cura e recupero delle tossicodipendenze e interventi in materia di alcooldipendenza e dipendenza dal tabagismo Pag. 231

- La medicina legale Pag. 235

- L’assistenza domiciliare integrata Pag. 239

- Il servizio infermieristico

- Il servizio sociale Pag. 240 – 242

Parte Quarta


I SOGGETTI E GLI STRUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE


- Gli Enti Locali Pag. 244

- Le Università e le Facoltà di Medicina Pag. 245

- Gli Enti e gli Istituti di ricerca Pag. 247

- Ordine dei medici chirurghi odontoiatri Pag. 248

- I Medici di medicina generale ed i medici pediatri di libera scelta Pag. 248

- Il privato sociale e le organizzazioni di volontariato e no profit Pag. 253

Parte Quinta


INDIRIZZI PROGRAMMATICI E PROGETTI OBIETTIVO


- Nuovi indirizzi programmatici Pag. 256

- L’attività allergologica Pag. 256

- La gastroenterologia Pag. 258

- Le malattie dell’apparato respiratorio Pag. 259

- Interventi per nefropatie Pag. 261

- Il sistema trasfusionale ed il piano sangue Pag. 263

- La terapia del dolore Pag. 264

- Assistenza farmaceutica Pag. 267

- L’Alzheimer Pag. 268

- Progetti Obiettivo nuovi e aggiornati Pag. 271

- Tutela della salute nei luoghi di lavoro Pag. 273

- La sicurezza nelle strutture sanitarie Pag. 276

- Potenziamento nelle strutture territoriali delle attività di educazione sanitaria per la prevenzione primaria Pag. 277

- Umanizzazione della sanità Pag. 279

- DSB - Potenziamento della medicina sul territorio Pag. 283

- Prevenzione oncologica Pag. 284

- Incremento quali-quantitativo delle prestazioni per mezzo della facilitazione dell’accesso ai servizi sanitari con riduzione dei tempi di attesa Pag.285

- Prevenzione della salute del cavo orale Pag. 287

- Promozione e tutela della salute della donna e dei soggetti in età evolutiva Pag. 288

- Tutela della salute mentale Pag. 293

- Tossicodipendenze, alcooldipendenza e tabagismo Pag. 295

- Tutela della salute degli anziani e dei disabili Pag. 297

Parte Sesta


IL SISTEMA DEI CONTROLLI E LA PROMOZIONE DI QUALITA’

- Il sistema dei controlli Pag. 301

- Controlli di risultato Pag. 301

- Controlli gestionali Pag. 302

- Il sistema degli indicatori Pag. 303

- L’audit e la promozione della qualità Pag. 305


Parte Settima


LE RISORSE

- Disciplina del finanziamento, della gestione patrimoniale ed economico - finanziaria del Sistema Sanitario Regionale Pag. 308

- Il programma straordinario di investimenti in edilizia sanitaria Pag. 314



PREMESSA


UN PATTO DI SOLIDARIETÀ PER LA SALUTE DEGLI ABRUZZESI.



"La salute è un bene fondamentale per l’individuo e per la collettività.

Un sistema di servizi sanitari equo ed efficace è un determinante essenziale, anche se non escluso, per garantire la partecipazione alla vita sociale e l’espressione delle capacità individuali a tutti i cittadini, nel rispetto del principio di uguaglianza delle opportunità all’interno dell’intera collettività di cittadini".

Le affermazioni di principio, che informano il Piano Sanitario Nazionale, sono state assunte interamente dal Piano Sanitario regionale e perché sono condivisibili e perché costituiscono i passaggi cardine del cambiamento.

Detto cambiamento è reso necessario da fattori endogeni al sistema sanitario (come l’innovazione tecnologica e lo sviluppo delle conoscenze scientifiche) e fattori esogeni (come la dinamica demografica, lo spopolamento di alcune realtà interne, il modificarsi della struttura sociale).

Accanto ad una maggiore efficienza del sistema, è indispensabile un ripensamento dell’organizzazione e del funzionamento del servizio sanitario nel suo insieme e la collaborazione dei diversi livelli di responsabilità, da quello nazionale, a quello regionale, a quello locale.

Il patto di solidarietà per la salute degli abruzzesi deve impegnare le istituzioni preposte alla tutela della salute e una pluralità di soggetti come i cittadini, gli operatori sanitari, il volontariato, i produttori, profit e non profit, di beni e servizi, gli Organi e gli strumenti della comunicazione, le comunità locali.

Il patto con i cittadini abruzzesi:

manutenzione di una più forte coscienza civile e assunzione di una diretta e consapevole responsabilità personale nei confronti del proprio benessere fisico, psichico e sociale, in termini di diritti e di doveri, con l’ausilio di tutti gli strumenti della partecipazione e della concertazione utili per una gestione territoriale della salute.

Il patto con gli operatori:

valorizzazione delle competenze e delle disponibilità professionali e umane degli operatori del servizio;

umanizzazione del rapporto medico - paziente.

Il patto con gli altri settori di intervento:

interventi che facilitino un coordinamento intersettoriale per promuovere strategie condivise utili per rimuovere quei determinanti non sanitari della salute (come fattori, economici, ambientali), che si pongono al di fuori delle possibilità di controllo individuale ed esulano in parte dalla sfera d’intervento del sistema dei servizi sanitari.

Il patto per la cooperazione con le istituzioni e con le comunità locali:

condivisione degli obiettivi di salute da parte delle istituzioni e dalle comunità locali nell’ambito dell’esercizio delle funzioni che possono in qualche modo incidere sullo stato di salute della popolazione.

Il patto con il volontariato:

ruolo attivo del volontariato tradizionalmente impegnato sia sul versante della umanizzazione del servizio, sia per le istanze etiche che pone, ruolo recuperato attraverso l’avvio dell’integrazione di alcuni ambiti con il piano sociale.

Il patto con gli erogatori del servizio sanitario:

concorso nell’attuazione del progetto di tutela e promozione della salute dei pubblici poteri e del privato sociale e privato - privato e ridefinizione degli spazi in cui i diversi settori si sviluppano.

Il patto con il mondo della comunicazione:

adozione di modelli di comportamento e di stili di vita attraverso la diffusione di informazioni e di conoscenze scientifiche, nel rispetto dell’obiettività e della completezza che le stesse comportano.

Il patto con la comunità nazionale e internazionale:

la strategia sanitaria regionale deve trovare connessioni più efficaci con il livello nazionale, con i paesi europei e dell’area del Mediterraneo, sia in relazione all’intensità dei flussi migratori sia nei confronti dei paesi più in difficoltà.

In base a quanto detto il PSR 1999-2001 assume come idee forti i seguenti punti qualificanti:

accrescere l’autonoma capacità di scelta degli utenti;

favorire comportamenti e stili di vita per la salute;

promuovere l’uso appropriato dei servizi sanitari;

abbattere le diseguaglianze nei confronti della salute;

ridurre l’incidenza delle più importanti patologie;

rendere più vivibile la cronicità della malattia;

favorire percorsi che agevolino l’integrazione socio-sanitaria;

investire nella professionalità delle risorse umane e nella qualità del sistema;

rilanciare la ricerca attraverso le Università abruzzesi e gli Istituti di ricerca esistenti;

migliorare il contesto ambientale;

portare la sanità abruzzese in Europa.

Il Piano Sanitario Regionale 1999-2001 come piano di regole e precisamente:

sanità come investimento e non come spesa;

rafforzamento del principio che ognuno di noi non paga la propria salute,ma la salute di tutti;

concentrazione di denaro nei servizi rivolti all’offerta della salute;

controllo sulla qualità del servizio;

monitoraggio dell’andamento della spesa e del servizio;

la formazione del personale;

la prevenzione come metodo.


Parte Prima


I RIFERIMENTI


LO SCENARIO EUROPEO "SALUTE PER TUTTI NEL 2000" E LA CARTA DI LUBIANA


Nell’ambito della Conferenza sulle Riforme Sanitarie in Europa dell’O.M.S. svoltasi a Lubiana dal 17 al 20 giugno 1996, i Ministri della Sanità degli Stati membri europei dell’O.M.S. si sono interrogati sul futuro dei sistemi sanitari dei loro Paesi, mettendo a confronto orientamenti e risultati. Il frutto di questa riflessione è contenuto nella "Carta di Lubiana" che indica i principi fondamentali cui devono ispirarsi le politiche del settore sanitario ed i criteri chiave che devono sovrintendere alla gestione delle riforme in atto.

Di conseguenza, anche in Italia il cambiamento del sistema sanitario, già avviato dal 1992, deve essere consolidato e sviluppato secondo i criteri indicati dalla Carta di Lubiana e qui di seguito sintetizzati.

- Sviluppare una politica globale della salute.

Le politiche della salute devono modellarsi sulle condizioni socio - economiche del Paese e procedere sulla base del più ampio consenso, coinvolgendo il maggior numero di attori sociali significativi anche nel monitoraggio e nella valutazione dei programmi di riforma. Valori come l’equità nella distribuzione delle risorse e nell’accesso ai servizi non sono incompatibili con quei meccanismi di mercato che, opportunamente regolati, possono garantire attraverso la competizione la qualità del servizio e l’uso appropriato delle risorse;

- Dare attenzione alle opinioni e alle scelte dei cittadini.

La definizione dei servizi ed i processi decisionali di gestione degli stessi devono tenere conto delle esigenze e delle aspettative manifestate dai cittadini. Il contenuto e la qualità dei servizi devono formare oggetto di informazione ampia, accurata e puntuale, nonché di valutazione da parte dell’utente;

- Ristrutturare l’offerta dei servizi sanitari.

Deve essere favorita l’assistenza familiare, la autocura e altre tipologie di assistenza informale, avvicinando alle istituzioni l’attività delle formazioni sociali. L’assistenza di base e territoriale, in una logica di garanzia dei servizi di emergenza e di integrazione territorio - ospedale, devono essere favorite anche mediante il trasferimento di risorse dall’area dell’assistenza ospedaliera;

- Promuovere la disponibilità di indicatori,

per la valutazione ed il miglioramento continuo della qualità, assicurando il prelievo e la restituzione dei dati dai sistemi gestionali routinari di base;

- Riorientare le risorse umane destinate all’assistenza sanitaria,

agendo in tutti i momenti formativi e introducendo appropriate forme di incentivazione per superare il dominio della cultura curativa e stimolare l’attenzione ai profili della qualità della assistenza, dei costi e dell’esito, della prevenzione e della promozione della salute;

- Migliorare la gestione,

immettendo nei sistemi organizzativi strumenti e tecniche di gestione ispirate ai principi dell’autonomia, della responsabilità, della negoziazione e della comunicazione. Favorire e sostenere i processi di riforma promuovendo l’osservazione sull’andamento dei processi e l’apprendimento attraverso lo scambio delle esperienze.


LA POPOLAZIONE ABRUZZESE E LE SUE CONDIZIONI DI SALUTE


Gli aspetti demografici


La popolazione residente nella nostra regione al 31.12.1996 (ISTAT, luglio 1997) è di 1.273.665 ab. (Italia : 57.454.445 ab) , con un incremento di residenti rispetto all’anno precedente di 5.792 unità, pari allo 0,47 %, di fatto stazionario, segnato più da fenomeni di immigrazione che da incremento naturale della popolazione che, già nell’anno precedente, ha registrato un saldo naturale deficitario di 1424 unità.


[...]


I RIFERIMENTI NORMATIVI REGIONALI: LA LEGGE REGIONALE 24 DICEMBRE 1996, N.146


A livello regionale, dopo il primo Piano Sanitario Regionale ‘94-’96, la Legge Regionale 24.12.1996, n. 146 "Norme in materia di programmazione, contabilità, gestione e controllo delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale" va oltre la definizione delle norme di contabilità, pur richieste dal legislatore nazionale, per riaffermare in modo puntuale gli indirizzi della programmazione regionale.

La Legge regionale in questione focalizza l’attenzione di tutti gli attori coinvolti nel processo di programmazione e di gestione degli interventi sanitari sulla necessità di adottare, prima ancora dei bilanci di previsione, "piani strategici" in grado di finalizzare programmi e progetti sulla base dell’analisi dei bisogni sanitari della popolazione, sulla pianificazione delle risorse finanziarie e sulla messa in atto di adeguati strumenti di controllo in grado di monitorizzare i risultati raggiunti in termini di offerta di servizi e di risultati di gestione.

La legge 146/1996 riprende e definisce le competenze della Regione soprattutto in ordine ai livelli essenziali di assistenza da assicurare alla popolazione regionale e da controllare nel loro raggiungimento, delle Aziende Sanitarie che assumono piena responsabilità in ordine alle decisioni necessarie per l’erogazione delle prestazioni e dei servizi.

Anche per questa esigenza viene ad essere superata la distinzione tra fondi in conto corrente, fondi finalizzati, quote in conto capitale ed altri finanziamenti trasferiti alle Aziende a favore di un bilancio economico che in modo efficace consente all’Azienda di perseguire i propri programmi utilizzando le risorse finanziarie complessive di cui dispone, nei limiti dei vincoli definiti dalla normativa nazionale e regionale. L’entità di questo trasferimento, a regime, è determinato in misura non inferiore all’80 % del Fondo Sanitario Regionale.

Per favorire l’attuazione degli interventi di competenza della Regione, la Giunta Regionale destina una quota del fondo sanitario regionale per finanziare i progetti - obiettivo e le azioni programmate, eventuali altri interventi per raggiungere obiettivi specifici tra i quali l’attività di ricerca finalizzata nell’ambito dei Presidi e le azioni volte alla correzione di eventuali squilibri territoriali.

Assume poi particolare rilievo l’adozione del sistema di budget per favorire il decentramento delle responsabilità e la valorizzazione dell’autonomia organizzativa e gestionale dei presidi ospedalieri e di ogni altra articolazione organizzativa di pari livello, anche di tipo territoriale, quali distretti sanitari di base o aree di integrazione socio-sanitaria.

La Legge disciplina altresì i contratti e le forniture, le modalità per il ricorso alla trattativa privata, gli acquisti in economia, la possibilità per le Aziende di associarsi per l’acquisto di beni e servizi e istituisce l’Osservatorio regionale sui prezzi e sulle tecnologie.

Nella programmazione nazionale si sottolinea il concetto della "salute come risorsa strategica" per lo sviluppo della collettività. Le politiche sanitarie non sono mere politiche di spesa senza ritorno, ma politiche di investimento sociale, tanto più indispensabili alla crescita economica del Paese quanto più avanzato ed europeo deve essere il suo impianto produttivo. La strategia sanitaria è finalizzata a dare piena attuazione ai valori e alle finalità del Servizio Sanitario Nazionale inteso quale sistema di garanzia della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

All’interno di questa solida linea di continuità nella "missione", il sistema sanitario italiano è da anni impegnato in un coraggioso programma di razionalizzazione organizzativa e gestionale, fondato sui principi di :

affermazione di una logica generale di programmazione basata sull’analisi del bisogno, sull’appropriatezza della domanda, sull’adeguatezza e l’integrazione dell’offerta e sulla valutazione degli effetti complessivi;

decentramento e autonomia delle strutture di gestione;

responsabilizzazione sui risultati di efficacia, efficienza e qualità;

efinizione di un nuovo rapporto con i cittadini e la comunità.

Indirizzo generale e strategico è quello di completare, consolidare e sviluppare il processo di razionalizzazione in atto, allo scopo di perseguire i seguenti obiettivi che costituiscono le sfide prioritarie per il prossimo triennio:

Confermare e garantire i livelli essenziali di assistenza;

Contrastare le patologie importanti;

Impedire l’esclusione dei soggetti deboli ed a rischio;

Garantire la qualità del servizio;

Completare la trasformazione gestionale del sistema.

In questo impianto assume un rilievo fondamentale la disponibilità di indicatori che consentono di valutare l’andamento del servizio ed i risultati prodotti.

Superare la carenza applicativa degli indicatori costituisce una priorità nell’ambito dell’obiettivo fondamentale di completamento della trasformazione gestionale del SSN, raggiungibile solo con il concorso fattivo e convinto di tutti i soggetti coinvolti.

Pertanto, nell’adozione degli obiettivi da conseguire, vanno definiti i traguardi ed i risultati attesi, sotto forma di grandezze standard di fenomeni ritenuti significativi ed il cui andamento è misurabile mediante appositi indicatori.


[...]


LE RESIDENZE SANITARIE ASSISTENZIALI


Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono strutture extraospedaliere, gestite da soggetti pubblici o privati o in forma mista, finalizzate a fornire accoglimento, prestazioni sanitarie, assistenziali e di recupero funzionale e sociale, nonché di prevenzione dell’aggravamento del danno funzionale per patologie croniche nei confronti di persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti e di soggetti disabili non autosufficienti, non assistibili a domicilio, richiedenti trattamenti continui, e che non necessitano di ricovero in strutture di tipo ospedaliero o nei centri di riabilitazione di cui all’art. 26 della legge 23.12.1978 n.833.

Le RSA, che rappresentano una nuova ed efficace risposta di assistenza sanitaria a quelle persone che versano in particolari condizioni di debolezza e bisogno, costituiscono per la loro funzione una delle strutture sanitarie in cui si realizza ed attua con maggiore evidenza l’integrazione organica dell’assistenza sociale con quella sanitaria.

La ASL è tenuta a verificare annualmente lo stato dell’assistenza prestata.

La localizzazione delle RSA sul territorio, inteso nella sua accezione più ampia e quindi non soltanto fisica, deve contemperare insieme la crescente necessità del servizio e la equa "territorializzazione" delle stesse a garanzia della continuità dei rapporti sociali e della vita di relazione che l’ospite deve poter tenere anche all’esterno della struttura.

Interventi programmatici

La Regione Abruzzo ha programmato e posto in essere la realizzazione di nuove RSA pubbliche attraverso il programma in edilizia sanitaria di cui all’art.20 della L.67/1988 in aderenza e collegamento, operativo e funzionale, con il programma di ridimensionamento dei posti letto ospedalieri.

Per quanto attiene alla tipologia di RSA destinate agli anziani, occorre considerare che la previsione nazionale è stata definita in 140.000 pp.ll. per anziani ultrasessantacinquenni valutati su una popolazione italiana specifica di 9.644.533 al 31.12.1995. Conseguentemente, sulla base della popolazione abruzzese di pari età alla medesima data (stimata nell’ordine di circa 233.315) il fabbisogno regionale di posti letto può individuarsi in circa 3.388;

Per quanto attiene alla tipologia di RSA destinate ai disabili fisici, psichici e sensoriali, gravi e gravissimi, e dementi il fabbisogno corrisponde complessivamente a circa n. 4490 posti letto pari allo 0,36% della popolazione abruzzese.

Nella considerazione che, escluse le condizioni patologiche di riabilitazione post-acuzie che trovano risposta nei reparti di riabilitazione e lungodegenza ospedaliera pubblica e privata, di cui alle specifiche tabelle relative alla rete ospedaliera, questi soggetti trovano oggi risposta alle proprie difficoltà nei centri di riabilitazione ex art.26 della legge n.833/1978 per complessivi n.531 posti letto, si ritiene che le RSA destinate ai disabili devono far fronte ad un fabbisogno complessivo, di n.3959 posti letto.

Conseguentemente, per il lungo periodo, che si spinge oltre la vigenza del presente Piano, si deve far riferimento ad una fabbisogno ottimale di pp.ll. 3.388 per anziani e 3.959 (4490-531) per disabili.

L’accesso in R.S.A. per anziani è subordinato alla valutazione della Unità di Valutazione Geriatrica (U.V.G.) Al fine di garantire la continuità assistenziale, la realizzazione efficace dei piani d’intervento programmati e l’efficienza economica del servizio, la gestione sanitaria dei pazienti in R.S.A. è affidata al medico geriatra della struttura.

Con il seguente prospetto si evidenzia il programma di realizzazione di R.S.A. pubbliche già attivate e in fase di costruzione per un complessivo numero di 1432 di posti letto.


[...]


R.S.A. PUBBLICHE ATTIVATE E PROGRAMMATE NELLA REGIONE ABRUZZO CON FONDI


Art.20 L.67/1988


TOTALE REGIONE ABRUZZO p.l. 1136


I Direttori Generali delle USL, nell’ambito dei Piani di sviluppo delle proprie Aziende, provvederanno ad elaborare proposte di attivazione di R.S.A. tenendo conto :

della domanda assistenziale specifica;

delle disponibilità finanziarie dell’Azienda;

delle strutture da riconvertire, con particolare attenzione alle IPAB che erogano prestazioni a valenza sanitaria;

della partecipazione finanziaria degli Enti Locali;

della partecipazione finanziaria di soggetti privati;

di nuove modalità di sperimentazione gestionale;

La Giunta Regionale esamina le proposte delle Aziende USL ed adotta i competenti provvedimenti.

Resta fermo quanto disposto dal comma 7° dell’art.2 del D.P.R. 14.1.1997.

Nell’arco di vigenza del presente Piano potranno essere accreditate strutture no-profit e private entro un massimo percentuale rispettivamente del 20% e del 10% del fabbisogno complessivo pari a n.7878 posti letto.

La mancata attivazione dei posti letto pubblici previsti dal presente piano costituirà elemento di valutazione negativa del Direttore Generale della USL. Fino alla determinazione degli "Ulteriori requisiti" per l’accreditamento definitivo, potranno essere provvisoriamente accreditate le RSA in possesso dei requisiti di cui alla L.R. 62/98.

Nel contesto di intervento pubblico previsto nell’arco di vigenza del presente Piano, assume particolare rilievo il progetto di realizzare una RSA a Penne, mediante un’azione sinergica della AUSL di Pescara, dell’Università di Chieti, dell’Università de’ L’Aquila, dell’IST e da un soggetto privato specializzato nel campo della riabilitazione, tesa ad assicurare contestualmente livelli di eccellenza per l’assistenza e per la ricerca nel campo degli anziani e dei disabili.

Infatti, l’invecchiamento della popolazione, con le sue ricadute di ordine assistenziale, sanitario e sociale, impone una scelta coerente e forte per garantire la salute psicofisica degli anziani.

Si ritiene, quindi, di dover promuovere su questa area di attività la creazione di un complesso che sia contemporaneamente di ricerca e di intervento clinico e possa fornire da un lato risposte specifiche ed adeguate ai pazienti e dall’altro produrre linee-guida ed indirizzi operativi alle altre strutture, nonché formare personale specializzato.

La Regione Abruzzo, consapevole di queste esigenze, intende attivare un polo di eccellenza finalizzato all’assistenza e allo studio delle problematiche dell’invecchiamento, nonché ad una attività di cure palliative rivolta ai pazienti terminali (hospice).

Su questo obiettivo si assume l’intervento programmatico coinvolgente l’AUSL di Pescara, in cui insiste la strutture di Penne, l’Università G. D’Annunzio di Chieti — Facoltà di Medicina, con particolare riferimento al Centro Studi sull’invecchiamento (CESI) ed all’Istituto di Tecnologie Avanzate Biomediche (ITAB, L’Università di L’Aquila — Facoltà di Medicina, l’Istituto Scientifico Tumori di Genova (IST) e un soggetto privato, da individuare a cura del Direttore Generale della AUSL di Pescara attraverso le procedure previste dalla vigente normativa per l’affidamento in concessione della realizzazione e/o gestione della struttura.

Nella struttura di Penne troveranno collocazione n. 60 posti letto di RSA per anziani (20 dei quali destinati ad un nucleo Residenziale Alzheimer) , n.60 posti letto di RSA per disabili, di cui n.20 posti letto destinati ad un centro per le cure palliative (hospice), con terminali di ricerca in campo biologico, epidemiologico e riabilitativo afferenti al CESI e all’ITAB. Detti posti letto saranno funzionalmente collegati ai posti letto tradizionali e di day hospital presenti nelle Unità Operative di Geriatria e Riabilitazione del Presidio Ospedaliero di Penne.

Nel CESI e nell’ITAB l’Università G.D’Annunzio collocherà strutture proprie di diagnostica, assistenza e ricerca clinica nel campo geriatrico, della alta tecnologia riabilitativa della diagnostica per immagini e funzionale, della didattica telematica e multimediale, la cui attività è collegata con la struttura di Penne al fine di garantire una più qualificata assistenza.

L’IST di Genova analogamente darà il contributo della sua lunga e qualificata esperienza nel campo dell’assistenza e ricerca sui pazienti oncologici.

L’Università di L’Aquila assicurerà sia l’assistenza medica necessaria al funzionamento per il centro medico per le cure palliative sia le necessità di emergenza per 24 ore al giorno.

Il soggetto privato deve provvedere in concessione alla ottimizzazione strutturale degli immobili di proprietà della AUSL Pescara a ciò destinati, nonché curare la gestione dei servizi sanitari, assistenziali, alberghieri e generali della Residenza. Le Università di Chieti e di L’Aquila e l’Istituto Tumori di Genova saranno impegnati nel progetto, per le finalità sopra indicate, a mezzo di atti di consulenza stipulati con l’AUSL di Pescara con oneri predeterminati a carico del soggetto privato concessionario.

L’AUSL di Pescara potrà procedere alla stipula di apposita consulenza anche con Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico qualora ritenga necessario l’apporto di detti soggetti nella R.S.A. di Penne ai fini dell’assistenza e dello studio delle problematiche dell’invecchiamento. I conseguenti oneri saranno a carico del soggetto privato concessionario.


[...]

IL PRIVATO SOCIALE E LE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO E NO PROFIT


La sanità, come l’assistenza sociale, l’educazione, la formazione professionale, rappresenta un diritto sociale condizionato, cioè esigibile dai singoli e dalle comunità quando vi sono le condizioni necessarie per renderlo operante, chiamando in gioco responsabilità diverse, non solo istituzionali.

Le Associazioni di volontariato, ed il terzo settore, che rappresenta le organizzazioni no profit in generale, le fondazioni, le cooperative sociali ed altre istituzioni sociali, sono diventati un interlocutore realistico ed in prospettiva ad alto potenziale di sviluppo soprattutto per quanto riguarda la fruizione di livelli soddisfacenti di stato sociale e per la crescita di occupazione.

Il Servizio Sanitario Regionale che già utilizza attraverso meccanismi convenzionali, ai diversi livelli assistenziali, associazioni del volontariato e organizzazioni senza fini di lucro, è interessato ad estendere queste forme di collaborazione con la consapevolezza di costituire uno stimolo importante per la crescita di questi soggetti con il duplice obiettivo di migliorare la qualità del servizio sanitario e di favorire lo sviluppo e la crescita manageriale e competitiva delle organizzazioni senza fini di lucro.

Inoltre, per i condizionamenti normativi esistenti sull’assunzione di oneri finanziari per le prestazioni sociali e assistenziali da parte delle Aziende Sanitarie Locali, le organizzazioni del volontariato senza fini di lucro possono più adeguatamente far fronte a prestazioni con un elevato mix socio - assistenziale.

Nello stesso tempo si pongono una serie di problemi sull’utilizzo di questi soggetti sia in ordine ai possibili settori di impiego, che in ordine alla natura e alle caratteristiche degli stessi soggetti.

Tutti i settori di attività del Servizio sanitario Nazionale possono giovarsi della collaborazione di associazioni del volontariato e di organizzazioni senza fini di lucro; in particolare:

i servizi di emergenza;

l’assistenza agli anziani, ai disabili, ai malati cronici;

l’assistenza domiciliare;

l’assistenza nelle RSA;

l’assistenza ed il recupero ai tossicodipendenti;

l’assistenza ospedaliera di accoglienza e di supporto al personale medico e infermieristico in organico.

I rapporti convenzionali tra le Aziende Sanitarie Locali ed i soggetti in questione devono essere instaurati sulla base di capitolati che prevedano espressamente:

tipi e volumi di attività:

caratteristiche delle stesse attività:

durata;

figure professionali impegnate nell’attività stessa;

dotazioni tecnologiche e strumentali.

L’Azienda Sanitaria Locale si impegna a verificare la natura di soggetto non lucrativo e a corrispondere l’importo economico previsto dalla convenzione attuativa dopo aver verificato l’effettuazione delle prestazioni convenute.

Le associazioni del volontariato e le organizzazioni senza fini di lucro devono dimostrare di possedere i requisiti giuridici e professionali per poter operare anche attraverso certificazione della iscrizione all’albo professionale del volontariato o attraverso la presentazione del curriculum delle attività stesse.

In ogni caso, i soggetti in questione devono adottare metodologie per la verifica di qualità delle prestazioni assicurate.


[...]




Parte Quinta


INDIRIZZI PROGRAMMATICI E PROGETTI OBIETTIVO NUOVI INDIRIZZI PROGRAMMATICI



Mentre si confermano gli indirizzi programmatici assunti con il Piano Sanitario Nazionale 1994-1996, che, peraltro, potranno essere oggetto di successivi aggiornamenti, si indicano di seguito "nuovi" indirizzi programmatici dettati dalle esigenze assistenziali emerse nel corso del 1° P.S.R.


[...]


LA TERAPIA DEL DOLORE


La terapia del dolore nel territorio abruzzese


Nel corso degli ultimi 30 anni, grazie agli apporti di molti fondamentali studiosi, la medicina ha smesso di pensare al dolore esclusivamente come sintomo ed ha precisato sempre di più che esso, in determinate condizioni, diviene una patologia per se. Questo concetto, sebbene semplice ed evidente, non era stato accettato per molte motivazioni, non ultime quelle religiose. Alla fine degli anno ’50 questo aspetto del dolore cominciò ad essere criticato, soprattutto quando si osservarono scientificamente i suoi devastanti effetti sull’organismo causati dalle reazioni neuroendocrine allo stimolo doloroso.

Da allora il cammino scientifico è stato lungo e difficile ma anche fortemente produttivo. Oggi si sa che il dolore si presenta al medico sotto 2 differenti forme. La prima (la più facile da trattare) è il dolore acuto e ne sono esempi classici il dolore postoperatorio, il dolore da parto, il dolore da ustione ecc. La seconda è il dolore cronico. Sono esempi di quest’ultimo la cefalea, la lombaggine cronica, il dolore da Herpes Zoster ecc. (dolore cronico benigno), oppure il dolore da cancro (dolore cronico maligno).

Gli studi di questi anni sono stati in grado di mettere in evidenza anche la prioritaria importanza di un trattamento precoce ed efficace di tutte le sindromi dolorose, sia acute che croniche.

Gli studi scientifici hanno altresì dimostrato quanto importante sia una buona organizzazione per ottenere i migliori risultati della terapia. Ciò ha comportato una crescita autocatalitica dell’interesse medico nei confronti del dolore ed ha fatto nascere, primo fra tutti quello della Washington University nato nella seconda metà degli anni ’70, numerosi Centri per il Trattamento del Dolore, indirizzati esclusivamente allo studio ed alla terapia delle sindromi algiche. Ormai nel 90% degli ospedali statunitensi esiste un Centro per il Trattamento del Dolore Cronico, così come nel 40% di essi esiste un gruppo di lavoro che si occupa del Trattamento del Dolore Acuto nei pazienti ricoverati.

In Italia esistono numerosi esempi di Centri per il Trattamento del Dolore, nati più per iniziativa di singoli medici interessati all’argomento che non come iniziativa organica del Sistema Sanitario Nazionale.

L’esperienza clinica maturata in questi anni e lo studio sistematico delle altre realtà nazionali ed internazionali consente, però, di affermare che è giunto il momento, anche per l’Abruzzo, di affrontare l’argomento in modo più sistematico e, quindi, meglio organizzato. Nel corso di un decennio i concetti terapeutici ed organizzativi sono evoluti verso un approccio più sistematico del problema, introducendo nuovi concetti quali lo studio della fisiopatologia delle sindromi algiche e le cure palliative dei pazienti terminali sia per il cancro che per altre patologie devastanti e non guaribili, quali l’AIDS.

Situazione nella Regione Abruzzo

In Abruzzo non esistono dati di prevalenza e/o incidenza delle sindromi algiche benigne (ciò anche perché mancano punti di osservazione dislocati sistematicamente nella regione). Esistono, invece, dati eloquenti inerenti il problema "cancro", Nel decennio 1980-89 su una mortalità totale dio 56.366, ben 14.278 sono stati i morti di cancro, Nel 1995 sono stati diagnosticati 5200 nuovi casi di neoplasie ed oltre 10.000 pazienti neoplastici sono attualmente presenti nel territorio delle AUSL abruzzesi. La letteratura internazionale ha messo in evidenza che oltre il 95% dei pazienti con cancro è affetto da dolore nelle fasi avanzate della malattia. Ciò consente di stimare il numero di pazienti che sul territorio regionale ha bisogno di un opportuno trattamento del dolore, per la sola causa "cancro", intorno alle 5000 unità. Questo solo dato, sebbene non dettagliato, sottolinea la dimensione del problema e fa comprendere quanto urgente sia l’intervento degli organi preposti alla buona gestione della salute pubblica per rendere più organico e, quindi, qualitativamente migliore l’intervento terapeutico.

Una risposta completa ed efficace al problema rende necessaria la previsione dell’istituzione, nell’ambito delle Aziende USL di Chieti e Teramo, di L’Aquila e Pescara di un Centro di Fisiopatologia e trattamento del dolore con 2 posti letto e l’ attivazione presso le Terapie post-intensive degli ospedali di Avezzano, Sulmona, Lanciano, Vasto, Penne, Popoli, Atri, Giulianova e S.Omero, di attività di terapia antalgica.


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PROGETTI OBIETTIVO NUOVI E AGGIORNATI


Si confermano i progetti-obiettivo indicati e sviluppati nel Piano Sanitario Regionale 1994-1996, con le valutazioni e gli aggiornamenti espressi nel presente Piano.

Sulla base di nuove esigenze assistenziali e per una più adeguata funzionalità gli stessi progetti-obiettivo saranno oggetto di aggiornamenti ulteriori.


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UMANIZZAZIONE DELLA SANITA’ (Nuovo)


Nell’ambito dello sviluppo organizzativo, la Regione si propone di declinare in un pensiero progettuale unico, che ha nell’orientamento al cliente la sua guida fondamentale, le scelte, le azioni, gli obiettivi utili a mantenere adeguata l’organizzazione alle linee guida di sviluppo: Realizzare risultati di eccellenza per la soddisfazione dei cittadini/utenti con il minimo uso di risorse in un sistema di compatibilità e di massime sinergie possibili e con la tensione verso il miglioramento continuo. Una visione unitaria e sistemica dell’organizzazione, l’attenzione ai segnali di cambiamento come espressione della centralità del cittadino e del contesto sociale di riferimento, la definizione di obiettivi e strategie unificanti, sono i capisaldi di una progettazione dello sviluppo organizzativo che si propone non solo la definizione di regole, ma anche un’attenzione necessaria per un reale cambiamento, alla cultura, all’etica, ad un nuovo sistema di valori.

L’azione regionale si configura come progetto obiettivo e tenderà al conseguimento dei seguenti risultati.

Rendere i servizi sanitari responsabili non più solo della singola prestazione di servizio, ma di tutto il processo assistenziale, come nel caso di pazienti particolari (i malati di cancro, terminali, disabili), o di particolari fasce di popolazione che presentano problemi specifici anche legati alla situazione socioeconomica (extracomunitari o anziani) o di "genere" esempio: supporto agli invalidi per adattare l’ambiente domestico alla situazione di handicap.

Rivedere il ruolo delle reti locali delle farmacie o dei medici per rendere l’assistenza più accessibile e più comoda e di migliore qualità, in questo caso il privato sociale viene chiamato non a sostituirsi al servizio pubblico, ma a mettersi in sinergia per ottenere un miglioramento in termini di integrità e umanizzazione dell’intervento.

Rimodulazione dell’assistenza ospedaliera, puntando sulla specializzazione e qualificazione degli ospedali, nell’ambito di una "rete" diversificata di servizi che garantisca a ciascun Cittadino gli interventi diagnostico-terapeutici al minor costo possibile:

L’ammodernamento del sistema di gestione aziendale attraverso la diffusione di una nuova cultura aziendale, l’innovazione tecnologica dei sistemi informativi, i sistemi di controllo della gestione delle risorse, la razionalizzazione dei processi produttivi;

Il consolidamento del sistema - qualità aziendale, indirizzato a nuove prospettive, quali la definizione degli standards di prodotto e l’accreditamento delle strutture sanitarie attraverso anche la creazione presso tutti i distretti degli U.R.P.-Uffici Relazione con il pubblico -, al fine di:

Semplificare il rapporto del cittadino con la Sanità pubblica, formando un punto informativo unico e definito in grado di rispondere ai suoi quesiti.

Organizzare il flusso informativo interno in maniera chiara, tale da poter tenere costantemente aggiornati gli U.R.P. ed allo stesso tempo impegnare la struttura a far funzionare i flussi informativi quindi, effettivamente, a semplificare il rapporto del cittadino con la Sanità.

Individuare le esigenze dei cittadini ed il modificarsi di queste nel tempo, per permettere un adeguamento dei servizi.

Per quanto riguarda gli standards, li possiamo dividere in tre settori corrispondenti ai tre soggetti interessati e alle rispettive attività da svolgere:

1. Riferito al complesso delle attività aziendali

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2- Riferito al Presidio Ospedaliero

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3. Riferito ai Servizi territoriali

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COMPLETAMENTO DI INTERVENTI DI INTERESSE REGIONALE


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COMITATO DI BIOETICA


E’ istituito presso l’assessorato alla Sanità il Comitato di Bioetica. Le funzioni e la composizione saranno disciplinate da apposita legge regionale.


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