REGIONE LOMBARDIA L.R. n. 1, 05-01-2000

RIORDINO DEL SISTEMA DELLE AUTONOMIE IN LOMBARDIA.

ATTUAZIONE DEL D. LGS. 31 MARZO 1998, N. 112 (CONFERIMENTO DI FUNZIONI E COMPITI AMMINISTRATIVI DELLO STATO ALLE REGIONI ED AGLI ENTI LOCALI, IN ATTUAZIONE DEL CAPO I DELLA LEGGE 15 MARZO 1997, N. 59)

BUR n. 2 del 10 gennaio 2000

Supplemento Ordinario n. 1


IL CONSIGLIO REGIONALE

ha approvato

IL COMMISSARIO DEL GOVERNO

ha apposto il visto

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

la seguente legge regionale


ARTICOLO 1

Testo modificato da:

L.R. Lombardia n. 6 del 2001 Art. 1

L.R. Lombardia n. 26 del 2001 Art. 5


(Disposizioni comuni)

1. In attuazione dell'art. 4 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), la presente legge individua le funzioni trasferite o delegate agli enti locali ed alle autonomie funzionali e quelle mantenute in capo alla Regione, attinenti alle materie di cui al d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e, in particolare, ai seguenti ambiti:

a) sviluppo economico ed attività produttive;

b) territorio, ambiente ed infrastrutture;

c) servizi alla persona e alla comunità;

d) polizia amministrativa.


2. Il conferimento delle funzioni di cui al comma 1 avviene in applicazione dei seguenti principi:

a) sussidiarietà, per cui tutte le funzioni regionali che non attengono ad esigenze unitarie per la collettività ed il territorio regionale sono conferite ai comuni, alle province ed alle comunità montane secondo le rispettive dimensioni territoriali, associative ed organizzative;

b) completezza , omogeneità ed unicità della responsabilità amministrativa, in modo da assicurare ai singoli enti l'unitaria responsabilità di servizi o attività amministrative omogenee ed un'effettiva autonomia di organizzazione e di svolgimento;

c) efficienza ed economicità, in modo da assicurare un adeguato esercizio delle funzioni anche attraverso la differenziazione dei conferimenti, in considerazione delle diverse caratteristiche e dimensioni degli enti riceventi ed in relazione all'idoneità organizzativa dell'amministrazione ricevente a garantire, anche in forma associata con altri enti, l'esercizio delle funzioni;

d) autonomia organizzativa e regolamentare e di responsabilità degli enti locali nell'esercizio delle funzioni loro conferite;

e) cooperazione attraverso strumenti e procedure di raccordo e concertazione tra la Regione e gli enti locali.


3. Salvo diversa ed espressa disposizione della presente legge e nel rispetto dell'autonomia organizzativa degli enti locali, il trasferimento ovvero la delega di funzioni comprendono anche l'organizzazione, le dotazioni finanziarie e di personale, nonché le attività strumentali necessarie all'esercizio delle funzioni stesse, secondo i principi fissati dalla normativa regionale.


4. Nelle materie oggetto della presente legge la Regione mantiene le funzioni di programmazione e coordinamento e, in quelle conferite agli enti locali, anche le funzioni di vigilanza e controllo.


5. Annualmente, il documento di programmazione economico - finanziaria regionale individua le priorità delle politiche d'intervento della Regione per la predisposizione e l'aggiornamento dei piani e dei programmi concernenti anche le materie oggetto di trasferimento o delega.


6. La Regione può avvalersi, per l'attuazione delle politiche di rilevanza strategica che richiedono l'intervento congiunto dello Stato, degli enti locali, delle autonomie funzionali, nonché di soggetti privati, degli strumenti di programmazione negoziata di cui alla legislazione vigente ed, in particolare, di quelli di cui all'art. 2, comma 203 e seguenti, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica).


7. Al fine di dare piena attuazione al conferimento di funzioni e compiti alle regioni e agli enti locali operato dal d.lgs. 112/1998, con particolare riferimento al titolo II, nonché per creare e favorire condizioni funzionali alla crescita economica ed occupazionale, la Regione definisce le modalità di raccordo della programmazione regionale con gli strumenti di programmazione negoziata previsti dalla legislazione vigente e relative disposizioni attuative, in conformità ai modelli di programmazione comunitaria.


8. La Giunta regionale disciplina le modalità tecnico-operative per l'attivazione degli strumenti di programmazione negoziata, per la individuazione del contenuto degli accordi oggetto di sottoscrizione, nonché per la valutazione dei progetti di intervento e per la formalizzazione degli obblighi da essa derivanti. Tali modalità devono comunque garantire:

a) uno stretto raccordo con la programmazione regionale espressa dal programma regionale di sviluppo e suoi aggiornamenti annuali a livello di obiettivi sia settoriali che territoriali;

b) l'unicità di responsabilità per progetti che si caratterizzano per l'approccio integrato e la concertazione tra soggetti molteplici;

c) l'azione coordinata tra enti locali, Regione e amministrazione centrale, volta all'armonizzazione, alla chiarezza e alla semplificazione delle procedure;

d) la disponibilità di strumenti di assistenza, consulenza e accompagnamento, in particolare nella fase di progettazione degli interventi;

e) il raccordo dei singoli interventi con gli obiettivi di programmazione regionale in materia di conservazione della natura e di tutela e risanamento del suolo, delle acque, dell'aria.


9. Per lo svolgimento delle funzioni e delle attività mantenute in capo alla Regione ovvero conferite con la presente legge agli enti locali ed alle autonomie funzionali, la Regione riconosce e valorizza, per le materie di propria competenza, il ruolo dell'autonomia dei privati esercitata anche attraverso le formazioni sociali e le loro forme associative.

10. In attuazione del principio di sussidiarietà, la Regione, le province, i comuni, le comunità montane e le autonomie funzionali svolgono e coordinano l'attuazione delle attività e dei servizi di propria competenza promuovendo e valorizzando l'apporto delle formazioni sociali e dei soggetti privati, con particolare riferimento alle strutture rappresentative della società civile e agli organismi senza finalità di lucro.


11. La Regione, gli enti locali e le autonomie funzionali cui sono trasferiti o delegati nuovi compiti possono individuare soggetti cui affidare, a seguito di valutazioni che ne rilevino l'opportunità in termini economici e tecnici, e previa individuazione dei livelli minimi di qualità, la gestione delle funzioni e dei compiti di propria competenza ai sensi di quanto previsto ai commi 9 e 10. Non possono essere affidati a soggetti terzi funzioni e compiti che richiedono, per loro natura, l'esercizio esclusivo da parte della Regione e degli enti locali.


12. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, il Consiglio regionale, acquisito il parere della conferenza di cui al comma 16, individua:

a) i servizi e le attività che possono essere oggetto di affidamento a terzi;

b) i soggetti cui possono essere affidati i servizi e le attività;

c) le modalità di affidamento, salva restando l'osservanza della normativa statale di settore;

d) i termini massimi per l'espletamento di servizi ed attività affidati;

e) le modalità di controllo e vigilanza sui servizi ed attività affidati;

f) le forme di tutela delle amministrazioni pubbliche.


13. Per agevolare lo svolgimento delle funzioni di rispettiva competenza, la Regione promuove la cooperazione tra gli enti locali e tra questi e la Regione stessa, nel rispetto delle autonomie costituzionalmente garantite.


14. Un'apposita sezione del rapporto annuale di gestione di cui all'art. 77 bis della l.r. 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della regione) è dedicata al monitoraggio e allo stato di attuazione dei piani e dei programmi delle materie oggetto della presente legge. La redazione della suddetta sezione è effettuata anche sulla base dei dati forniti dall'osservatorio di cui al comma 44.


15. Con riferimento alle funzioni conferite agli enti locali, in caso di accertata, persistente inattività, il Presidente della Giunta regionale, su proposta dell'assessore competente per materia, assegna all'ente inadempiente un congruo termine, comunque non superiore a sei mesi, per provvedere. Trascorso inutilmente tale termine, la Giunta regionale, sentito l'ente inadempiente, dispone specifici interventi sostitutivi ovvero nomina un commissario ad acta.


16. E' istituita la conferenza regionale delle autonomie quale sede permanente di partecipazione degli enti locali della comunità lombarda alla definizione delle politiche regionali in attuazione dell'art. 3 della legge 8 giugno 1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali), concernenti i trasferimenti e le deleghe disposti dalla Regione in attuazione della legge 59/1997. La conferenza concorre alla definizione dei rapporti tra Regione ed autonomie locali e funzionali e promuove lo sviluppo delle forme collaborative tra i medesimi soggetti.


17. Della conferenza fanno parte:

a) i sindaci dei comuni capoluogo di provincia;

b) i presidenti delle province della Lombardia;

c) otto sindaci di comuni con popolazione superiore a quindicimila abitanti;

d) dodici sindaci di comuni con popolazione inferiore a quindicimila abitanti;

e) quattro presidenti di comunità montane;

f) i presidenti dell'Associazione regionale comuni lombardi (ANCI Lombardia), dell'Unione province lombarde (UPL), della delegazione regionale dell'Unione nazionale comuni comunità ed enti montani (UNCEM);

g) il presidente dell'unione regionale delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura;

h) i presidenti delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA);

i) tre rettori delle università lombarde designati dalla conferenza dei rettori;

j) tre rappresentanti delle autonomie scolastiche tra cui il sovraintendente regionale alla pubblica istruzione.


18. Ai fini dell'applicazione della presente legge, si considera la popolazione risultante dall'ultimo censimento.


19. La conferenza, nelle sue componenti di cui al comma 17, lettere a), b), c), d), e) ed f), esprime parere obbligatorio ai competenti organi della Regione in merito a:

a) modifiche dello Statuto regionale;

b) bilancio di previsione e legge finanziaria regionale;

c) progetti di legge in materia di ordinamento e di funzioni in materia territoriale;

d) progetti di legge in materia di ripartizione delle risorse e dei trasferimenti regionali;

e) proposte riguardanti intese istituzionali di programma e accordi di programma quadro tra Regione e Governo.


20. La conferenza, nell'ambito delle finalità e delle funzioni di cui al comma 1, esprime inoltre parere sulle politiche regionali di programmazione e sviluppo economico e sui provvedimenti regionali di trasferimento e delega disposti con legge 59/1997, ed in particolare:

a) formula proposte ed esprime pareri relativamente ai progetti di legge integrativi ovvero modificativi della presente legge;

b) esprime pareri sulle proposte di deliberazione della Giunta regionale di cui al presente articolo;

c) esprime parere sul documento di programmazione economico-finanziaria regionale (DPEFR) adottato dalla Giunta;

d) formula proposte per gli accordi di programma tra la Regione e le autonomie locali e funzionali, in attuazione del principio di collaborazione, al fine di perseguire gli obiettivi strategici individuati dai piani e dai programmi regionali di settore e di coordinare l'esercizio delle attività di comune interesse dei soggetti istituzionali;

e) è la sede in cui la Regione promuove l'accordo sugli ambiti territoriali e sui livelli ottimali di esercizio delle funzioni trasferite o delegate ai comuni di minore dimensione demografica.


21. In sede di prima applicazione dei commi da 16 a 30, i componenti di cui al comma 17, lettere c), d) ed e) sono eletti dalle corrispondenti assemblee, convocate dall'ANCI e dall'UNCEM, di cui fanno parte, rispettivamente, tutti i sindaci ed i presidenti di comunità montana in carica. Ogni avente diritto al voto può esprimere una sola preferenza. La graduatoria dei candidati non eletti è utilizzata nei casi in cui, ai sensi del comma 22, è necessario provvedere alla sostituzione dei componenti. I rappresentanti di cui al comma 17, lettera i), sono eletti dalla conferenza regionale dei

rettori con votazione a preferenza unica.

22. Le funzioni di componente della conferenza regionale delle autonomie locali e funzionali non sono delegabili, fatta eccezione per i componenti previsti dal comma 17, lettere f) e g). I componenti della conferenza decadono dalla carica al termine del rispettivo mandato elettorale ovvero in caso di cessazione anticipata del medesimo per una delle cause previste dalla vigente normativa. Per i componenti di cui al comma 17, lettere c), d) ed e), ANCI ed UNCEM comunicano i nominativi dei sostituti dei componenti decaduti, individuati ai sensi del comma 21, entro trenta giorni dall'avvenuta vacanza. Entro i successivi quindici giorni, il Presidente della Giunta regionale o l'assessore competente in materia di enti locali, se delegato, provvede all'integrazione della conferenza con proprio decreto.


23. Il presidente della conferenza, prescelto tra i soggetti di cui al comma 17, lettere a), b), c), d) ed e), è eletto, a maggioranza assoluta, dai componenti di cui al comma 17 nella seduta d'insediamento; qualora non sia raggiunta la maggioranza assoluta nella prima votazione, si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti; risulta eletto colui che ha conseguito il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è ammesso al ballottaggio o, rispettivamente, risulta eletto il più anziano d'età.


24. Alle sedute della conferenza partecipano senza diritto di voto il Presidente della Giunta regionale, il vicepresidente e l'assessore regionale competente in materia di enti locali, nonché tutti gli assessori regionali competenti nelle materie all'ordine del giorno della seduta della conferenza. Alle sedute per la trattazione degli argomenti di cui al comma 19 partecipano, senza diritto di voto, anche i consiglieri regionali relatori nelle commissioni consiliari dei provvedimenti all'ordine del giorno della seduta della conferenza.


25. La conferenza è costituita all'inizio di ciascuna legislatura regionale con decreto del Presidente della Giunta regionale o dell'assessore competente in materia di enti locali, se delegato, entro sessanta giorni dall'insediamento del Consiglio regionale. A tal fine ANCI ed UNCEM provvedono a segnalare i nominativi dei componenti di cui al comma 17, lettere c), d) ed e), entro quarantacinque giorni dalla data d'insediamento del Consiglio regionale. La seduta d'insediamento della conferenza è convocata entro dieci giorni dalla data della sua costituzione ed è presieduta dal Presidente della Giunta regionale o dall'assessore competente in materia di enti locali, se delegato. In fase di prima applicazione, i termini di cui al presente comma decorrono dalla data di entrata in vigore della presente legge.


26. I pareri di cui ai commi 19, esclusa la lett. b), e 20 sono espressi dalla conferenza, entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, fatto salvo quanto previsto al comma 30 per il DPEFR.

Qualora la conferenza rappresenti, motivandole, esigenze istruttorie, il termine è interrotto per una sola volta e il parere deve essere reso definitivamente entro trenta giorni dall'acquisizione degli elementi istruttori. Il parere sugli atti di cui al comma 19, lett. b), è reso direttamente dalla conferenza alla commissione consiliare competente in materia di programmazione e bilancio entro venti giorni dal ricevimento della richiesta e comunque non oltre il termine di cui al comma 28. In caso di decorrenza dei predetti termini senza che la conferenza abbia espresso parere, l'organo regionale competente procede indipendentemente dall'acquisizione dello stesso. Degli adempimenti di cui al presente comma è data notizia nelle premesse degli atti deliberativi della Giunta regionale.


27. La conferenza ha sede presso la Giunta regionale ed è convocata, salvo quanto previsto dal comma 25, dal proprio presidente; è in ogni caso convocata qualora ne faccia richiesta almeno un terzo dei componenti con diritto di voto. Le sedute della conferenza sono valide con la presenza della maggioranza dei componenti; le deliberazioni sono assunte a maggioranza dei componenti presenti. Le modalità di designazione dei componenti di cui al comma 17, lettere c), d) ed e), le modalità di convocazione e svolgimento delle sedute, le procedure di funzionamento e l'organizzazione dei lavori della conferenza sono disciplinate con regolamento interno approvato dalla conferenza stessa.


28. I lavori per la trattazione degli argomenti di cui al comma 19 sono organizzati, d'intesa con l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, in almeno due sessioni nel corso dell'anno. Una di tali sessioni, da tenersi entro il 30 novembre, è dedicata all'esame del bilancio di previsione e della legge finanziaria regionale.


29. La struttura regionale competente in materia di enti locali e l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale assicurano alla conferenza il supporto di segreteria, anche avvalendosi, previa intesa con gli enti locali interessati, di personale distaccato dagli enti locali medesimi. Il personale della segreteria opera alle dipendenze funzionali del presidente della conferenza.


30. Dalla data di insediamento della conferenza sono abrogate la l.r. 29 aprile 1988, n. 20 (Istituzione del comitato di intesa Regione-enti locali) e la l.r. 21 dicembre 1995, n. 50 (Modificazioni alla l.r. 29 aprile 1988, n. 20 “Istituzione del comitato di intesa Regione-enti locali”). A far tempo dalla medesima data, il comma 2 dell'art. 9-bis della l.r. 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione), come da ultimo sostituito dall'art.2, comma 1, lettera b) della l.r. 16 ottobre 1998, n. 20 (Modifiche di leggi regionali), è così ulteriormente sostituito:

“2. Il documento di cui al comma 1 è inviato entro il 15 luglio alla conferenza regionale delle autonomie locali e funzionali, istituita con legge regionale, che esprime il proprio parere entro e non oltre il 31 luglio.”


31. Il controllo di legittimità sugli atti degli enti locali della Lombardia, compresi quelli derivanti dalla delega di funzioni, ai sensi dell'art. 130 della Costituzione e dell'art. 41 della legge 142/1990, è esercitato dall'organo regionale di controllo in conformità alla disciplina di cui alla legge 127/1997 “Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo”.


32. La Regione Lombardia, in applicazione dell'art. 17, comma 35, della legge 127/1997, espleta, nell'ambito dell'attività di ogni sezione dell'organo regionale di controllo, funzioni di consulenza, delle quali gli enti controllati possono avvalersi, al fine di ottenere preventivi elementi valutativi in ordine all'adozione di atti o provvedimenti di particolare complessità o che attengano ad aspetti nuovi dell'attività deliberativa.


33. La Giunta regionale, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità di assolvimento delle funzioni di consulenza di cui al comma 32.


34. E' affidata all'Istituto regionale lombardo di formazione per l'amministrazione pubblica (IReF) la funzione di scuola per la formazione e la specializzazione dei dirigenti e del personale della pubblica amministrazione regionale e locale, ai sensi e nell'ambito di quanto previsto dalla l.r. 17 ottobre 1997, n. 39 (Nuovo ordinamento dell'Istituto Regionale Lombardo per la Formazione del Personale della pubblica amministrazione - IReF). Tale attività di formazione e di specializzazione può essere estesa agli amministratori pubblici, anche d'intesa con l'ANCI Lombardia, l'UPL e la delegazione lombarda dell'UNCEM.


35. Relativamente alla funzione di cui al comma 34, l'IReF svolge compiti di:

a) progettazione e realizzazione di interventi formativi, ai sensi di quanto previsto dall'art. 141 del d.lgs. 112/1998;

b) rilascio di attestati abilitativi o di qualifica professionale, di diplomi di qualifica superiore o di crediti formativi;

c) realizzazione di procedure concorsuali unificate, su richiesta e a totale carico delle amministrazioni pubbliche interessate; alle relative graduatorie possono far riferimento, nei diciotto mesi successivi all'approvazione delle medesime, tutte le amministrazioni regionali e locali che abbiano previamente comunicato i loro fabbisogni;

d) valutazione, verifica e certificazione della rispondenza degli interventi formativi agli standard individuati, secondo le modalità e ai sensi dell'art. 142, comma 1, lettera c), del d.lgs. 112/1998 e delle normative regionali;

e) promozione ed elaborazione di studi e ricerche utili per una migliore identificazione dei fabbisogni formativi e di specializzazione professionale degli amministratori pubblici, dei dirigenti e del personale della pubblica amministrazione;

f) sviluppo di relazioni sistematiche di interscambio di informazioni e di esperienze con le università e le istituzioni di formazione, pubbliche e private, italiane e straniere, per favorire l'armonizzazione degli indirizzi degli interventi formativi ed elevarne il livello qualitativo.


36. Può altresì essere affidato all'IReF lo svolgimento dei compiti di cui al comma 34 a favore del personale:

a) delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle IPAB e delle cooperative sociali;

b) delle comunità religiose che abbiano stipulato un'intesa con la Repubblica italiana.


37. Le attività di cui al comma 36 devono riguardare esclusivamente gli interventi di formazione tecnica e aggiornamento degli addetti ai servizi socialmente utili e l'addestramento giuridico-amministrativo per gli addetti al rapporto con le amministrazioni pubbliche.

38. L' IReF provvede nei limiti delle proprie risorse allo svolgimento delle attività e degli interventi di cui ai commi 36 e 37.


39. In relazione alla necessità di assicurare la conoscenza delle risorse a disposizione per l'effettuazione delle spese di investimento, di quelle correnti operative e di quelle di funzionamento, le province, i comuni, le comunità montane, i loro rispettivi consorzi, gli altri enti locali, contemplati dalla presente legge sia in quanto destinatari di funzioni trasferite o delegate, sia in quanto coinvolti nella sua attuazione, fanno riferimento nella predisposizione dei rispettivi bilanci alle previsioni di spesa contenute nel bilancio pluriennale regionale.


40. Al finanziamento delle funzioni mantenute in capo alla Regione, nonché alla determinazione dei fondi da trasferire ai soggetti di cui al comma 39, si provvede annualmente con la legge di approvazione del bilancio dei singoli esercizi finanziari sulla base delle previsioni contenute nei piani regionali di settore e delle priorità individuate con il documento di programmazione economico-finanziario regionale, tenuto conto dei trasferimenti finanziari di cui all'art. 7, comma 1, della legge 59/1997 e agli articoli 7 e 61 del d.lgs. 112/1998, distinguendo in appositi capitoli le risorse a seconda che si tratti di funzioni trasferite o delegate. Tali risorse sono costituite dai trasferimenti finanziari suddetti, nonché da risorse relative alle funzioni amministrative già svolte dalla Regione e sono trasferite gradualmente dalla Giunta regionale.


41. Alle spese derivanti da attività di comitati, conferenze, commissioni, consulte e strutture comunque denominate, costituite o da costituirsi ai sensi della presente legge, si provvede con le risorse previste nei bilanci dei singoli esercizi finanziari.


42. I beni immobili e i diritti reali parziari, necessari per l'esercizio delle funzioni trasferite o delegate, sono ceduti all'ente destinatario delle funzioni conferite, secondo i termini dell'accordo col medesimo concluso. Nelle more dell'adozione dell'atto di cessione, i soggetti destinatari detengono l'immobile a titolo di comodato.


43. I beni mobili e strumentali, necessari per l'esercizio delle funzioni trasferite o delegate, sono ceduti all'ente destinatario delle funzioni conferite, secondo i termini dell'accordo col medesimo concluso. All'atto della consegna viene redatto apposito verbale anche a fini inventariali.


44. La Giunta regionale istituisce l'osservatorio regionale sulla riforma amministrativa e sul federalismo, avente il compito di monitorare i cambiamenti introdotti dalla legislazione statale e regionale, le fasi di attuazione della riforma e la sua concreta realizzazione nel sistema delle autonomie.


45. L'attività dell'osservatorio è assicurata da una struttura scientifica ed operativa, la cui costituzione e il cui funzionamento sono definiti nell'ambito delle convenzioni stipulate dalla Giunta regionale ai sensi dell'art. 2, comma 14, della l.r. 23 gennaio 1999, n. 2 (Misure per la programmazione regionale, la razionalizzazione della spesa e a favore dello sviluppo regionale e interventi istituzionali e programmatici con rilievo finanziario).


46. La Regione riconosce nell'Istituto regionale di ricerca della Lombardia (IReR) lo strumento di supporto conoscitivo per la programmazione regionale e degli enti locali, anche in riferimento alle politiche comunitarie. Tale supporto consiste:

a) per la fase della programmazione, in studi, ricerche, scenari, analisi preliminari, costruzione di indicatori;

b) per la fase del monitoraggio, nella costruzione degli indicatori di efficacia ed efficienza, nonché nella interpretazione dei dati di monitoraggio anche nella loro visione sistemica;

c) per la fase di valutazione, nella realizzazione di indagini sugli effetti delle politiche.


47. La Regione, gli enti locali e le autonomie funzionali garantiscono all'IReR l'accesso ai dati di monitoraggio nel rispetto della normativa vigente relativa al trattamento dei dati. E' compito dell'IReR valorizzare e coordinare l'apporto delle università e degli enti di ricerca presenti sul territorio lombardo, per quanto concerne le finalità e le attività di cui al comma 46 ed al presente comma.


48. La Regione promuove lo sviluppo e la realizzazione del sistema informativo della pubblica amministrazione locale e della rete unitaria della pubblica amministrazione regionale (RUPAR), garantisce la connessione con la rete unitaria della pubblica amministrazione (RUPA) e favorisce altresì l'interscambio dei dati e delle informazioni tra le amministrazioni statali, la Regione e gli enti locali, valorizzando le reti informative locali esistenti e assicurando la compatibilità con gli standard definiti dall'Autorità per l'informatica della pubblica amministrazione (AIPA).


49. Per realizzare quanto previsto dal comma 48, la Regione può avvalersi delle province, dei comuni e degli altri enti territoriali, in particolare valorizzando le iniziative delle province finalizzate allo scambio delle informazioni sul territorio di propria competenza, in coerenza con quanto previsto dai commi da 44 a 48 e nel rispetto della legge 31 dicembre 1996, n. 675 (Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali).


50. Con il sistema informativo regionale (SIR) e attraverso le attività dell'osservatorio di cui al comma 44, la Regione assicura la diffusione delle conoscenze e delle informazioni concernenti le funzioni della pubblica amministrazione in Lombardia ed in particolare quelle trasferite o delegate ai sensi della presente legge, anche al fine di consentire la valutazione delle attività di competenza dei soggetti titolari delle funzioni stesse.


51. Nella realizzazione del SIR, la Giunta regionale definisce l'architettura, le applicazioni, le modalità di sviluppo e di gestione dei sottosistemi informativi nell'ambito dell'area economica e delle attività produttive, della scuola e del sistema formativo integrato, del territorio, dell'ambiente e delle infrastrutture e dei servizi alla persona e alla comunità.


52. La Regione garantisce a tutti gli enti locali l'accesso alle sue banche dati e la divulgazione delle informazioni disponibili, promuovendone anche la costituzione e l'implementazione nel rispetto della normativa in materia di sicurezza dei dati e di tutela della loro riservatezza. Le norme tecniche e i criteri di sicurezza per l'accesso ai dati e alle informazioni sono stabiliti dalla Regione d'intesa con l'AIPA.


[...]

ARTICOLO 4

(Servizi alla persona e alla comunità. Polizia amministrativa regionale e locale)

1. La materia dei servizi alla persona e alla comunità comprende tutte le funzioni ed i compiti in tema di “tutela della salute”, “servizi sociali”, “istruzione scolastica”, “formazione professionale”, “beni e attività culturali”.


2. La Regione esercita tutte le funzioni e i compiti amministrativi in tema di salute umana e di sanità veterinaria, salvo quelli espressamente mantenuti allo Stato, e cura, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, gli aspetti concernenti l'organizzazione sanitaria

ospedaliera e territoriale.


3. In particolare, la Regione esercita tutte le funzioni e i compiti amministrativi concernenti:

a) l'approvazione dei piani e programmi di settore non aventi rilievo e applicazione nazionale;

b) l'adozione dei provvedimenti puntuali e l'erogazione delle prestazioni;

c) la verifica della conformità alla normativa nazionale e comunitaria di attività, strutture, impianti, laboratori, officine di produzione, apparecchi, modalità di lavorazione, sostanze e prodotti, ai fini del controllo preventivo, salvo quanto previsto all'art. 115, comma 2, lettera c), del d.lgs. 112/1998, nonchè la vigilanza successiva, ivi compresa la verifica dell'applicazione della buona pratica di laboratorio;

d) le verifiche di conformità sull'applicazione dei provvedimenti di cui all'art. 119, comma 1, lettera d), del d.lgs. 112/1998.


4. La Giunta regionale verifica la coerenza dei piani strategici triennali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere con gli indirizzi della programmazione regionale.


5. Si definiscono servizi sociali le attività previste dall'art. 128 del d.lgs. 112/1998 comprese quelle che integrano tra loro prestazioni socio-assistenziali, prestazioni socio-assistenziali di rilievo sanitario e prestazioni sanitarie nelle aree delle attività consultoriali in ambito materno-infantile e dell'età evolutiva, della tossicodipendenza e dell'alcooldipendenza, dell'assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti, della salute mentale in riferimento alle attività di reinserimento.


6. Appartengono altresì ai servizi sociali le attività e gli interventi che concorrono al perseguimento dell'obiettivo di rimuovere gli ostacoli alla piena fruizione dei diritti riconosciuti agli stranieri nel territorio dello Stato.


7. E' obiettivo dei servizi sociali prevenire, rimuovere ovvero ridurre gli effetti delle situazioni di disagio derivanti da condizioni economiche, psico-fisiche o sociali della persona e del suo nucleo di appartenenza, che determinino fenomeni di emarginazione di questi dagli ambienti di vita, di studio o di lavoro, e contribuire, inoltre, a promuovere e tutelare la salute.


8. Gli interventi disciplinati dalla presente legge e dalla programmazione regionale sono realizzati attraverso una rete integrata di servizi finalizzati alla tutela e alla promozione del benessere psico-fisico ed al reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti in difficoltà, allo sviluppo dei rapporti individuali e familiari e delle collettività sociali intermedie, alla promozione di iniziative di volontariato ed associazionismo.


9. La programmazione, la realizzazione e la gestione della rete dei servizi sociali è affidata agli enti locali ed alla Regione nell'osservanza dei principi indicati nell'art.1, commi dall'1 al 15.


10. Al fine di favorire l'integrazione degli stranieri e la valorizzazione della loro presenza nella società i servizi sociali predispongono collegamenti tra:

a) la rete delle infrastrutture di accoglienza immediata e temporanea;

b) gli inserimenti nel mercato del lavoro territoriale;

c) le attività di integrazione rivolte agli stranieri: formazione, mediazione culturale, assistenza sanitaria, socio-sanitaria e sociale;

d) le soluzioni abitative stabili sia attraverso la concessione di contributi per la ristrutturazione di alloggi di proprietà degli stranieri, sia attraverso l'accesso in condizioni di parità agli alloggi di edilizia popolare;

e) le iniziative volte a garantire nel paese e nella pubblica amministrazione un approccio interculturale.


11. Alla progettazione, alla realizzazione e all'offerta dei servizi in risposta ai bisogni dei singoli e delle famiglie provvedono, in applicazione del principio di sussidiarietà di cui all'art. 1, comma 10, soggetti pubblici e privati, organismi di utilità sociale non lucrativi, organismi di cooperazione, associazioni di volontariato, comprese quelle delle famiglie, fondazioni, cooperative sociali.


12. I servizi sociali si informano ai seguenti principi, indirizzi e criteri:

a) assicurare la fruibilità delle strutture, dei servizi e delle prestazioni, secondo modalità che garantiscano la libertà e la dignità della persona, nel rispetto della specificità dei bisogni e del diritto di libera scelta dell'utente, prestando particolare riguardo alle esigenze delle aree di emarginazione;

b) promuovere la protezione e la tutela dei soggetti incapaci di provvedere a se stessi, quando manchino, o di fatto non provvedano, coloro cui la legge attribuisce tale compito;

c) garantire agli utenti l'informazione e la partecipazione alla definizione delle modalità di gestione e di erogazione delle prestazioni, nelle forme stabilite dalla programmazione regionale;

d) valorizzare la famiglia quale nucleo fondamentale della società e quale risorsa primaria per una piena tutela dell'individuo, nonché promuovere forme di intervento e sostegno dei nuclei familiari in stato di bisogno;

e) sviluppare l'integrazione dei servizi sociali e sanitari individuando nel distretto il livello territoriale adeguato per il coordinamento e la gestione delle relative attività;

f) promuovere, a livello programmatorio e di erogazione dei servizi, il concorso più ampio dei soggetti di cui al comma 11;

g) perseguire una più elevata efficacia e produttività dei servizi migliorando la qualità e razionalizzando l'uso delle risorse.


13. I residenti nei comuni della Lombardia, siano essi cittadini dell'Unione europea o stranieri, sono destinatari delle prestazioni erogate dal sistema regionale dei servizi sociali, alle condizioni e sulla base dei requisiti e delle priorità stabilite dalla legislazione vigente e dalla programmazione regionale.


14. Le prestazioni sono assicurate altresì ai soggetti temporaneamente presenti nel territorio regionale, siano essi cittadini dell'Unione europea o stranieri, allorché si trovino in condizioni di difficoltà o in situazioni di bisogno tali da esigere interventi non differibili, ferma restando la possibilità di rivalsa sugli obbligati per la copertura dei costi non direttamente sostenuti dall'utente. Resta comunque salvo quanto previsto dalla legge 6 marzo 1998, n. 40 (Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero).


15. Ai soggetti di cui al comma 14 è garantita la tutela della maternità responsabile e della gravidanza, nonché la tutela della salute del minore.


16. Gli utenti del sistema regionale dei servizi sociali hanno diritto:

a) a ricevere informazioni corrette e complete sulle disponibilità e sulle caratteristiche dell'offerta dei servizi a livello territoriale, sui requisiti e sulle modalità per l'accesso, sulle tariffe praticate e sulle priorità nell'erogazione dei servizi, fermo restando il rispetto della propria libera scelta;

b) ad esprimere il proprio informato consenso sulle prestazioni rese, fatta salva diversa previsione legislativa;

c) alla riservatezza ed al segreto professionale da parte degli operatori dei servizi, anche per quanto riguarda l'utilizzo dei dati personali a fini statistici ed epidemiologici.


17. I regolamenti degli enti disciplinano la possibilità di accesso alle strutture per quanto riguarda le visite agli ospiti.


18. I diritti di partecipazione dei cittadini di cui all'art. 11 della l.r. 11 luglio 1997, n. 31 (Norme per il riordino del servizio sanitario regionale e sua integrazione con le attività dei servizi sociali) si estendono a tutti i servizi che costituiscono il sistema regionale dei servizi sociali.


19. La Regione conformandosi ai principi dell'ordinamento della Repubblica e della Unione europea determina i criteri per la programmazione del sistema dei servizi sociali.


20. Compete in particolare alla Regione:

a) definire il riparto delle risorse del fondo sociale regionale, sia per la gestione corrente sia per gli investimenti;

b) definire il riparto delle risorse del fondo sanitario regionale destinate alla copertura della spesa sanitaria dei servizi sociali ad integrazione sanitaria;

c) definire il riparto del fondo regionale per l'immigrazione;

d) definire i programmi pluriennali e annuali delle attività concernenti l'immigrazione finalizzati sia all'effettiva attuazione della legislazione nazionale e regionale in conformità alle modalità e ai criteri in essa indicate, sia alle indicazioni delle iniziative prioritarie finanziabili con le risorse del fondo nazionale e realizzabili con il concorso degli enti locali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e del privato sociale non profit;

e) definire i criteri per l'eventuale emissione, da parte dei comuni, dei buoni servizio, con i quali i cittadini possono accedere direttamente ed elettivamente alle prestazioni del sistema regionale dei servizi sociali nell'ambito di un percorso assistenziale atto a favorire l'integrazione dei soggetti beneficiari;

f) attivare, in collaborazione con gli enti locali e le rispettive associazioni, le associazioni degli utenti e del volontariato sociale, osservatori territoriali, di norma provinciali, per la migliore conoscenza e capacità di prevenzione e di intervento sui fenomeni che necessitano di protezione sociale, e per la valutazione a livello regionale dei processi di integrazione e dei loro risultati;

g) promuovere, anche attraverso l'istituzione di appositi organismi, le forme più idonee di partecipazione e coinvolgimento dei soggetti delle politiche sociali;

h) stabilire i requisiti delle strutture erogatrici dei servizi, ai fini dell'autorizzazione al funzionamento, tenendo fermi gli standard essenziali determinati a livello nazionale;

i) determinare le condizioni e le modalità di accreditamento o convenzionamento delle strutture erogatrici dei servizi, tenendo fermi gli standard organizzativi determinati a livello nazionale, e provvedere all'accreditamento dei servizi sociali ad integrazione sanitaria;

j) indirizzare e coordinare il sistema informativo regionale ed attuare forme di controllo e di valutazione della qualità dei servizi, anche avvalendosi di agenzie specializzate;

k) promuovere iniziative sperimentali ed innovative, studi e ricerche finalizzate e indagini conoscitive sul sistema regionale dei servizi sociali;

l) promuovere e indirizzare gli interventi di qualificazione professionale e di aggiornamento del personale operante nei servizi sociali, ivi compresi quelli ad integrazione sanitaria;

m) disciplinare il dipartimento per le attività socio-sanitarie integrate (ASSI) delle aziende sanitarie locali (ASL) ed emanare direttive per la stipula di convenzioni che regolino i rapporti tra ASL, comuni e province, nonché i rapporti tra ASL e Aziende ospedaliere, per l'erogazione delle prestazioni specialistiche al sistema dei servizi;

n) favorire, anche attraverso l'erogazione delle risorse, l'esercizio associato delle funzioni dei comuni di minore dimensione;

o) determinare gli indirizzi per la concessione dei nuovi trattamenti economici agli invalidi civili ai sensi dell'art. 130 del d.lgs. 112/1998;

p) tenere il registro regionale delle organizzazioni di volontariato a carattere regionale o nazionale, esercitando l'attività secondo i requisiti e le modalità di cui alla l.r. 24 luglio 1993, n. 22 (Legge regionale sul volontariato);

q) tenere il registro regionale delle associazioni secondo quanto previsto dalla l.r. 16 settembre 1996, n. 28 (Promozione, riconoscimento e sviluppo dell'associazionismo);

r) definire i criteri dell'erogazione, a carico del fondo sanitario regionale, dei contributi economici alle famiglie di cui all'art. 8, comma 15, della l.r. 31/1997.


21. La Regione esercita, altresì, le funzioni amministrative inerenti alle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) e alle persone giuridiche private che gestiscono servizi sociali ad integrazione sanitaria e quelle che operano in ambito sovraprovinciale.


22. Ai fini del trasferimento delle funzioni previste nei commi 47 e 51, il Presidente della Giunta regionale provvede con proprio decreto, su conforme deliberazione della Giunta, alla individuazione delle IPAB e delle persone giuridiche private operanti in ambito comunale, provinciale, o comunque sovracomunale, nel settore dei servizi sociali ad esclusione di quelli ad integrazione sanitaria.


23. I provvedimenti di cui al comma 21 sono adottati dal direttore generale competente per materia, fatta eccezione per quelli riguardanti la sospensione e lo scioglimento degli organi di amministrazione e la nomina del commissario straordinario, adottati con deliberazione della Giunta regionale.


24. La nomina, la durata in carica e il rinnovo degli amministratori delle IPAB sono disciplinati esclusivamente dalle tavole di fondazione e dagli statuti delle singole istituzioni. Salvo quanto previsto dai commi da 25 a 42, si applicano le disposizioni di cui al d.l. 16 maggio 1994, n. 293 (Disciplina della proroga degli organi amministrativi), convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 1994, n. 444 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 16 maggio 1994, n. 293, recante disciplina della proroga degli organi amministrativi).


25. Qualora i soggetti competenti per le nomine non le abbiano deliberate nel termine di sessanta giorni anteriori alla scadenza degli organi da rinnovare, il legale rappresentante dell'IPAB, entro cinque giorni dalla scadenza del termine suddetto, li diffida a provvedere entro la scadenza del termine di cui all'art. 3, comma 1, del d.l. 293/1994, convertito con modificazioni nella l. n. 444/1994, dandone contestuale comunicazione al soggetto cui sono attribuite le funzioni amministrative nei confronti dell'IPAB medesima affinché provveda ai sensi dei commi 30 e 31.


26. Salvo che lo statuto dell'IPAB non disponga altrimenti, e fermo restando il disposto dei commi 30 e 31, l'insediamento del nuovo organo di amministrazione deve avvenire entro quindici giorni dal completamento delle nomine dei nuovi amministratori; il nuovo organo di amministrazione provvede alla nomina del presidente ove così previsto dallo statuto. La data della deliberazione di insediamento dell'organo dell'amministrazione costituisce termine iniziale della durata dello stesso per il periodo fissato dallo statuto.


27. I componenti dell'organo di amministrazione che vengono nominati successivamente all'insediamento del medesimo restano in carica fino alla scadenza dell'organo stesso.


28. I collegi commissariali per l'amministrazione delle IPAB concentrate ed amministrate dai disciolti Enti comunali di assistenza (ECA) sono composti, qualunque sia la popolazione del comune di riferimento, da cinque componenti di nomina comunale, che provvedono ad eleggere nel proprio seno il presidente. La durata dei collegi commissariali è fissata in cinque anni. Tali disposizioni si applicano a far tempo dalla prima scadenza dei collegi commissariali in carica o in regime di proroga al momento dell'entrata in vigore della presente legge.


29. Qualora, nel termine di cui al primo comma dell'art. 3 del d.l. 293/1994, convertito con modificazioni nella legge 444/1994, siano stati nominati solo alcuni dei nuovi amministratori, l'insediamento del nuovo organo di amministrazione ha ugualmente luogo ove sia stata nominata la metà più uno di essi. In tali casi e sino all'integrazione dell'organo con i componenti mancanti, le funzioni di presidente, sia che lo stesso debba essere eletto dall'organo di amministrazione sia che debba essere nominato dal soggetto competente, sono temporaneamente esercitate dal consigliere anziano per nomina o, a parità di nomina, per età. Ai fini della determinazione dell'anzianità di nomina si considerano anche i mandati precedentemente assolti dagli amministratori riconfermati.


30. Quando non possa farsi luogo all'insediamento parziale dell'organo statutario di amministrazione ai sensi del comma 29, il soggetto cui sono attribuite le funzioni amministrative provvede in via sostitutiva alla nomina degli amministratori mancanti al fine di assicurare la integrale formazione dell'organo amministrativo.


31. Le dimissioni o la decadenza della maggioranza dei componenti dell'organo di amministrazione comportano la decadenza dell'intero collegio. In tal caso le funzioni commissariali per la gestione ordinaria sono assunte transitoriamente dal presidente uscente o, qualora impedito, dal consigliere più anziano di età.


32. Le IPAB il cui statuto non rispecchi più le attività di assistenza e beneficenza effettivamente svolte sono tenute ad adottare i necessari adeguamenti statutari nel rispetto delle tavole di fondazione o dell'atto costitutivo. E' fatta, comunque, salva l'applicazione dell'art. 70 della legge 17 luglio 1890, n. 6972 (Norme sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza), ove sussistano le condizioni per l'assoggettamento a trasformazione. Le IPAB possono, altresì fondersi qualora perseguano finalità analoghe.


33. Le IPAB che non sono più in grado di perseguire i propri scopi statutari od altra attività d'assistenza o beneficenza e per le quali non sussistano le condizioni per l'applicazione di quanto previsto dal comma 32 sono soggette ad estinzione. L'estinzione è proposta dall'organo di amministrazione dell'IPAB ovvero dall'ente locale competente ai sensi dei commi 47 e 51, e deliberata dalla Giunta regionale. La Giunta regionale delibera sulle proposte nel termine di 90 giorni dalla loro presentazione. Con il provvedimento di estinzione si dispone altresì, d'intesa con il comune sede legale dell'istituzione, l'attribuzione in proprietà del patrimonio delle IPAB con vincolo di destinazione ai servizi sociali e l'assegnazione del relativo personale, preferibilmente al comune medesimo che subentra nelle situazioni patrimoniali attive e passive, nei rapporti pendenti a qualsiasi titolo inerenti ai beni e alle loro pertinenze oltre che in tutti gli altri rapporti giuridici preesistenti.


34. Gli organi di amministrazione delle IPAB possono essere sciolti nei casi e secondo le modalità previste dall'art. 48 della legge 6972/1890 e comunque:

a) per accertata impossibilità di funzionamento;

b) per aver determinato con la propria inattività, accertata e permanente, il mancato perseguimento delle finalità statutarie, ovvero il mancato adeguamento dello statuto, se ricorrono le condizioni di cui al comma 32.


35. Alla sospensione degli organi di amministrazione delle IPAB, ai sensi dell'art. 50, comma 3, della l. 6972/1890, ovvero al loro scioglimento, provvede il soggetto cui sono attribuite le funzioni

amministrative, con motivato atto, che ne dispone il contestuale commissariamento.


36. Il comma 2 dell'art. 1 della l.r. 26 settembre 1992, n. 36 (Integrazione all'art. 55 della l.r. 7 gennaio 1986, n. 1 e successive modificazioni ed integrazioni, concernente l'indennità di presenza ai

commissari straordinari regionali delle IPAB) è sostituito dal seguente:

“2. Il commissario straordinario è nominato per un periodo di sei mesi, prorogabile per non più di due volte. Alla scadenza di detto termine, perdurando la necessità della gestione commissariale, si provvede alla nomina di un nuovo commissario straordinario. Eventuali deroghe ai predetti limiti temporali possono essere disposte per comprovati motivi e nei soli casi in cui siano già in corso procedimenti amministrativi per l'adozione dei provvedimenti di estinzione, riconoscimento, fusione, raggruppamento, trasformazione e modifica dello statuto nel rispetto dei principi di cui alla legge 6972/1890.”.


37. Ferma restando l'applicazione della l.r. 36/1992, ai commissari straordinari nominati dalla Regione per la gestione di strutture la cui amministrazione renda necessario un impegno a tempo pieno e agli altri commissari straordinari nominati dalla Regione compete un'indennità di funzione, a carico dell'IPAB amministrata qualora il patrimonio amministrato lo consenta, o con il concorso della Regione, nella misura determinata dalla Giunta regionale in rapporto alle dimensioni organizzative dell'IPAB, oltre al rimborso delle spese di viaggio sostenute, nonchè il trattamento di missione secondo le norme vigenti. Per i commissari non di nomina regionale l'indennità è determinata dai soggetti competenti alla nomina, in misura non superiore a quella prevista per i commissari di nomina regionale.


38. Le nomine ed i conferimenti di incarichi di competenza della Regione in attuazione dei commi da 24 a 42 non sono sottoposte ai vincoli ed alle procedure previste dalla l.r. 14/1995 e successive modificazioni ed integrazioni.


39. Il controllo preventivo di legittimità sugli atti delle IPAB si esercita sugli atti di cui all'art. 17, commi 33 e 34, della legge 127/1997.


40. Le IPAB sono tenute a fornire all'organo di vigilanza ed al soggetto titolare delle funzioni amministrative, copia degli atti dagli stessi richiesti per l'esercizio delle loro funzioni.


41. Le IPAB possono istituire, con modifica dei rispettivi statuti, organi di revisione al fine di verificare la regolarità contabile della gestione.


42. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, acquisito il parere della commissione consiliare competente, emana disposizioni in ordine:

a) alla classificazione delle IPAB per classi e categorie, sulla base di oggettivi parametri quali-quantitativi di riferimento, che tengono conto in particolare:

1) delle attività svolte in una o più delle seguenti aree di riferimento: area anziani, area famiglia e minori, area handicappati, area dell'assistenza economica in denaro e/o natura, area di attività di gestore di scuole materne;

2) del numero dei dipendenti in organico e con rapporto convenzionale;

3) del numero e della tipologia dell'utenza dei servizi erogati;

4) della consistenza del patrimonio;

5) delle entrate annue ordinarie effettive;


b) alla determinazione della indennità di funzione dei presidenti e degli amministratori delle IPAB in rapporto alle classi e categorie di cui alla lettera a);

c) alla emanazione di direttive per la composizione, l'individuazione dei compiti, le modalità di formazione e gli emolumenti degli organi di revisione contabile istituiti ai sensi del comma 41;

d) alla emanazione di indirizzi per la predisposizione e revisione degli inventari del patrimonio delle IPAB e per la realizzazione di un nuovo sistema economico patrimoniale.


43. E' attribuita alle province la rilevazione dei fabbisogni formativi del personale operante nei servizi sociali, nonché la programmazione e la gestione delle attività di formazione e di aggiornamento professionale degli addetti ai servizi sociali anche ad integrazione sanitaria. Per l'esercizio di tali competenze le province si avvalgono, per quanto ritenuto necessario, del dipartimento per le ASSI delle ASL di riferimento. In tal caso i rapporti sono regolati da

appositi accordi intercorrenti tra la provincia e l'ASL.


44. Sono inoltre conferite alle province:

a) la promozione e il monitoraggio delle attività dei soggetti che agiscono nell'ambito dei servizi sociali, con particolare riferimento alle cooperative sociali ed alle iniziative rivolte alla famiglia;

b) il coordinamento delle attività di formazione professionale e di sviluppo della cooperazione sociale.


45. Alle province sono delegate le funzioni inerenti all'autorizzazione ed alla revoca di autorizzazione al funzionamento delle strutture erogatrici dei servizi, secondo quanto previsto dagli atti di programmazione regionale, ad esclusione di quelle affidate alle ASL ai sensi del comma 58.


46. E' trasferita alle province la tenuta della sezione provinciale del registro regionale delle organizzazioni di volontariato operanti nell'ambito del territorio provinciale. Le province esercitano l'attività secondo i requisiti e le modalità di cui alla l.r. 22/1993. Compete altresì alle province la tenuta del registro provinciale delle associazioni secondo quanto previsto dalla l.r. 16 settembre 1996, n. 28 (Promozione, riconoscimento e sviluppo dell'associazionismo).


47. Sono altresì trasferite alle province le funzioni amministrative non riservate alla Regione ai sensi dei commi 21 e 33, inerenti alle IPAB ed alle persone giuridiche private operanti in ambito provinciale, o comunque sovracomunale, nel settore dei servizi sociali.


48. La Regione determina, nell'ambito del fondo sociale regionale di parte corrente, l'ammontare del finanziamento per l'esercizio delle funzioni conferite alle province di cui ai commi da 43 a 47. Le province possono integrare il fondo con risorse proprie.


49. Tutte le funzioni progettuali e gestionali dei servizi sociali sono esercitate dai comuni, che le gestiscono ai sensi del comma 53, ovvero attraverso delega all'ASL territorialmente competente. La responsabilità della programmazione compete:

a) all'ASL, per i servizi a prevalente funzione sanitaria;

b) ai comuni, per i servizi a prevalente funzione assistenziale.


50. La programmazione regionale individua i servizi ricompresi tra quelli a prevalente funzione sanitaria e quelli a prevalente funzione assistenziale. Nel rispetto di norme nazionali o regionali relative all'utilizzo di accordi di programma a dimensione territoriale provinciale in aree specifiche di intervento, restano ferme le competenze:

a) delle province o delle ASL in materia di autorizzazione al funzionamento;

b) delle ASL e del Comune di Milano in materia di vigilanza;

c) della Regione in materia di accreditamento, nonché di finanziamento delle prestazioni rese con contributi a carico del fondo sanitario.


51. Sono altresì trasferite ai comuni le funzioni amministrative, non riservate alla Regione ai sensi dei commi 21 e 33, inerenti alle IPAB e alle persone giuridiche private operanti in ambito comunale nel settore dei servizi sociali.


52. Sono trasferite ai comuni le attività attualmente svolte ai sensi dell'art. 5 del d.l. 18 gennaio 1993, n. 9 (Disposizioni urgenti in materia sanitaria e socio-assistenziale), convertito con modificazioni dalla legge 18 marzo 1993, n. 67 (Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 18 gennaio 1993, n. 9, recante disposizioni urgenti in materia sanitaria e socio-assistenziale).


53. Le funzioni sono esercitate dai comuni adottando a livello territoriale gli assetti più funzionali alla gestione, alla spesa, e al rapporto con i cittadini, anche tramite associazioni intercomunali, secondo le modalità previste dalle leggi 142/1990 e 59/1997 e dal d.lgs. 112/1998. I comuni determinano autonomamente le forme per la gestione associata ai sensi della legislazione vigente.


54. In conformità a quanto stabilito all'art. 15, comma 4, della l.r. 31/1997, al Comune di Milano spettano anche le funzioni di vigilanza e controllo dei servizi sociali, ad esclusione di quelli a prevalente funzione sanitaria, per l'intero territorio cittadino.


55. A livello distrettuale i titolari delle funzioni devono assicurare l'integrazione delle loro attività con quelle definite e programmate dall'ASL.


56. Spettano alle ASL, che le esercitano tramite il dipartimento per le ASSI, le funzioni relative ai servizi sociali a prevalente funzione sanitaria nelle aree di cui al comma 5.


57. La funzione di concessione dei nuovi trattamenti economici a favore degli invalidi civili, ai sensi dell'art. 130 del d. lgs. 112/98, è trasferita alle ASL e, per il territorio della città di Milano, al Comune di Milano; a tali enti, in rapporto alle rispettive competenze, spetta la conseguente legittimazione passiva nelle controversie riguardanti l'esercizio della funzione trasferita.


58. Le ASL esercitano, inoltre, le seguenti funzioni amministrative:

a) l'autorizzazione e la revoca dell'autorizzazione al funzionamento dei servizi per:

1) la riabilitazione extraospedaliera;

2) la riabilitazione, il recupero e il reinserimento dei tossicodipendenti e degli alcooldipendenti;

3) le attività consultoriali in ambito materno infantile;

b) la tenuta dell'albo degli enti ausiliari che operano nell'area delle dipendenze, sulla base dei requisiti e delle modalità previste negli atti d'intesa Stato-regioni recepiti dalla Regione;

c) le autorizzazioni, per comprovati motivi, allo svincolo dalla destinazione a servizi sociali dei beni trasferiti ai comuni a seguito dello scioglimento degli enti comunali di assistenza o dell'estinzione delle IPAB;

d) l'adozione di provvedimenti conseguenti all'esercizio delle funzioni di controllo pubblico di cui agli artt. 23 e 25 del codice civile sulle persone giuridiche private.


59. Le funzioni di vigilanza delle ASL sul funzionamento delle IPAB, sulle organizzazioni di volontariato e sulle persone giuridiche private, previste dall'art. 2, comma 7, della l.r. 31/1997, sono estese ai soggetti operanti nel settore dei servizi sociali ad integrazione sanitaria.


60. La Regione eroga specifici contributi alle ASL e al Comune di Milano per l'esercizio delle funzioni di vigilanza.


61. E' altresì trasferita all'ASL territorialmente competente la gestione della casa di riposo per ciechi “Villa Letizia” di Caravate. L'ASL subentra nella titolarità di tutti i diritti, ragioni e rapporti attinenti alla gestione.


62. In materia di servizi sociali la Regione determina:

a) il quadro previsionale dei bisogni;

b) gli obiettivi da perseguire;

c) i criteri e le priorità d'intervento;

d) i requisiti strutturali, organizzativi e di qualità dei servizi e degli interventi in funzione del previsto livello di soddisfacimento dei bisogni;

e) gli indicatori di risultato per il controllo e la valutazione dell'efficienza, efficacia ed economicità delle prestazioni e dei servizi erogati;

f) l'ammontare delle risorse finanziarie regionali, la loro provenienza e le modalità di utilizzo;

g) gli indirizzi per il rilascio dell'autorizzazione al funzionamento, all'accreditamento, al convenzionamento dei servizi;

h) gli indirizzi cui devono informarsi gli enti competenti nel determinare i criteri di accesso alle prestazioni ed ai servizi ed i criteri di partecipazione da parte degli utenti al relativo costo;

i) gli indirizzi ed i criteri per la realizzazione dei nuovi presidi;

j) il livello di qualificazione degli operatori dei servizi.


63. Nell'ambito della programmazione aziendale l'ASL, sentita la conferenza dei sindaci, pianifica anche le attività sociali con l'obiettivo di adeguare la rete dei servizi e degli interventi alle direttive ed alle indicazioni della programmazione regionale. Ai fini della programmazione aziendale, l'ASL tiene conto delle indicazioni del piano territoriale di coordinamento della provincia e dei piani socio-economici della comunità montana. Sui piani delle ASL per i servizi sociali le province e le comunità montane esprimono parere non vincolante entro trenta giorni, trascorsi i quali il parere si intende positivo. I rapporti tra ASL città di Milano e Comune di Milano per quanto concerne la programmazione dei servizi sociali sono regolati dal protocollo di intesa di cui all'art. 15, comma 5, della l.r. 31/1997.


64. Il sistema dei servizi sociali garantisce interventi rispondenti alle specifiche esigenze del soggetto cui sono rivolti, valorizzandone le risorse e potenzialità, nel rispetto della sua dignità e libertà, nonché delle sue personali convinzioni.


65. La programmazione regionale definisce i criteri di verifica e di valutazione al fine di assicurare la qualità e la realizzabilità degli obiettivi definiti, nonché la realizzabilità di una rete integrata di interventi sociali.


66. La programmazione ed il reperimento delle risorse economiche volte a realizzare la rete integrata di cui al comma 65 avvengono attraverso la concertazione tra la Regione, le province, i comuni, le comunità montane e le ASL che cooperano, anche mediante lo strumento dell'intesa istituzionale di programma, al fine di garantire l'erogazione e lo sviluppo dei servizi sociali.


67. La concertazione tra Regione, province, comuni, comunità montane e ASL è il metodo ordinario per la realizzazione e lo sviluppo dei servizi sociali ad integrazione sanitaria al fine di garantire la unitarietà dei processi decisionali.


68. La Regione promuove la consultazione tra ASL, enti locali, enti gestori dei servizi sociali e le associazioni sindacali maggiormente rappresentative, al fine di garantirne la partecipazione alla realizzazione della rete dei servizi sociali.


69. La gestione dei servizi sociali ambulatoriali, residenziali, semiresidenziali e diurni organizzati al fine di offrire prestazioni è soggetta ad autorizzazione .


70. Gli atti di programmazione regionale individuano la tipologia dei servizi sociali soggetti ad autorizzazione al funzionamento, ai sensi di quanto previsto dal comma 69, ed altresì le strutture a carattere temporaneo non soggette ad autorizzazione.


71. Le strutture provvisoriamente accreditate, per le quali non sussistono impedimenti determinati da condizioni di sicurezza ed agibilità degli ambienti e che al riguardo attestino d'aver già presentato ai competenti organi regolari domande per il rilascio delle relative certificazioni amministrative ed abbiano il possesso dei requisiti gestionali richiesti, possono essere autorizzate provvisoriamente al funzionamento con prescrizioni temporali di adeguamento nell'ambito di attuazione di apposito piano programma, previsto dalle deliberazioni della Giunta regionale, ferme restando le dirette responsabilità dei soggetti gestori ad ogni effetto di legge.


72. Le strutture provvisoriamente autorizzate al funzionamento, che si trovino nelle condizioni di cui al comma 71, hanno titolo alla conferma del provvedimento di autorizzazione provvisoria al funzionamento come previsto dallo stesso comma.


73. La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, fissa i criteri ed i requisiti strutturali, gestionali e di qualità richiesti per l'accreditamento delle strutture operanti nei servizi sociali ad integrazione sanitaria.


74. La Giunta regionale disciplina le modalità per la richiesta di accreditamento da parte delle strutture, per la concessione e l'eventuale revoca dello stesso, nonché per la verifica circa la permanenza dei requisiti richiesti per l'accreditamento medesimo. L'accreditamento costituisce condizione indispensabile per l'assunzione a carico del fondo sanitario regionale degli oneri relativi alle prestazioni sanitarie e di rilievo sanitario, erogate nel rispetto dei limiti di spesa riconosciuti alle singole strutture dai relativi atti di accreditamento e dai conseguenti rapporti posti in essere dalle ASL. Il fondo sanitario regionale finanzia le prestazioni sanitarie e socio-assistenziali di rilievo sanitario erogate dalle strutture accreditate, con le quali l'ASL, sulla base del bisogno sanitario del territorio, ha provveduto a realizzare accordi e contratti, ai sensi di quanto previsto dall'art. 8 quinquies, comma 2 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) aggiunto dall'art. 8 del d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, a norma dell'art. 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419) .


75. La Giunta regionale, sulla base dei criteri e requisiti stabiliti ai sensi del comma 73, accredita le singole strutture determinando tipologia, quantità e qualità delle relative prestazioni, nonché i corrispettivi e le modalità di pagamento.


76. La Giunta regionale definisce gli indicatori per la realizzazione di un sistema di rilevazione e promozione della qualità dei servizi e delle prestazioni, anche ai fini di quanto previsto dall'art. 1, comma 6, e dall'art. 13, comma 1, della l.r. 31/1997.


77. Gli enti gestori di servizi accreditati o convenzionati sono tenuti ad adottare sistemi di contabilità analitica al fine di dare dimostrazioni del corretto rapporto tra risorse impiegate e prestazioni erogate e promuovere sistemi di controllo di gestione ed altri metodi permanenti di valutazione dei risultati.


78. La Giunta regionale introduce progressivamente il sistema di controllo di qualità, identificando standard ed indicatori di qualità da adottare per ciascuna tipologia di servizio.


79. Per le attività dei servizi sociali che non richiedono integrazione sanitaria, i soggetti di cui al comma 11, possono convenzionarsi con il sistema pubblico ove in possesso dell'autorizzazione al funzionamento e degli ulteriori requisiti previsti dalla programmazione regionale.


80. Le convenzioni sono stipulate in conformità ad uno schema tipo approvato dalla Giunta regionale.


81. Gli oneri per le prestazioni socio-assistenziali che in base alle leggi ed agli atti di programmazione regionale gravano sui comuni sono a carico del comune in cui l'avente diritto alla prestazione è residente o, nei casi previsti dai commi 14 e 15, è dimorante nel momento in cui la prestazione ha inizio; qualora l'avente diritto sia ospitato in strutture residenziali situate in un comune diverso, gli oneri gravano comunque sul comune di residenza o dimora, essendo a tal fine irrilevante il cambiamento della residenza o della dimora stessa connesso esclusivamente a tale ospitalità. Per i minori la residenza o la dimora di riferimento è quella dei genitori titolari della relativa potestà o del tutore.


82. Gli utenti sono tenuti a concorrere alla copertura del costo dei servizi secondo le determinazioni dei comuni, i quali si rivalgono sui soggetti tenuti agli alimenti, ai sensi del codice civile, nel caso di insufficienza di reddito da parte dell'utente medesimo.


83. Il fondo sociale regionale di parte corrente e per investimenti è costituito:

a) dalle quote del fondo sociale nazionale e comunque dalle risorse assegnate dallo Stato per l'esercizio delle funzioni disciplinate dalla presente legge;

b) da risorse autonome regionali;

c) da eventuali altre risorse di altri enti.


84. Le disponibilità del fondo regionale sociale di parte corrente sono ripartite per:

a) concorrere al mantenimento, sviluppo e perequazione degli interventi e dei servizi sociali previsti dalla programmazione regionale;

b) finanziare gli interventi di sostegno alla famiglia;

c) finanziare attività, interventi e servizi sociali ancorché non previsti dal piano socio-sanitario;

d) favorire e incentivare la gestione associata dei servizi;

e) incentivare la delega alle ASL, da parte dei comuni, di servizi a prevalente funzione socio-assistenziale;

f) sviluppare le funzioni di coordinamento del dipartimento ASSI;

g) realizzare iniziative sperimentali ed innovative, promosse direttamente dalla Regione e concorrere alla realizzazione di quelle promosse dalle ASL, dai comuni, dalle province e dai soggetti gestori;

h) realizzare interventi di aggiornamento degli operatori e dei volontari operanti nel campo dei servizi sociali, ivi compresi quelli ad integrazione sanitaria, promossi direttamente dalla Regione e concorrere alla realizzazione di quelli promossi dalle province anche tramite comuni, ASL, soggetti gestori;

i) concorrere al sostegno di spese straordinarie conseguenti ad eventi calamitosi;

j) assegnare contributi alle associazioni ed alle organizzazioni di volontariato;

k) finanziare le spese per l'esercizio delle funzioni conferite;

l) finanziare studi, ricerche finalizzate, indagini conoscitive, convegni e pubblicazioni sul sistema regionale dei servizi sociali, nonché sostenere gli oneri derivanti da convenzioni stipulate dalla Regione con organismi specializzati nelle verifiche della qualità dei servizi alle persone.


85. Le disponibilità del fondo sociale regionale per investimenti possono essere assegnate ai soggetti pubblici e privati senza fini di lucro tenendo conto delle indicazioni programmatorie delle ASL, dei comuni e del Comune di Milano per quanto di competenza. Le disponibilità del fondo sono ripartite con l'obiettivo del riequilibrio territoriale e di adeguare a standard i servizi sociali e di promuovere servizi innovativi per:

a) la realizzazione di nuove strutture;

b) l'acquisto per la trasformazione, nonché la ristrutturazione e l'ampliamento di strutture preesistenti;

c) l'acquisto di attrezzature ed arredi;

d) la realizzazione di opere edilizie in immobili di proprietà regionale;

e) gli interventi in campo sociale realizzati anche al di fuori del territorio lombardo da enti aventi sede legale ed attività prevalente nel territorio lombardo;

f) gli interventi urgenti e indifferibili o comunque non previsti dal piano socio-sanitario;

g) gli interventi volti alla sperimentazione di nuove unità d'offerta non standardizzate nel piano socio-sanitario.


86. L'approvazione dei progetti esecutivi, delle varianti, delle perizie suppletive, dei certificati di collaudo ovvero di regolare esecuzione di lavori concernenti le opere di cui al comma 85, spetta alla direzione generale competente in materia di interventi sociali della Regione.


87. I finanziamenti regionali per opere edilizie sono concessi a condizione che:

a) venga costituito vincolo di destinazione dei beni interessati alle finalità previste per il periodo indicato da piani regionali a seconda delle tipologie di servizio e comunque per un periodo non inferiore a venti anni; per gli enti ed organismi privati il vincolo deve essere trascritto presso la conservatoria dei registri immobiliari;

b) gli enti gestori si impegnino a garantire i requisiti e ad accettare le condizioni per l'accreditamento ed il convenzionamento, quanto meno per la parte di immobili per gli interventi sui quali è concesso il finanziamento e per un periodo non inferiore alla durata del vincolo di destinazione.


88. La Giunta regionale può concedere, su domanda motivata dell'ente interessato e previo parere dell'ASL territorialmente competente, sentita la conferenza dei sindaci, la modificazione del vincolo di destinazione gravante sugli immobili cui si riferisce il finanziamento regionale ai sensi della presente legge, nonché di analoghe disposizioni contenute in precedenti leggi regionali. Gli immobili, nonché i proventi derivanti da eventuali alienazioni, devono mantenere la destinazione allo svolgimento di attività sociali per la medesima durata. Il mancato rispetto dei vincoli di cui sopra comporta la restituzione dei finanziamenti concessi per la realizzazione delle opere interessate.


89. Il fondo sociale delle ASL è costituito:

a) dalle assegnazioni regionali di parte corrente;

b) dalle somme assegnate dagli enti locali per l'esercizio delle funzioni delegate alle ASL;

c) dalle entrate da rette o tariffe relative a servizi gestiti direttamente dall'ASL;

d) da eventuali altre entrate.


90. Il fondo sociale delle ASL è utilizzato per mantenere e sviluppare i servizi sulla base dei criteri definiti dal piano socio-sanitario, tenuto conto degli obiettivi di efficacia, qualità ed efficienza realizzati e da realizzare, nonché del costo dei servizi e delle rette applicate.


91. Sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) l.r. 20 giugno 1975, n. 100 (Fondo per la concessione di contributi alle sezioni provinciali dell'unione italiana ciechi);

b) l.r. 28 dicembre 1981, n. 72 (Abrogazione e modifiche alla l.r. 7 marzo 1981, n. 13, nonché modalità per l'estinzione ed il trasferimento di II.PP.A.B. ai sensi della legge 17 luglio 1890, n. 6972);

c) l' art. 13, comma 2; l'art. 55, come modificato dall'art. 4, comma 9, lettera a) della l.r. 15/99; gli artt. 64 e 90, commi 4 e 5, della l.r. 7 gennaio 1986, n. 1 (Riorganizzazione e programmazione dei servizi socio-assistenziali della Regione Lombardia);

d) l.r. 19 settembre 1988, n. 51 (Organizzazione programmazione ed esercizio delle attività in materia di tossicodipendenza);

e) l.r. 15 settembre 1989, n. 49 (Modifiche alla l.r. 19 settembre 1988, n. 51- Organizzazione programmazione ed esercizio delle attività in materia di tossicodipendenza -);

f) l.r. 18 maggio 1990, n. 62 (Norme per la prevenzione, cura e riabilitazione delle alcooldipendenze);

g) l'art. 8, comma 13, della l.r. 11 luglio 1997, n. 31 (Norme per il riordino del servizio sanitario regionale e sua integrazione con le attività dei servizi sociali).


92. Conservano efficacia gli atti amministrativi, gli impegni di spesa ed i piani di riparto deliberati ed adottati in conformità alle leggi regionali di cui al comma 91. E' fatta salva la possibilità di utilizzo degli stanziamenti già previsti nel bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 1999.


93. La Regione, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, provvede ad adottare una disciplina organica di semplificazione e di armonizzazione delle leggi regionali nelle materie di cui ai commi da 2 a 90 mediante l'adozione di uno o più testi unici.


94. In materia di cooperazione sociale la Regione esercita le funzioni riguardanti:

a) la definizione di misure di sostegno e sviluppo della cooperazione sociale;

b) l'istituzione ed il regolamento dell'albo regionale delle cooperative sociali;

c) la programmazione delle attività di formazione professionale e di sviluppo della cooperazione sociale, con le modalità di cui ai commi da 113 a 120 e da 125 a 129, nonché l'incentivazione della stessa nell'ambito dei servizi;

d) la fissazione di criteri cui debbono uniformarsi le convenzioni tra cooperative sociali e loro consorzi ed enti pubblici.


95. Inoltre la Regione esercita le funzioni relative all'erogazione di contributi, a fondo perduto, nonché alla costituzione di fondi di garanzia e di rotazione, per agevolare l'accesso al credito delle cooperative sociali.


96. Sono delegati ai comuni:

a) gli interventi di attuazione delle misure di sostegno e sviluppo della cooperazione sociale;

b) la gestione degli interventi di iniziativa comunale per l'attuazione di forme di garanzia con il concorso di risorse regionali e dei confidi, finalizzate all'ottenimento di credito per le cooperative sociali aventi sede in Lombardia e che effettuino interventi sul territorio comunale.


97. La Giunta regionale definisce i livelli ottimali di esercizio delle funzioni delegate ai comuni, al fine di assicurare l'efficiente e razionale gestione degli interventi.


98. La Giunta regionale adotta provvedimenti finalizzati al coordinamento delle modalità peculiari di affidamento alle cooperative sociali e loro consorzi, da parte delle amministrazioni pubbliche e degli organismi pubblici e privati, dei servizi sociali ed educativi e della fornitura di beni e servizi diversi, anche individuando, quali prioritari criteri per l'affidamento, la qualità dei servizi ed il rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro.


99. E' delegata alle CCIAA la gestione degli sportelli provinciali dell'albo regionale delle cooperative sociali.


100. La Regione concorre, con la partecipazione degli enti locali alla programmazione e all'attuazione delle azioni di integrazione del sistema scolastico, universitario e della formazione professionale con il mondo del lavoro, al fine di promuovere il raggiungimento della piena occupazione della popolazione lombarda anche attraverso il sostegno e la promozione del sistema dell'istruzione e della formazione professionale, da realizzarsi attraverso l'ottimizzazione dell'uso delle risorse umane e strumentali esistenti e l'armonizzazione degli interventi di orientamento, formazione di base, continua e permanente, superiore e di riqualificazione.


101. Per il raggiungimento delle finalità di cui al comma 100, la Regione e gli enti locali promuovono lo sviluppo degli strumenti e delle procedure di raccordo e concertazione con le parti sociali ed istituzionali, allo scopo di avviare in particolare il processo di riforma della formazione professionale, anche attraverso l'integrazione con l'istruzione scolastica, avvalendosi degli organismi di concertazione e di coordinamento di cui alla l.r. 1/1999 (Politiche regionali del lavoro e dei servizi per l'impiego), adeguatamente integrati.


102. Nella definizione dei criteri e dei contenuti della riforma di cui al comma 101, la Regione opera secondo principi di delega di funzioni agli enti locali, responsabilità, sussidarietà, semplificazione, trasparenza e delegificazione amministrativa, in modo da incrementare la capacità dei soggetti istituzionali ed economico-sociali di offrire servizi intesi a rispondere ai bisogni di istruzione e formazione presenti nel contesto di riferimento.


103. I contenuti degli atti di programmazione in materia di politiche formative sono definiti in raccordo con gli indirizzi contenuti nei piani d'azione per l'occupazione e con le strategie comunitarie sul lavoro.


104. In particolare, la Regione concorre al rafforzamento dell'offerta formativa integrata tra istruzione scolastica, formazione professionale e mondo del lavoro, attraverso:

a) la promozione e la diffusione delle occasioni tramite le quali ogni soggetto, a prescindere dal grado di istruzione raggiunto, possa sviluppare le proprie conoscenze, capacità e competenze, per formare liberamente e pienamente la propria personalità e migliorare il proprio livello sociale e professionale;

b) il miglioramento dei servizi formativi e di accompagnamento, la qualificazione delle strutture e la certificazione dei prodotti formativi;

c) la razionale allocazione delle risorse finanziarie disponibili per un costante miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia dei servizi formativi e di accompagnamento.


105. La programmazione dell'offerta scolastica e formativa integrata è definita a livello territoriale anche attraverso il dimensionamento della rete scolastica e delle strutture della formazione professionale, adeguando le rispettive azioni formative alle finalità ed ai principi stabiliti dai commi da 100 a 104.


106. La Regione coordina i propri obiettivi di programmazione con quelli relativi allo sviluppo del sistema universitario e assicura il collegamento con le iniziative in materia di programmazione e di orientamento degli accessi all'istruzione ed alla formazione.


107. Allo scopo di assicurare alle strutture edilizie scolastiche, di formazione professionale ed universitarie, uno sviluppo qualitativo ed una collocazione sul territorio adeguati alla costante evoluzione delle dinamiche formative, culturali, economiche e sociali, la Regione, in aggiunta ai finanziamenti statali previsti dalle leggi vigenti, concorre e contribuisce, anche con fondi propri, alla realizzazione degli interventi previsti dalla programmazione regionale.


108. La Regione promuove, in raccordo con le istituzioni scolastiche ed universitarie e tramite le strutture della formazione professionale, le seguenti tipologie di interventi formativi:

a) formazione per l'ingresso nel mercato del lavoro, inclusa la formazione per i contratti di apprendistato e di formazione in alternanza con il lavoro, finalizzata al primo inserimento dei giovani sprovvisti di esperienza lavorativa, anche al fine di consentire la piena attuazione dell'obbligo di frequenza di attività formative fino al compimento del diciottesimo anno di età;

b) formazione continua, intesa come formazione di sviluppo, aggiornamento, cambiamento e riqualificazione professionale, rivolta all'innalzamento della qualità delle risorse umane e finalizzata al miglioramento professionale dei lavoratori occupati, al sostegno dei lavoratori in difficoltà occupazionale e ad agevolare la mobilità professionale;

c) formazione per il reinserimento lavorativo finalizzata alla ricollocazione di lavoratori disoccupati con lo scopo di rinforzare le motivazioni e gli strumenti cognitivi e professionali necessari per rientrare in modo attivo nel mercato del lavoro;

d) formazione superiore per giovani e adulti, anche attuando il nuovo canale di istruzione e formazione tecnico-superiore integrata (IFTS), come elemento di innovazione ed integrazione del sistema di formazione ed istruzione superiore (FIS).


109. La Regione, nell'ambito delle tipologie di interventi di cui al comma 108, promuove in particolare azioni rivolte:

a) alla formazione per lo sviluppo del lavoro autonomo, cooperativo e per la creazione di imprese;

b) alla formazione di garanzia sociale volta a facilitare l'ingresso nel lavoro a soggetti deboli per motivi sociali, situazioni di emarginazione o presenza di disabilità;

c) al sostegno alla definizione dei raccordi tra le politiche dell'istruzione, le politiche formative e l'insieme delle politiche del lavoro;

d) alla definizione di un sistema di crediti formativi e di certificazione delle competenze, reciprocamente riconosciuti da scuola, università, formazione professionale e mondo del lavoro.


110. Al fine di conseguire gli obiettivi di cui al comma 106, la Regione promuove altresì le seguenti azioni di orientamento:

a) l'informazione orientativa, ovvero l'offerta sistematica ed integrata di informazioni adeguate ai diversi soggetti come pure alle differenti opportunità;

b) l'orientamento formativo, ovvero l'offerta di moduli mirati all'acquisizione di capacità di auto-valutazione e di auto-orientamento acquisibili anche attraverso stage orientativi in azienda;

c) l'orientamento speciale per utenze disabili, o in condizioni di particolare difficoltà, in rapporto al mercato del lavoro;

d) i tirocini formativi e le azioni di orientamento;

e) il bilancio delle competenze;

f) l'accompagnamento nella transizione al lavoro, quale azione di supporto nelle fasi di ricerca occupazionale o di sviluppo di carriera ed avente come destinatari sia i singoli cittadini che le aziende.


111. Gli interventi e le azioni di cui ai commi da 105 a 112 sono volti anche a conseguire le pari opportunità tra uomo e donna.


112. Per qualificare il sistema della formazione integrata, la Regione promuove la realizzazione di interventi formativi integrati tra strutture della formazione professionale, istituzioni scolastiche ed università, nonché azioni volte a migliorare la qualità degli interventi formativi, quali la ricerca e la standardizzazione di profili professionali e la creazione di strumenti innovativi per la didattica, per la valutazione, per l'accertamento e per la certificazione.


113. La Regione organizza le funzioni in materia di formazione professionale, così come definita dall'art. 141 del d.lgs. 112/1998, delegandole alle province e agli enti locali interessati secondo quanto stabilito dai commi da 114 a 120. Province e comuni contribuiscono alla definizione degli obiettivi della programmazione strategica regionale e, nell'ambito delle competenze di cui ai commi da 100 a 129, provvedono alla loro attuazione.


114. La Regione esercita le funzioni amministrative relative:

a) all'indirizzo, al coordinamento ed alle connesse attività strumentali di monitoraggio, vigilanza, controllo, verifica e valutazione del sistema regionale di formazione professionale;

b) alla definizione del programma regionale della formazione professionale anche in raccordo con la programmazione dell'offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale;

c) alla formulazione del parere di conformità dei piani provinciali annuali di cui al comma 118, lett. d), al programma regionale della formazione professionale di cui alla lettera b) ed agli indirizzi regionali di cui alla lettera a);

d) alla definizione, d'intesa con le province, di piani di formazione del personale impegnato nelle iniziative di formazione professionale;

e) alla definizione degli standard per l'accreditamento delle strutture formative e di orientamento, nonché delle modalità per l'accreditamento in sede regionale;

f) alla gestione dell'elenco regionale delle strutture accreditate;

g) all'erogazione di contributi per l'adeguamento delle strutture formative ai requisiti per l'accreditamento e la certificazione del sistema di qualità ISO 9001;

h) alle intese con i ministeri del lavoro e della previdenza sociale, della pubblica istruzione e dell'università e ricerca scientifica, per il riconoscimento delle competenze professionali certificate;

i) alla cooperazione con le altre regioni, con lo Stato e l'Unione europea;

j) all'istituzione, vigilanza, indirizzo e finanziamento degli istituti professionali nel cui ambito non sono attivati corsi di studio quinquennali finalizzati al rilascio di diplomi;

k) alla definizione di criteri di erogazione di buoni formativi che consentano di fruire di interventi di formazione professionale e formazione continua presso strutture accreditate scelte direttamente dai soggetti interessati.


115. La Giunta regionale, sentiti gli organismi di concertazione e coordinamento istituiti con l.r. 1/1999, entro centoventi giorni dalla entrata in vigore della presente legge, individua le attività formative di rilevanza regionale e a carattere innovativo e sperimentale.


116. Il programma regionale di cui al comma 114, lett. b), ha durata triennale, è aggiornato annualmente in relazione alla verifica di efficacia delle azioni realizzate e degli eventuali mutamenti intervenuti e contiene in particolare:

a) l'individuazione degli obiettivi quantitativi e qualitativi che s'intendono raggiungere nell'arco di durata del programma regionale;

b) la determinazione delle risorse disponibili per l'attuazione da parte delle province degli interventi di cui al comma 118, ivi compresi i fondi a cofinanziamento comunitario secondo quanto previsto dai documenti di programmazione attuativi dei regolamenti comunitari in materia;

c) la definizione delle modalità, nel rispetto di quanto previsto dall'art. 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196 (Norme in materia di promozione dell'occupazione), per l'affidamento ai soggetti pubblici e privati accreditati dello svolgimento delle attività di formazione e orientamento professionale;

d) i progetti quadro di particolare rilevanza sociale;

e) il programma quadro dei tirocini formativi e delle azioni di orientamento, ivi compresa l'assunzione degli oneri assicurativi;

f) l'eventuale aggiornamento delle attività formative di cui al comma 115.


117. Il programma regionale triennale di formazione professionale e i suoi aggiornamenti annuali sono approvati dal Consiglio regionale su proposta della Giunta.


118. In coerenza con l'art. 143, comma 2, del d.lgs. 112/1998 ed ai sensi dell'art. 14, comma 1, lett. i), della legge 142/1990, le province esercitano, in attuazione a quanto previsto dalla programmazione regionale, nel quadro dei propri obiettivi di sviluppo territoriale e sulla base delle risorse finanziarie regionali e comunitarie ad esse trasferite, le funzioni amministrative relative alla pianificazione ed alla programmazione territoriale di competenza ed in particolare quelle concernenti:

a) l'individuazione dei fabbisogni di formazione relativi al territorio di competenza;

b) la partecipazione alla definizione del programma regionale di formazione professionale di cui al comma 114, lett. b);

c) la partecipazione alla definizione del piano di riordino e riconversione di cui al comma 127 e alle conseguenti intese programmatiche;

d) la programmazione delle attività di formazione professionale riguardanti l'ambito territoriale provinciale, mediante la predisposizione dei piani provinciali annuali di formazione professionale;

e) la gestione dei finanziamenti per la realizzazione delle azioni programmate nel territorio provinciale, ivi comprese le azioni a cofinanziamento comunitario secondo quanto previsto dai documenti di programmazione attuativi dei regolamenti comunitari in materia;

f) l'affidamento alle strutture accreditate delle attività formative secondo le procedure individuate dal programma regionale di formazione professionale di cui al comma 114, lett. b);

g) la realizzazione, per quanto di competenza ed in coerenza con il quadro normativo di riferimento, delle iniziative di integrazione tra le politiche formative, le politiche dell'impiego e il sistema scolastico locale;

h) la partecipazione alla definizione del piano di formazione dei formatori;

i) la partecipazione alla definizione del programma quadro per i tirocini formativi;

j) la nomina delle commissioni d'esame per le attività affidate;

k) il rilascio degli attestati e delle certificazioni intermedi e finali per le attività affidate.


119. Gli obiettivi di cui al comma 116, lett. a), sono definiti dalla Regione, sentiti gli organismi di concertazione e di coordinamento istituiti con la l.r. 1/1999, tenuto conto in particolare della domanda di formazione espressa dalle parti sociali, anche costituite in organismi bilaterali, e delle analisi definite in relazione al sistema informativo regionale ed alle sue interconnessioni con il sistema informativo lavoro di cui all'art. 11 del d.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell'art. 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59) e con il sistema informativo delle CCIAA.


120. I fabbisogni formativi di cui al comma 118, lett. a) sono definiti dalle province anche attraverso il confronto con le parti sociali ed avvalendosi dei sistemi informativi di cui al comma 119.


121. Ai sensi dell'art. 138 del d.lgs. 112/1998 la Regione esercita le funzioni amministrative relative:

a) alla programmazione dell'offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale;

b) alla definizione degli indirizzi e dei criteri generali di programmazione della rete scolastica in relazione al coordinamento regionale dei piani provinciali;

c) alla suddivisione del territorio regionale, sulla base delle proposte degli enti locali interessati, in ambiti funzionali al miglioramento dell'offerta formativa;

d) alla determinazione del calendario scolastico;

e) all'erogazione dei contributi alle scuole non statali, nell'ambito della legislazione nazionale, nonché all'attribuzione, nei limiti delle risorse regionali disponibili, di buoni scuola alle famiglie degli allievi frequentanti le scuole statali e non statali, legalmente riconosciute e parificate, al fine di coprire, in tutto o in parte, le spese effettivamente sostenute. I buoni scuola dovranno essere rapportati al reddito, alle disagiate condizioni economiche, al numero dei componenti del nucleo famigliare e all'entità delle spese scolastiche gravanti complessivamente sul nucleo medesimo. Le modalità per l'attuazione degli interventi sono definite dalla Giunta regionale sulla base degli indirizzi del Consiglio regionale;

f) alle iniziative ed alle attività di promozione riguardanti l'ambito delle funzioni conferite.


122. Ai sensi dell'art. 139, comma 1, del d.lgs. 112/1998 spettano alle province, in materia di istruzione secondaria superiore, ed ai comuni in relazione agli altri gradi inferiori dell'istruzione scolastica, i compiti e le funzioni concernenti:

a) l'istituzione, l'aggregazione, la fusione e la soppressione di scuole in attuazione degli strumenti di programmazione;

b) la redazione dei piani di organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche e l'individuazione degli ambiti territoriali di riferimento e delle dimensioni ottimali delle istituzioni scolastiche, nel rispetto degli indirizzi e dei criteri generali regionali di cui al comma 122, lettera b);

c) i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni portatori di handicap o in situazione di svantaggio;

d) il piano di utilizzazione degli edifici e di uso delle attrezzature, d'intesa con le istituzioni scolastiche;

e) la sospensione delle lezioni in casi gravi e urgenti;

f) le iniziative e le attività di promozione relative all'ambito delle funzioni conferite;

g) la costituzione, i controlli e la vigilanza, ivi compreso lo scioglimento, degli organi scolastici a livello territoriale;

h) ogni altra attività non mantenuta allo Stato o alla Regione in forza delle vigenti disposizioni e del comma 121.


123. Ai sensi dell'art. 139, comma 2, del d.lgs. 112/1998, i comuni, anche in collaborazione con le comunità montane e le province, ciascuno in relazione ai gradi di istruzione di propria competenza, esercitano, anche d'intesa con le istituzioni scolastiche, iniziative relative a:

a) educazione degli adulti;

b) interventi integrati di orientamento scolastico e professionale;

c) realizzazione di pari opportunità di istruzione;

d) promozione e sostegno della coerenza e continuità in verticale ed orizzontale tra i diversi gradi ed ordini di scuola;

e) interventi perequativi, ivi compreso l'erogazione dei buoni scuola di cui al comma 121, lettera e);

f) interventi integrati di prevenzione della dispersione scolastica e di educazione alla salute.


124. Ai sensi dell'art. 139, comma 3, del d.lgs. 112/1998, le province esercitano le funzioni amministrative concernenti la risoluzione di conflitti di competenza tra istituzioni scolastiche, ad eccezione dei conflitti tra istituzioni della scuola materna e primaria la cui risoluzione spetta ai comuni.


125. Nell'ambito della programmazione dell'offerta formativa di cui ai commi da 105 a 112 operano organismi pubblici e privati che, indipendentemente dalla loro natura giuridica, hanno capacità, competenze e risorse che li pongano in grado di svolgere attività di formazione professionale.


126. In particolare, la Regione favorisce il riordino, la qualificazione, la riconversione e la ristrutturazione degli enti e dei centri di formazione professionale di cui all'art. 25 della l.r. 7 giugno 1980, n. 95 (Disciplina della formazione professionale in Lombardia), secondo quanto stabilito dall'art. 17, comma 1, lettera f) della legge 196/1997 e successive modifiche.


127. La Regione, sentiti gli organismi di concertazione e di coordinamento istituiti con l.r. 1/1999 e secondo gli orientamenti contenuti nell'art. 17, comma 1, lettera f) della legge 196/1997, approva un piano di riordino, riqualificazione e riconversione delle strutture formative pubbliche di cui all'art. 23 della l.r. 95/1980, che definisce in particolare:


a) il dimensionamento ottimale delle strutture formative pubbliche in relazione ai fabbisogni del mercato del lavoro regionale e locale;

b) la natura giuridica, la forma organizzativa e la struttura gestionale delle strutture formative da istituire;

c) il piano degli obiettivi strategici e dei settori formativi verso cui orientare le attività in funzione della domanda locale di lavoro;

d) il piano per l'ottenimento dell'accreditamento e per la certificazione di qualità dell'intervento formativo;

e) il piano di formazione e di riqualificazione del personale dei centri formativi;

f) i criteri per la mobilità interna ed esterna del personale dei centri formativi.


128. Il piano di cui al comma 127 trova attuazione in specifiche intese programmatiche sottoscritte dalla Regione, dalla provincia competente e dai comuni singoli o associati interessati al piano di riordino, individuando tra l'altro:

a) le strutture formative e la loro forma gestionale;

b) il piano aziendale per il conseguimento dell'efficienza, dell'efficacia e della economicità di gestione delle strutture formative e del loro accreditamento;

c) le risorse finanziarie, tecniche ed organizzative necessarie alla realizzazione delle intese programmatiche;

d) l'assegnazione del personale regionale ritenuto necessario alla realizzazione delle intese programmatiche.


129. Il piano di cui al comma 127 è approvato entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge e le intese di cui al comma 128 sono approvate entro sei mesi dall'approvazione del piano. In caso di persistente inadempienza degli impegni sottoscritti nelle intese programmatiche, la Regione esercita il potere sostitutivo di intervento.


130. Fermi restando le funzioni e i compiti ad essa attribuiti dalla vigente normativa, la Regione nell'ambito delle proprie competenze:

a) esercita le attività volte a conseguire la conservazione, la gestione, la promozione e la valorizzazione dei beni culturali, così come definite dall'art. 148 del d.lgs. 112/1998, e concorre con lo Stato e gli enti locali alla promozione e allo sviluppo delle attività medesime, promuovendo il coordinamento e lo sviluppo di sistemi integrati di beni e di servizi culturali;

b) concorre con lo Stato all'azione di tutela dei beni culturali;

c) esercita le funzioni tecnico-scientifiche e amministrative inerenti all'azione di programmazione e coordinamento delle attività svolte da soggetti pubblici e privati che ad esse concorrono nel pubblico interesse.


131. Le funzioni di cui al comma 130 riguardano in particolare:

a) il censimento, l'inventariazione e la catalogazione dei beni culturali, anche con il concorso degli enti locali, secondo le metodologie nazionali definite in cooperazione con lo Stato ed eventualmente con le altre regioni, nonché lo sviluppo delle relative banche dati regionali in un sistema integrato di reti e sistemi informativi;

b) la definizione, in concorso con lo Stato, delle metodologie di conservazione e restauro dei beni culturali e delle connesse attività di ricerca e di documentazione degli interventi;

c) le attività previste dall'art. 149, comma 5, del d.lgs. 112/1998;

d) l'approvazione degli interventi di manutenzione e restauro dei beni culturali effettuati con risorse regionali, anche in concorso con lo Stato e gli enti locali, nonché l'attuazione di altri interventi di investimento di rilevanza regionale, inclusa l'acquisizione di beni culturali, anche mediante acquisto a trattativa privata, ovvero il finanziamento di atti di esproprio o di esercizio della prelazione con destinazione dei beni stessi al territorio della Regione;

e) le attività di indirizzo e coordinamento riguardanti le funzioni in materia di musei e biblioteche di enti locali e di interesse locale, ai sensi dell'art. 7, del d.p.r. 14 gennaio 1972, n. 3 (Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di assistenza scolastica e di musei e biblioteche di enti locali e dei relativi personali e uffici), nonché dei musei ed altri beni culturali statali, di cui al d.lgs. 112/1998, art. 150, commi 1, 2, 3 e 5, trasferiti secondo le modalità di cui ai commi 4, 5, 6 e 8 del medesimo articolo;

f) l'istituzione, il riconoscimento ed il coordinamento dei sistemi bibliotecari e museali di enti locali o di interesse locale;

g) la valorizzazione dei beni culturali e la promozione delle attività e dei servizi culturali di rilevanza almeno regionale attuati, di norma, mediante le opportune forme di cooperazione strutturale e funzionale con lo Stato e gli enti locali, nonché con altri soggetti pubblici e privati, curando la realizzazione delle attività di cui, rispettivamente, agli artt. 152, comma 3, e 153, comma 3, del d.lgs. 112/1998;

h) nell'ambito dei criteri di cui all'art. 149, comma 4, lett. d) del d.lgs. 112/1998, la formazione e l'aggiornamento professionale in genere degli operatori culturali di cui si prevede l'impiego nel territorio regionale, da attuarsi secondo gli standard nazionali ed europei, anche in cooperazione con le università ed altre istituzioni pubbliche deputate alla formazione e all'istruzione;

i) l'organizzazione della raccolta, della elaborazione e della comunicazione dei dati sui beni e sulle attività culturali, anche con l'utilizzo di reti telematiche e di sistemi informativi e statistici, eventualmente in raccordo con le altre pubbliche amministrazioni;

j) la definizione dei profili professionali, in armonia con gli standard nazionali ed europei, degli operatori culturali dei musei e delle biblioteche di enti locali e di interesse locale, anche con l'emanazione di atti di indirizzo destinati agli enti proprietari o responsabili della gestione di detti istituti.


132. La Regione, per il tramite della direzione generale competente in materia di beni e attività culturali, assicura i supporti organizzativi necessari al funzionamento della commissione di cui agli artt. 154 e 155 del d.lgs. 112/1998.


133. La Regione provvede, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, ad adottare una disciplina organica di semplificazione e di armonizzazione delle leggi di settore, anche mediante l'adozione di uno o più testi unici delle disposizioni sui beni e le attività culturali.


134. Ferme restando le funzioni amministrative in materia di beni ed attività culturali già delegate alle province dalla vigente legislazione regionale, sono ulteriormente delegate alle province le funzioni amministrative concernenti:

a) le attività e lo sviluppo dei sistemi museali locali;

b) la promozione di servizi ed attività culturali di rilevanza locale;

c) il coordinamento a livello provinciale delle attività di censimento, inventariazione e catalogazione dei beni culturali, secondo parametri organizzativi e strumentali approvati dalla Regione.


135. Le province esercitano le funzioni amministrative loro delegate:

a) in armonia con gli indirizzi generali determinati dagli strumenti di programmazione regionale in materia di beni ed attività culturali;

b) in armonia con i provvedimenti attuativi degli indirizzi generali di cui alla lett. a) adottati dalla Giunta regionale.


136. Le province formulano progetti di sistemi integrati di beni e servizi culturali e programmi di interventi di manutenzione e di restauro anche in cofinanziamento con altri soggetti pubblici e privati.


137. Competono agli enti cui verranno attribuite le funzioni amministrative relative alla gestione dei beni, di cui all'art. 150, commi 1, 2, 3 e 5 del d.lgs. 112/1998, trasferiti secondo le modalità di cui ai commi 4, 5, 6 e 8 del medesimo articolo; tale gestione sarà attuata in coerenza con le norme adottate in materia dalla Regione.


138. Gli enti locali erogano i servizi bibliotecari, documentali e museali di loro competenza e realizzano le attività di valorizzazione e promozione, di norma mediante forme di cooperazione strutturale e funzionale, anche in concorso con soggetti pubblici e privati e utilizzando gli strumenti di cui all'art. 43 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).


139. La Regione promuove l'esercizio associato delle funzioni e dei compiti amministrativi degli enti locali, di cui ai commi da 134 a 138, tramite appositi strumenti di consulenza, progettazione, gestione, incentivazione finanziaria.


140. La Regione favorisce l'esercizio associato delle funzioni dei comuni di minore dimensione demografica.


141. La Regione, ai fini di quanto previsto dai commi 138 e 139 e per assicurare la corretta gestione degli istituti culturali o sezioni di essi, nonché l'erogazione di servizi al pubblico secondo criteri di qualità totale, economicità, efficienza ed efficacia, promuove:

a) l'acquisizione condivisa di beni e servizi da parte degli enti locali;

b) l'acquisizione di prestazioni di personale specializzato da parte degli enti locali, secondo quanto previsto dal comma 131, lett. j).


142. E' istituita la conferenza permanente per i beni e le attività culturali; la conferenza è organo consultivo della Giunta regionale e ha i seguenti compiti:

a) formulare proposte di azione coordinata fra la Regione, gli enti locali ed altri soggetti pubblici e privati in materia di valorizzazione dei beni culturali e di promozione delle relative attività, anche con riferimento all'individuazione e all'utilizzo degli strumenti della programmazione negoziata ed ai fini della definizione dei piani pluriennali ed annuali di intervento della Regione e degli altri enti cointeressati ed anche in ordine a quanto previsto dall'art. 155 del d.lgs. 112/1998;

b) concorrere ad elaborare i criteri comuni per la formulazione di proposte ai fini dell'esercizio delle funzioni di cui all'art. 149, comma 3, lettere a) ed e) del d.lgs. 112/1998, secondo quanto previsto dal comma 5 del medesimo articolo.


143. La conferenza è composta da:

a) l'assessore regionale competente in materia di beni e attività culturali, o suo delegato, che la presiede;

b) tre assessori provinciali competenti in materia di beni e attività culturali, designati dall'Unione province lombarde (UPL);

c) tre assessori comunali, competenti in materia di beni e attività culturali, di cui uno di un comune capoluogo di provincia, designati dall'Associazione regionale comuni lombardi (ANCI Lombardia);

d) un assessore di comunità montana competente in materia di beni e attività culturali, designato dalla delegazione regionale dell'Unione nazionale comuni comunità ed enti montani (UNCEM);

e) il direttore generale della direzione competente in materia di beni e attività culturali della Giunta regionale.


144. In relazione agli argomenti trattati, il Presidente può convocare i rappresentanti dei soggetti indicati all'art. 154 del d.lgs. 112/1998; possono altresì partecipare ai lavori della conferenza i dirigenti della direzione generale competente in materia di beni e attività culturali.


145. La conferenza è costituita all'inizio di ciascuna legislatura regionale con decreto del Presidente della Giunta regionale o dell'assessore competente in materia di beni e attività culturali, se delegato, entro sessanta giorni dall'insediamento della Giunta regionale. A tal fine gli enti competenti alla designazione dei componenti di cui al comma 143, lettere b), c) e d), provvedono a segnalare i nominativi dei rispettivi rappresentanti entro quarantacinque giorni dalla data di insediamento della Giunta regionale; in fase di prima applicazione detti termini decorrono dall'entrata in vigore della presente legge.


146. I componenti della conferenza di cui al comma 143, lettere b), c), e d) decadono:

a) al termine del rispettivo mandato elettorale, ovvero in caso di cessazione anticipata del medesimo;

b) per dimissioni;

c) per ognuna delle altre cause previste dalla legge.


147. Per i componenti della conferenza di cui al comma 143, lettere b), c), e d), gli enti competenti provvedono a designare i sostituti dei componenti decaduti entro trenta giorni dalla avvenuta vacanza; entro i successivi quindici giorni il presidente della Giunta regionale o l'assessore competente in materia di beni e attività culturali, se delegato, provvede all'integrazione della conferenza con proprio decreto.


148. La conferenza ha sede presso la competente direzione generale della Giunta regionale ed è convocata dall'assessore competente in materia o da suo delegato; essa è inoltre convocata qualora ne faccia richiesta almeno un terzo dei suoi componenti; la conferenza delibera validamente con la presenza della maggioranza assoluta dei suoi componenti; le deliberazioni sono assunte a maggioranza semplice dei presenti; le modalità di convocazione e di svolgimento delle sedute, le procedure di funzionamento e l'organizzazione dei lavori della conferenza sono disciplinate con regolamento interno approvato dalla conferenza stessa; la direzione generale competente in materia di beni e attività culturali assicura alla conferenza il supporto di segreteria.


149. La materia della polizia amministrativa regionale e locale e regime autorizzatorio comprende tutte le funzioni ed i compiti in tema di “polizia amministrativa regionale e locale e regime di autorizzazione”.


150. La Regione è titolare delle funzioni e dei compiti di polizia amministrativa nelle materie di sua competenza o ad essa delegate ai sensi della normativa vigente.


151. La Giunta regionale definisce i criteri per promuovere e sovvenzionare lo svolgimento associato dei servizi di polizia locale, nonché la collaborazione tra gli enti competenti al fine di garantire lo svolgimento delle funzioni di polizia amministrativa, regionale e locale su tutto il territorio. A sostegno delle attività dei corpi e dei servizi della polizia locale, sono erogati contributi regionali per favorire gli enti locali nello svolgimento associato delle funzioni di polizia locale.


152. L'art. 2 della l.r. 17 maggio 1985, n. 43 (Norme in materia di polizia locale) è così sostituito:

“Art. 2 (Coordinamento delle forze di polizia locale)

1. Al fine di rendere integrate ed omogenee le attività dei corpi e dei servizi di polizia locale, la Giunta regionale costituisce apposita struttura di coordinamento delle funzioni e dei compiti di polizia locale, anche quale referente di analoghe strutture organizzative da istituirsi dagli enti locali. Ove si renda necessario, su richiesta dell'autorità competente, la Regione attiva l'intervento della struttura di coordinamento.

2. Qualora sia necessario coordinare l'impiego delle forze di polizia dipendenti dagli enti locali con le forze di polizia dello Stato, ovvero con i corpi o con le organizzazioni della protezione civile, l'autorità di polizia locale, sulla base di opportune intese e delle modalità di coordinamento definite dalla struttura regionale e nell'ambito delle strutture locali di cui al comma 1, impartisce, mediante il comandante del corpo di polizia locale, le direttive del caso ai propri dipendenti; il comandante determina le modalità operative nel rispetto delle direttive dell'autorità suddetta.”.


153. All'art. 8, comma 3, della l.r. n. 43/1985, dopo le parole “posti di agente” sono inserite le seguenti:” che frequenti il corso di cui al comma 1,”.


154. L'art. 9 della l.r. n. 43/1985 è così sostituito:

“Art. 9 (Corsi di preparazione ed aggiornamento professionale)

1. La Regione promuove ed organizza i corsi di formazione per i vincitori dei concorsi di posti di ufficiale, sottufficiale ed agente, di cui all'art. 8, comma 1, tenuto conto dei vigenti accordi di livello regionale inerenti alla formazione dei dipendenti pubblici, stipulati tra le organizzazioni sindacali, la Regione e le associazioni rappresentative degli enti locali, nonché delle precedenti esperienze formative realizzate dagli enti locali per il personale addetto alla polizia locale.

2. La Regione promuove ed organizza altresì corsi formativi di preparazione ai concorsi banditi dagli enti competenti per il reclutamento del personale di polizia locale. La preselezione per la partecipazione a detti corsi è effettuata dagli enti locali sulla base del numero dei posti che intendono coprire. Il superamento degli esami finali dei predetti corsi ovvero il possesso di titolo equivalente costituisce requisito per l'accesso ai ruoli della polizia locale e non ha effetto ai fini del superamento del periodo di prova del personale assunto a seguito di concorso. Ai corsi previsti dal presente comma partecipa anche il personale di cui all'art. 17, commi 132 e 133, della legge 15 maggio 1997, n. 127 (Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo) e all'art. 46 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).

3. I corsi di cui al comma 2 possono essere promossi ed organizzati anche dagli enti locali, con l'osservanza delle modalità e dei criteri di cui al comma 5, verificata dalla Giunta regionale.

4. Coloro che hanno frequentato i corsi formativi di preparazione e superato gli esami finali sono iscritti in apposto elenco conservato ed aggiornato dalla direzione regionale competente in materia di polizia locale. L'iscrizione all'elenco costituisce requisito per la partecipazione alle procedure di selezione per l'assunzione di personale di polizia a tempo determinato.

5. Le modalità organizzative, i contenuti, la durata, le prove finali dei corsi formativi e di aggiornamento di cui all'art. 8 ed al presente articolo, nonché i criteri per la composizione delle commissioni esaminatrici dei corsi formativi, sono disciplinati con deliberazione della Giunta regionale.

6. Al fine di contribuire all'onere gravante sugli enti locali per la formazione del personale addetto alle funzioni di polizia locale, la Regione stipula con l'IReF una convenzione annuale o pluriennale per la realizzazione, anche in forma decentrata, di corsi di formazione di base, di qualificazione e di aggiornamento professionale di cui all'art. 8 ed al presente articolo, che l'IReF gestisce direttamente o stipulando convenzioni per lo svolgimento in forma indiretta.

7. Il volume delle iniziative formative previste dalla convenzione è contenuto nei limiti dei finanziamenti annuali approvato con provvedimento della Giunta regionale, sulla base delle previsioni del bilancio della Regione.

8. Nel determinare il finanziamento delle iniziative, la Giunta regionale tiene conto del reale fabbisogno formativo accertato sulla scorta della domanda proveniente dagli enti locali e dalle ricerche dell'IReF.

9. L'attività didattica disciplinata dalla convenzione è prevista in un programma annuale definito dall'IReF, il cui contenuto è comprensivo:

a) dell'analisi dei fabbisogni;

b) della progettazione generale degli interventi;

c) del catalogo degli interventi distribuiti nel corso dell'anno di attività ed eventualmente decentrati in sedi periferiche.”.


155. Entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, in relazione alle esigenze evidenziate dagli enti locali, provvede a quanto previsto dal comma 5 dell'art. 9 della l.r. 43/1985 come sostituito dal comma 154.


156. L'art. 10 della l.r. 43/1985 è abrogato.

157. Coloro che hanno superato, per l'accesso alla qualifica di agente, il corso formativo di preparazione di cui all'art. 9, comma 2, della l.r. 43/1985, come modificato dal comma 154, sono esonerati dal frequentare il corso di formazione di cui all'art. 8, comma 1, della l.r. 43/85.


158. L'attività dei corpi e dei servizi di polizia locale, siano essi della provincia, della comunità montana o del comune, singoli o associati, viene garantita mediante sezioni specializzate per settori di competenza.


159. Gli addetti ai servizi di polizia non possono essere destinati a svolgere stabilmente attività e compiti difformi da quelli loro conferiti dalle leggi e regolamenti.


160. Nell'organizzazione delle attività dei corpi e dei servizi, ivi compresa la partecipazione ai corsi di formazione professionale, si applicano i principi contenuti nella legge 9 dicembre 1977, n. 903 (Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro) e della legge 10 aprile 1991, n. 125 (Azioni positive per la realizzazione per la parità uomo-donna nel lavoro).


161. Il comandante del corpo, o il responsabile di servizio di polizia locale, risponde dell'organizzazione, della disciplina e delle modalità di impiego-tecnico e operativo degli appartenenti alle forze di polizia locale. Il comandante del corpo, o il responsabile del servizio di polizia locale, è tenuto a rispettare le direttive impartite rispettivamente dal presidente della provincia o della comunità montana o dal sindaco.


162. Le province, le comunità montane e i comuni singoli o associati, in cui sia operante un corpo o un servizio di polizia locale, ne definiscono con regolamento l'ordinamento e l'organizzazione.


163. Gli enti interessati, contestualmente all'approvazione degli atti relativi alla gestione associata, adottano un regolamento che specifica le modalità di svolgimento delle funzioni.


164. E' costituito il sistema operativo della banca dati regionale con la finalità di favorire la comunicazione di informazioni operative a doppio senso tra la Regione e gli enti locali, per la gestione delle attività di polizia locale.


165. Il sistema operativo ha altresì lo scopo, ai sensi della legge 225/1992 e del d.p.r. 6 febbraio 1981, n. 66 (Regolamento di esecuzione della legge 8 dicembre 1970, n. 996, recante norme sul soccorso e l'assistenza alle popolazioni colpite da calamità - protezione civile), di integrarsi con il programma nazionale di protezione civile.


TP