TAR LOMBARDIA - SEZIONE STACCATA DI BRESCIA

NUMERO SENTENZA 41 / 2003


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Sezione staccata di Brescia - ha pronunciato la seguente


SENTENZA


sul ricorso n. 1328 del 2002 proposto da

CENTRO CULTURALE ISLAMICO DI BERGAMO – O.N.L.U.S.,


rappresentato e difeso dall’avv. Yvonne Messi ed elettivamente domiciliato presso la Segreteria della Sezione in Brescia, via Malta n.12;


contro


COMUNE DI BERGAMO,

costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’avv. Vito Gritti ed elettivamente domiciliato presso la Segreteria della Sezione in Brescia, via Malta n.12;


per l’annullamento


dei provvedimenti del comune di Bergamo in data 30.10.2001 di diniego del mutamento di destinazione d’uso dell’immobile del Centro Culturale Islamico e di contestazione dell’esecuzione di opere edilizie senza autorizzazione, in data 8.11.2001 di sospensione dei lavori ed in data 11.12.2001 di demolizione, nonché degli atti connessi tra cui l’atto in data 7.8.2001 con il quale il medesimo comune chiedeva all’Agenzia del Territorio la quantificazione della sanzione di cui all’art. 3 della L.R. 15.1.2001, n. 1, tutti impugnati anche con motivi aggiunti; con ulteriori motivi aggiunti del provvedimento in data 8.10.2002 di rigetto dell’istanza di autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della legge 28.2.1985, n. 47;


Sul ricorso n. 174 del 2002 proposto da


CENTRO CULTURALE ISLAMICO DI BERGAMO,

rappresentato e difeso dall’avv. Yvonne Messi ed elettivamente domiciliato presso la Segreteria della Sezione in Brescia, via Malta n.12;


contro


COMUNE DI BERGAMO,

costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’avv. Vito Gritti ed elettivamente domiciliato presso la Segreteria della Sezione in Brescia, via Malta n.12;


e nei confronti di

REGIONE LOMBARDIA,

non costituitasi in giudizio;


per l’annullamento


del piano regolatore generale del comune di Bergamo, limitatamente all’art. 85 delle norme tecniche di attuazione, che stabilisce limiti percentuali di utilizzazione diversa dalla residenza per singolo edificio, nonché degli atti connessi;


Visti i ricorsi con i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’amministrazione resistente;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle proprie difese e domande;

Visti gli atti tutti delle cause;

Udito il ref. Elena Quadri, designato relatore per l’udienza del 20.12.2002;

Uditi i difensori del ricorrente e del resistente;

Ritenuto in fatto ed in diritto quanto segue:


FATTO


Con ricorso notificato il 18.12.2001 e depositato il 21.12.2001, il ricorrente, avendo comunicato il cambio di destinazione d’uso da laboratorio artigianale a luogo di culto islamico dell’immobile in cui ha sede, compreso dal vigente P.R.G. nel sistema della residenza, mutamento effettuato senza opere edilizie, impugna i provvedimenti indicati in epigrafe con i quali il comune di Bergamo ha denegato il mutamento di destinazione d’uso dell’immobile del Centro Culturale Islamico contestando l’esecuzione di opere edilizie senza autorizzazione edilizia, ha sospeso i lavori ed ha ordinato la demolizione di dette opere, nonché ha chiesto all’Agenzia del Territorio la quantificazione della sanzione di cui all’art. 3 della L.R. n.1/2001, deducendo i seguenti motivi:


Violazione degli artt. da 4 a 8 della legge 7.8.1990, n. 241, in quanto l’amministrazione non avrebbe provveduto alla nomina del responsabile del procedimento, né alla comunicazione dell’avvio del medesimo procedimento all’interessato ricorrente;

Falsa applicazione degli artt. 84 e 85 delle N.T.A. del P.R.G.; disapplicazione dell’art. 2, comma 1, della L.R. 15.1.2001, n. 1 e dell’art. 22 della L.R. 15.4.1975, n. 51; eccesso di potere per travisamento dei fatti ed illogicità manifesta, atteso che il comune avrebbe interpretato erroneamente le prescrizioni del P.R.G. vigenti per la zona residenziale, che ammetterebbero la destinazione del bene a luogo di culto, opera di urbanizzazione secondaria; risulterebbe, quindi, ammesso il mutamento di destinazione d’uso in questione, realizzato senza opere edilizie.

Falsa applicazione dell’art. 2, comma 1 della L.R. n. 1/2001; motivazione illogica; eccesso di potere per travisamento dei fatti, in quanto il ricorrente avrebbe rispettato l’obbligo della mera comunicazione del cambio di destinazione d’uso, consistendo le opere realizzate nella mera manutenzione del fabbricato non soggetta ad alcun provvedimento autorizzativo; inoltre, il comune non avrebbe provato in alcun modo la realizzazione delle opere in data antecedente al mese di ottobre 2001.

Falsa applicazione dell’art. 7 della legge 28.2.1985, n. 47; difetto dei necessari presupposti, atteso che, anche se il mutamento di destinazione d’uso fosse effettivamente in contrasto con il P.R.G., il comune avrebbe dovuto applicare la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 3 della L. n. 1/2001 e non la demolizione, trattandosi di opere di manutenzione ordinaria non necessitanti di concessione.

Difetto di motivazione; eccesso di potere per sviamento di potere; violazione dei principi di buona e imparziale amministrazione, in quanto mancherebbe l’interesse pubblico alla destinazione produttiva dell’immobile, oltretutto vietata nella zona residenziale.

Con motivi aggiunti, notificati il 7.2.2002, il ricorrente ha, altresì, impugnato i suddetti provvedimenti per invalidità derivante dall’illegittimità dell’art. 85 delle N.T.A. del P.R.G. del comune di Bergamo per i seguenti motivi:


Eccesso di potere per manifeste contraddittorietà ed irrazionalità; violazione dell’art. 3 della L.R. n. 1/2001; falsa applicazione dell’art. 7 L. 1150/42 e del D.M. 2.4.1968, n. 1444, atteso che la normativa regionale ammetterebbe i cambi di destinazione d’uso in quanto non espressamente vietati dal P.R.G., come nel caso di specie, senza possibilità di imporre limiti percentuali a tali destinazioni d’uso, essendo, oltretutto, i luoghi di culto ammessi nelle zone residenziali ai sensi dell’art. 26 delle N.T.A. del P.R.G.

Con ulteriori motivi aggiunti, notificati il 18.11.2002, il ricorrente ha impugnato il provvedimento in data 8.10.2002 con il quale è stata rigettata l’istanza di autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della legge 28.2.1985, n. 47, deducendo i seguenti motivi:


Falsità del presupposto, in quanto le opere, di mera manutenzione ordinaria perché non mutanti la struttura, la superficie ed il volume del fabbricato e neutre quanto alla destinazione d’uso del bene, sarebbero state realizzate alcuni mesi dopo la comunicazione del cambio di destinazione d’uso al comune.

Falsa applicazione degli artt. 84 e 85 delle N.T.A. del P.R.G.; disapplicazione dell’art. 13 della L. n. 47/85, dell’art. 2 della L.R. n. 1/2001 e dell’art. 22 della L.R. n. 51/75, nonché degli artt. 4 della L. 29.9.1964, n. 847 e 2, comma 2, della L.R. 9.5.1992, n. 20; difetto di istruttoria; eccesso di potere per travisamento dei fatti ed illogicità manifesta, in quanto, anche ammettendo la variazione d’uso del fabbricato con opere edilizie, il diniego di autorizzazione in sanatoria sarebbe illegittimo in considerazione della natura di mera manutenzione delle opere realizzate, non necessitanti di concessione edilizia, nonché del carattere di opera di urbanizzazione secondaria della moschea, non soggetta alle limitazioni percentuali previste nella zona residenziale;

Illegittimità derivata: eccesso di potere per manifesta contraddittorietà ed irrazionalità; violazione dell’art. 3 della L. R. n. 1/2001; falsa applicazione dell’art. 7 della L. n. 1150/42 e del D.M. n. 1444/68, in quanto i limiti percentuali di utilizzazione diversa dalla residenza contenuti nell’art. 85 delle N.T.A. sarebbero irrazionali poiché preordinati alla finalità di mantenere un rapporto determinato negli usi ammessi, mentre la legislazione urbanistica non consentirebbe di imporre limiti percentuali alle destinazioni ammesse nelle singole zone; le previsioni sarebbero, oltretutto, irragionevoli perché limitate solo agli interventi di trasformazione, ed operanti anche nel caso di unica unità immobiliare.

Si è costituito il resistente comune, che ha chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza nel merito.


Con ricorso notificato l’8.2.2002 e depositato il 22.2.2002, il ricorrente impugna il piano regolatore generale del comune di Bergamo, limitatamente all’art. 85 delle norme tecniche di attuazione, che stabilisce limiti percentuali di utilizzazione diversa dalla residenza per singolo edificio, deducendo i seguenti motivi:


Eccesso di potere per manifesta contraddittorietà ed irrazionalità; violazione dell’art. 3 della L. R. n. 1/2001; falsa applicazione dell’art. 7 della L. n. 1150/42 e del D.M. n. 1444/68, in quanto i limiti percentuali di utilizzazione diversa dalla residenza contenuti nell’art. 85 delle N.T.A. sarebbero irrazionali poiché preordinati alla finalità di mantenere un rapporto determinato negli usi ammessi, mentre la legislazione urbanistica non consentirebbe di imporre limiti percentuali alle destinazioni ammesse nelle singole zone; le previsioni sarebbero, oltretutto, irragionevoli perché limitate solo agli interventi di trasformazione, ed operanti anche nel caso di unica unità immobiliare.

Si è costituito il resistente comune, che ha eccepito in via preliminare l’irricevibilità ed inammissibilità del gravame ed ha, comunque, chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza nel merito.


Successivamente le parti hanno presentato memorie a conferma delle proprie conclusioni.


Alla pubblica udienza del 20.12.2002 il gravame è stato, quindi, trattenuto per la decisione.


DIRITTO


Con i ricorsi all’esame il ricorrente, avendo comunicato il cambio di destinazione d’uso dell’immobile adibito a propria sede da laboratorio artigianale a luogo di culto islamico, mutamento effettuato senza opere edilizie, impugna i provvedimenti indicati in epigrafe, con i quali il comune di Bergamo ha denegato il citato mutamento di destinazione d’uso del fabbricato contestando l’esecuzione di opere edilizie senza autorizzazione, ha sospeso i lavori ed ha ordinato la demolizione di dette opere, chiedendo all’Agenzia del Territorio la quantificazione della sanzione di cui all’art. 3 della L.R. n.1/2001 e denegando, infine, a seguito di istanza presentata dal medesimo ricorrente, l’autorizzazione in sanatoria delle opere realizzate.


Il collegio ritiene, in via preliminare, di riunire i due ricorsi, attesa la loro connessione oggettiva e soggettiva.


Il ricorrente lamenta, in sostanza, l’illegittimo operato del comune di Bergamo, che, a seguito di comunicazione da parte del Centro Islamico nell’aprile 2001, in violazione della normativa nazionale e regionale e sulla base di sopralluoghi iniziati nell’ottobre 2001 attestanti la realizzazione di alcune opere, avrebbe negato il mutamento di destinazione d’uso dell’immobile ed ordinato la sospensione dei lavori e la demolizione delle opere intraprese, nonché respinto l’istanza di autorizzazione in sanatoria nel frattempo presentata dal ricorrente.


Per la difesa dell’amministrazione resistente, invece, le opere sarebbero state necessarie per lo stesso mutamento di destinazione d’uso dell’immobile da capannone artigianale a luogo di culto, mutamento che, di conseguenza, non avrebbe potuto qualificarsi come effettuato senza opere e necessitante di autorizzazione edilizia; il suddetto mutamento non sarebbe, comunque, possibile perché in contrasto con la normativa urbanistica vigente nel comune.


Il collegio è dell’avviso che, per la definizione della controversia all’esame, sia di primaria rilevanza accertare se le opere siano state realizzate in concomitanza con il mutamento di destinazione d’uso dell’immobile, quindi anteriormente alla comunicazione del 3.4.2001, oppure posteriormente.


Dalla documentazione versata in atti non si evince alcun documento od altra circostanza atta a provare tale concomitanza. Dai verbali di sopralluogo posti dal comune alla base dei provvedimenti impugnati risulta, infatti, che solo nel mese di ottobre è stata accertata l’effettuazione di opere edilizie interessanti il fabbricato in questione, dovendosi, di conseguenza, presumere, in mancanza di prova contraria, che tali opere siano state realizzate successivamente rispetto al mutamento di destinazione d’uso dell’immobile, che, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1 e 2 della L.R. 15.1.2001, n. 1, si è verificato automaticamente a seguito della mera comunicazione effettuata dal Centro Islamico al comune di Bergamo in data 3.4.2001.


Riguardo alla natura delle opere intraprese, dall’esame dei verbali di sopralluogo effettuati dal comune risulta che le medesime si identificano in lavori meramente interni, ai sensi dell’art. 26 della legge 28.2.1985, n. 47 e non in opere di ristrutturazione, costituendo interventi interessanti la rimozione di pareti mobili e di una porzione di soppalco, la chiusura in carton-gesso di una finestra e porta-finestra solo dall’interno, senza modifica dell’aspetto esteriore del fabbricato, la sistemazione dei servizi igienici, la realizzazione dell’impianto di riscaldamento, la piastrellatura di alcuni pavimenti. Tali opere, infatti, risolvendosi, in sostanza, in lavori di sistemazione interna, non hanno in alcun modo modificato la struttura, la superficie ed il volume del fabbricato.


Illegittimo deve, dunque, ritenersi l’ordine di demolizione delle citate opere, non soggette al previo rilascio della concessione edilizia, nonché il diniego dell’autorizzazione in sanatoria delle stesse.


Il collegio ritiene, infine, che alla fattispecie in questione sia del tutto estranea la disposizione censurata delle norme transitorie di attuazione del piano regolatore del comune di Bergamo (art.85), atteso che la stessa disciplina le modificazioni della residenza, mentre la destinazione dell’edificio in questione risulta coerente con le previsioni delle medesime N.T.A. di P.R.G. ed in particolare dell’art. 26 (S:Servizi e attrezzature di proprietà pubblica e privata, ma di uso pubblico; sd: servizi per il culto) ed 84, comma 2, che non la ricomprendono tra quelle escluse.


Oltretutto, l’immobile, in quanto destinato a luogo di culto, costituisce un’opera di urbanizzazione secondaria, ai sensi dell’art. 4 della legge 29.9.1964, n. 847, dell’art. 2, comma 2, della L.R. 9.5.1992, n. 20 e dell’art.16 dello stesso P.R.G. del comune di Bergamo, essendo, dunque, ricompreso tra gli standard urbanistici al servizio degli insediamenti residenziali.


Non sussiste, quindi, l’attuale interesse del ricorrente alla decisione del secondo gravame.


Per le suesposte considerazioni ed assorbendosi gli ulteriori motivi dedotti, il primo ricorso va accolto, dichiarandosi, per l’effetto, l’annullamento degli atti impugnati, mentre il secondo gravame va dichiarato inammissibile per carenza d’interesse.


Le spese di giudizio sono poste a carico dell’amministrazione resistente e si liquidano come in dispositivo.


P.Q.M.


il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Sezione staccata di Brescia - accoglie il primo gravame e dichiara inammissibile il secondo per sopravvenuta carenza d’interesse.


Condanna il comune di Bergamo alla rifusione delle spese di entrambi i giudizi in favore del ricorrente, che liquida in complessivi € 3.000 a titolo di spese, competenze ed onorari di difesa. Compensa le spese tra il ricorrente e la regione Lombardia.


La presente sentenza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.


Così deciso, in Brescia, il 20.12.2002, dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, in Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:


Francesco Mariuzzo Presidente

Elena Quadri Giudice est.

Marco Bignami Giudice


NUMERO SENTENZA 41 / 2003

DATA PUBBLICAZIONE 21 – 01 - 2003


TP