REGIONE LOMBARDIA

PROTOCOLLO DI INTESA 14 DICEMBRE 1999

PROTOCOLLO DI INTESA TRA LA REGIONE LOMBARDIA E LA DIOCESI DI ... PER IL RICONOSCIMENTO DELLA FUNZIONE SOCIALE ED EDUCATIVA SVOLTA DALLE PARROCCHIE MEDIANTE GLI ORATORI E PER LA LORO VALORIZZAZIONE SUL TERRITORIO LOMBARDO


La Regione Lombardia, rappresentata dal Presidente Roberto Formigoni


e


la Diocesi di ... rappresentata da Mons. ...


PREMESSO CHE


- il Documento di Programmazione economico-finanziaria regionale per il triennio 1998/2000 (DCR 15 ottobre 1997 n. V1/716) indica tra gli obiettivi del Progetto Strategico dell'area Minori il "contrasto dei processi di emarginazione sociale, disagio e devianza in ambito minorile, adolescenziale giovanile" e prevede la realizzazione dell' incremento quanti/qualitativo dei centri di aggregazione giovanile sul territorio, tenendo presenti le realtà culturalmente e storicamente radicate quali ad esempio gli oratori";


- gli "Indirizzi generali per il Piano socio assistenziale regionale per il triennio 1998/2000" di cui alla DGR 24 luglio 1998 n. 6/37586, nella ridefinizione del sistema di protezione sociale, richiamano fortemente in causa la partecipazione della pluralità di soggetti che costituiscono un universo diversificato in cui tra quelli emergenti (cooperative sociali, associazioni, organizzazioni di volontariato, ecc.) si affiancano quelli che, come gli enti religiosi, da secoli si sono fatti carico delle problematiche inerenti il disagio sociale;


- l'intendimento della Giunta regionale rispetto al ruolo dei vari soggetti sociali è ulteriormente precisato al punto 1.1.3. dei predetti Indirizzi generale per il PSA, dove si specifica che " la prospettiva della "Comunità che cura" va così rilanciata, intendendola non come la forma residuale di cure poste a carico della famiglia e delle reti primarie che agiscono in assenza dello Stato e del mercato, quanto piuttosto nel senso di saper valorizzare tutte le espressioni autonome della società come forme dell'autonomia sociale e dell'innovazione, intrecciando fra loro queste presenze per realizzare partecipazione e collaborazione con il sistema pubblico, interdipendenza e sinergia, integrazione e complementarità.";


- i medesimi Indirizzi generali al punto 2.1.2 nello specifico dell'area Minori, dedicato alla rete dei servizi per la prevenzione del disagio minorile, adolescenziale e giovanile, contemplano: "In questo quadro devono trovare riconoscimento e sostegno tutte quelle agenzie con finalità aggregative e formative (oratori, associazioni, gruppi organizzati,...) che operano nel tempo libero giovanile, a condizione che accettino di condividere - anche formalmente - espliciti obiettivi di prevenzione (apertura alla diversità e al disagio, pedagogia di ascolto e promozione, integrazione con gli altri servizi, ecc.)" e che per queste sono da prevedere forme di sostegno formativo e consulenziale tese a favorire l'adeguamento di tali strutture ai fini descritti";


- il DPEFR approvato dal Consiglio l'8 ottobre 1998 n. VI/1038, al punto 2.8, Interventi per i Minori, ribadisce che "si tratta di costruire un patto educativo tra i diversi soggetti quali la famiglia, le istituzioni pubbliche e private, l'associazionismo, il privato sociale e il volontariato - la comunità locale nel suo complesso - riconoscendo pari dignità a tutti, pur nella diversificazione di funzioni, ruoli e compiti istituzionali e che è da prevedere, tra i risultati attesi per il 1999, la stipula di protocollo d'intesa o atti di accordo analoghi con le Diocesi lombarde per la valorizzazione degli oratori";


- da tempo è in atto la collaborazione tra il Settore alla Famiglia e Politiche Sociali regionale e gli Uffici della Pastorale Giovanile delle Diocesi lombarde per il confronto e la messa in comune di obiettivi in materia di promozione della crescita dei minori e di prevenzione del disagio sociale minorile ed adolescenziale al fine di sviluppare sul territorio e in base alle proprie competenze, linee d'intervento concordate e condivise a favore dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani e delle loro famiglie;


- a livello locale sono già attivate sinergie e collaborazioni significative, formalizzate tra Enti locali, Uffici diocesani di pastorale giovanile e Parrocchie, anche a fronte della sollecitazione derivante dall'applicazione della L. 285/97 ""Disposizione per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza", che all'art. 2 prevede il coinvolgimento degli enti locali, delle istituzioni pubbliche e private per l'attuazione di interventi al fine di favorire, come riporta l'art. 1, la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza, privilegiando l'ambiente ad esse più confacente in attuazione dei principi della Convenzione sui diritti del fanciullo, resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176 e degli articoli 1 e 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;


- gli stessi Gruppi Tecnici Territoriali provinciali istituiti per l'attuazione della suddetta L. 285/97 con DGR 24 aprile 1998 n. VI/35839 hanno visto la presenza attiva di rappresentanti delle Diocesi;


- va considerata la valenza numerica degli oratori in Regione Lombardia che ammontano a oltre 3.000 unità ed interessano complessivamente circa il 55/60 della popolazione lombarda minorile;


- va considerato l'elevato numero di operatori - oltre 100.000 - per la maggior parte volontari, che si occupano dei ragazzi e svolgono attività di tipo educativo, ludico, ricreativo, espressivo e sociale all'interno dell'oratorio;


- è da tenere presente il significativo investimento in termini di risorse umane, economici e patrimoniali che le Diocesi lombarde hanno in atto a favore dell'area minori;


- si ravvede la necessità di formalizzare con specifico accordo la volontà di proseguire nel percorso intrapreso tra la Regione e le Diocesi lombarde al fine di valorizzare la funzione educativa e sociale che la Parrocchia esplica a favore dei minori, adolescenti e giovani del proprio territorio di competenza attraverso l'oratorio, riconoscendone la validità progettuale ed organizzativa;


Tutto ciò premesso si conviene e si stipula quanto segue


1) La Regione Lombardia e la Diocesi di ... nel rispetto della propria natura, funzioni, ruoli e competenze istituzionali, condividono gli obiettivi afferenti alla promozione della crescita del ragazzo e alla prevenzione del disagio e disadattamento giovanile riportati nell' "Approvazione della proposta di 'Indirizzi generali per il Piano socio assistenziale regionale per il triennio 1998/2000' - art. 1 l. r. 11 luglio 1997, n. 31" di cui alla DGR 24 luglio 1998 n. VI/37586.


2) La Regione Lombardia riconosce la funzione educativa e sociale svolta dall'Ente Parrocchia mediante l'Oratorio, che costituisce uno dei soggetti sociali ed educativi della comunità locale, finalizzato alla promozione, accompagnamento e supporto della crescita armonica dei ragazzi, adolescenti e giovani che vi accedono spontaneamente.


3) La Diocesi di ... assicura la specificità dell'oratorio quale soggetto che esplica funzioni educative e sociali mediante una peculiare progettualità e metodi di intervento atti a condividere l'istanza educativa delle famiglie e a prendersi cura della condizione minorile, adolescenziale e giovanile globalmente intesa, oltre alla parte propriamente confessionale dei frequentanti.


4) La Regione riconosce la titolarità della Diocesi di ... ad essere consultata in fase di elaborazione delle linee di programmazione regionale degli interventi in area minori, adolescenti e giovani e a far parte di commissioni consultive ed organismi regionali afferenti all'area, quali l'Osservatorio Regionale per l'Infanzia e l'Adolescenza, mediante rappresentanti concordati tra le Diocesi lombarde.


5) La Regione Lombardia valorizza la Parrocchia quale soggetto competente della Comunità locale che tramite l'Oratorio ha la facoltà di contribuire alla programmazione e realizzazione di interventi e azioni nell'area minori.


6) La Regione Lombardia riconosce la titolarità della Parrocchia ad essere Ente Gestore di Unità di Offerta previste dalla normativa regionale nel campo minorile.


7) La Regione si impegna a definire con successivi atti, modalità e azioni a sostegno del presente accordo.


TP