REGIONE TOSCANA L.R. 14-06-1989, n. 37 (abrogato) [1]
Disciplina interventi in materia di diritto allo studio universitario.
B.U.R. TOSCANA 26-06-1989, n. 36

Note:
1 Abrogata dall'art. 40, comma 1, L.R. 11 agosto 1993, n. 55, a sua volta abrogata dall'art. 37, comma 1, lett. a), L.R. 28 gennaio 2000, n. 7.

Art. 1. - Finalità
1. Al fine di concorrere all'attuazione degli artt. 2, 3 e 34 della Costituzione la presente legge disciplina gli interventi per il diritto allo studio universitario finalizzato a rendere effettivo il diritto al raggiungimento dei più alti gradi degli studi ai capaci e meritevoli anche se privi di mezzi.
2. La legge disciplina, inoltre l'estensione di taluni di detti interventi alla generalità degli studenti.
3. Nel rispetto delle inclinazioni e delle aspirazioni degli studenti, del pluralismo delle competenze istituzionali e nell'ambito della programmazione nazionale e dei relativi strumenti attuativi, la Regione persegue la detta finalità in particolare collaborazione con le Università, gli Istituti di istruzione superiore e con le Accademie di Belle Arti.

Titolo I
Finalità - Destinatari - Requisiti di merito e di reddito

Art. 2. - Destinatari
1. Nel rispetto del 1o comma dell'art. 1, gli interventi di cui alla presente legge sono destinati, secondo le modalità di seguito disciplinate, agli studenti iscritti ai corsi di diploma o di laurea, a scuole dirette a fini speciali, a scuole di specializzazione, al dottorato di ricerca presso le Università, gli Istituti di istruzione superiore e le Accademie di Belle Arti con sede amministrativa in Toscana, tutti denominati di seguito Università.
2. Gli studenti di nazionalità straniera, compresi quelli della Comunità europea, possono usufruire degli interventi nell'ambito degli accordi e dei trattati internazionali tra lo Stato italiano e i Paesi di origine degli stessi e secondo la normativa statale vigente. Possono altresì essere ammessi a fruire dei medesimi interventi riservati agli studenti italiani, gli studenti apolidi e rifugiati politici riconosciuti tali dalle competenti autorità statali.
3. La disciplina degli interventi valuta con particolare considerazione le condizioni degli studenti portatori di handicaps e dei lavoratori studenti secondo criteri e indirizzi espressi dal programma regionale di cui al successivo art. 19.

Art. 3. - Requisito di merito
I requisiti di merito per usufruire degli interventi a concorso sono determinati dal programma regionale di cui all'art. 19, sentite le Università e avuto riguardo alla media delle votazioni specifica dei singoli corsi di laurea ed al superamento nello svolgimento del proprio piano di studi da parte dei singoli richiedenti, di una soglia minima nel numero degli esami superati e nella media delle relative votazioni.

Art. 4. - Requisiti di reddito
1. I requisiti di reddito sono definiti dal programma regionale secondo i comma successivi.
2. Ai fini della determinazione dei requisiti di reddito si tiene conto del reddito annuo lordo complessivo della famiglia come somma dei redditi di tutti i componenti il nucleo familiare, quale risulta dallo stato di famiglia anagrafico, dichiarati nell'anno solare precedente agli effetti Irpef Il reddito è comprovato con copia dei modelli 740 o 102 o 201.
3. I redditi derivanti dal lavoro dipendente e assimilati, detratta una quota forfettaria definita nel programma regionale e rapportata alla indennità integrativa speciale o di contingenza dell'anno solare precedente, sono ridotti del 40%.
4. Effettuate le operazioni di cui al comma precedente, i limiti di reddito sono definiti nelle misure di cui all'art. 28, quarto comma, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, maggiorate rispettivamente di 1,5 a rivalutare annualmente in ragione del tasso di inflazione programmato.
5. La falsità di dichiarazioni o documentazioni, ai fini della presente legge, fatta salva ogni altra sanzione anche accademica, determina la revoca dei benefici disposti a favore dello studente e la conseguente ripetizione di quanto indebitamente percepito, maggiorato del 10% semestrale, valutandosi, per i servizi forniti, il costo medio al netto dell'eventuale concorso dello studente.A tal fine, l'ente competente per l'erogazione dei benefici può avvalersi della polizia tributaria ai sensi dell'art. 7 del DL 1o ottobre 1973, n. 580, convertito in legge 30 novembre 1973, n. 706.
6. I requisiti di reddito degli studenti di nazionalità straniera di cui al secondo comma dell'art. 2 della presente legge sono accertati sulla base delle disposizioni a tal fine contenute nei rispettivi trattati o accordi internazionali o normativa CEE.

Titolo II
Interventi

Art. 5. - Tipologia degli interventi
1. Gli interventi che attuano il diritto allo studio universitario sono i seguenti:
a) assegno di studio;
b) prestito d'onore;
c) servizio sovvenzioni;
d) servizio abitativo;
e) servizio mensa;
f) organizzazione di servizi di consulenza di informazione e di orientamento professionale;
g) stampa e diffusione di materiale didattico;
h) attività culturali - ricreative e sportive;
i) ogni altro intervento ritenuto utile anche per le diversificate esigenze, previsto dal programma regionale di cui al successivo art. 19.

Art. 6. - Assegno di studio
1. L'assegno di studio è limitato al primo corso di diploma universitario, di laurea e di diploma di specializzazione.
Sono destinatari dell'assegno di studio gli studenti regolarmente iscritti in corso e, per i corsi di laurea per i quali è previsto uno sbarramento, limitatamente ad uno sola volta, gli studenti iscritti al primo anno fuori corso intermedio o finale. Gli studenti ripetenti sono assimilati ai fuori corso [1].
2. Agli studenti che rientrino nei limiti di reddito di cui al precedente art. 4, 5o comma, l'assegno di studio viene attribuito annualmente tramite concorso in base ai requisiti di merito stabiliti dal programma regionale. A parità di merito prevale lo studente con reddito inferiore.
3. L'ammontare dell'assegno di studio è definito nel programma regionale. Gli studenti in sede usufruiscono dell'assegno di studio nella stessa misura corrisposta agli studenti fuori sede.
4. L'assegno di studio non è cumulabile con altre provvidenze analoghe.
5. Il programma regionale stabilisce annualmente il numero degli assegni da mettere a concorso presso ogni sede universitaria ripartiti per corso di diploma universitario e di laurea. Inoltre nell'ambito di ciascun corso gli assegni di studio vengono ripartiti fra gli anni di corso.
6. Il programma regionale stabilisce, altresì, per i singoli corsi di laurea il numero degli assegni di studio riservati agli studenti iscritti fuori corso nei corsi di laurea per i quali è previsto uno sbarramento, nonchè il numero degli assegni complessivamente disponibili per gli iscritti alle scuole di specializzazione presso ogni Università.
7. Agli studenti già beneficiari dell'assegno di studio, durante l'anno accademico immediatamente precedente, l'assegno stesso viene prioritariamente confermato quando, mantenendosi essi nei limiti di reddito di cui all'art. 4, abbiano raggiunto il livello di merito fissato dal programma regionale e costituito da un numero minimo di esami superati, non inferiore, comunque, a quello stabilito dalla legge n. 162/1969, e da un voto medio minimo.
8. [2].

Note:
1 Comma sostituito dall'art. 5, L.R. 12 dicembre 1989, n. 84.
2 Comma abrogato dall'art. 1, L.R. 12 dicembre 1989, n. 84.

Art. 7. - Prestito d'onore
1. I prestiti d'onore sono concessi a studenti aventi condizioni di reddito e di merito stabiliti dal programma regionale. Sono esclusi gli studenti iscritti ai primi due anni di corso di laurea e quelli iscritti al primo anno di corso di diploma o di scuola diretta a fini speciali.
2. La concessione dei prestiti di onore è regolata da apposite convenzioni con istituti e aziende di credito deliberati dalla Giunta regionale.
3. I prestiti d'onore sono garantiti, nel capitale e negli interessi, da fidejussone regionale.
4. La concessione della garanzia fidejussoria è disposta con deliberazione della Giunta regionale.
5. Il programma regionale determina l'importo massimo al prestito, eventualmente anche in misura differenziata, in relazione alla natura universitaria o post - universitaria degli studi e dell'anno di corso, nonchè i tempi del rimborso.

Art. 8. - Servizio sovvenzioni
1. Nei limiti delle disponibilità finanziarie e degli importi a tal fine stabiliti dal programma regionale per ogni sede universitaria previa domanda, erogate agli studenti beneficiari dell'assegno, che si trovino in situazione di particolare disagio economico, sovvenzioni una tantum in rapporto ai costi connessi alla elaborazione della propria tesi o alla frequenza all'estero di corsi universitari previsti dal piano di studi.
2. Qualora lo studente appartenga alle categorie di cui all'art. 2 della legge 30 marzo 1971, n. 118, o ad altre categorie di disabili dalla legge, a domanda, può essere erogata annualmente, nei limiti delle disponibilità finanziarie e degli importi stabiliti dal programma regionale e secondo il grado di invalidità stabilito dal programma stesso, una sovvenzione per l'acquisto di attrezzature specialistiche e materiale didattico quando non sia possibile la concessione in uno degli stessi. La sovvenzione non è cumulabile con altre provvidenze analoghe.

Art. 9. - Servizio abitativo
1. Il servizio abitativo ricomprende tutti gli interventi relativi all'assegnazione di posti letto in strutture pubbliche e private convenzionate, e, in carenza di posti nelle strutture suddette, al pagamento dell'affitto secondo le misure e le modalità definite nel programma regionale.
2. L'assegnazione dell'alloggio e il pagamento dell'affitto sono rivolti agli studenti fuori sede vincitori di assegno di studio. Ai fini della presente legge, per studente fuori sede si intende lo studente residente in Comune diverso da quello sede dell'Università frequentata con tempi di percorrenza tra detti Comuni, mediante mezzi pubblici di trasporto, superiori ad un'ora.
3. Gli studenti vincitori di assegno di studio e fuori sede usufruiscano gratuitamente, a domanda, del servizio abitativo.
3-bis. Il beneficio dell'alloggio, attribuito agli studenti iscritti all'ultimo anno di corso o al primo fuori corso dei corsi di laurea per i quali è previsto uno sbarramento, può essere prorogato per un massimo di 20 mesi a decorrere dal termine dei suddetti anni accademici [1].

4. Eventuali posti letto residuali nelle strutture abitative pubbliche vengono assegnati agli studenti fuori sede non vincitori del concorso per l'assegnazione dell'assegno di studio con modalità determinate nel programma regionale secondo le tariffe fissate nel piano annuale di gestione di cui all'art. 22.
5. Il servizio abitativo è gestito direttamente o mediante appalto o convenzioni con enti pubblici o privati, gestori o titolari di strutture abitative idonee. In caso di gestione indiretta, il corrispettivo unitario annuo da definire nella convenzione o nel capitolato non può superare il costo sostenuto pro - capite nelle residenze gestite direttamente.
6. Nelle strutture abitative sono forniti agli studenti, oltre ai servizi logistici, anche spazi comuni destinati ad attività formative e culturali. A dette attività possono presiedere, previa convenzione con le università docenti o ricercatori universitari. Ove lo consentano le condizioni strutturali, appositi locali sono destinati a servizi collettivi interni, quali cucine, lavanderie e stirerie.
7. Sulla base di apposite convenzioni fra l'ente gestore e l'Università, le strutture abitative pubbliche possono essere messe a disposizione durante l'anno di docenti e di studenti di altre Università, anche straniere, limitatamente a scambi formativi.
8. Nei periodi di vacanza dell'attività accademica, le strutture abitative pubbliche possono essere utilizzate per fini di turismo sociale giovanile a tariffa pari al costo di gestione del servizio.
9. L'utilizzazione delle strutture abitative è disciplinata da apposito regolamento, approvato dall'ente delegato.
10. Il regolamento deve garantire la partecipazione degli utenti all'organizzazione della vita comunitaria e alle attività culturali e ricreative interne.

Note:
1 Comma inserito dall'art. unico, L.R. 2 febbraio 1993, n. 9.

Art. 10. - Servizio mensa
1. Il servizio mensa è preordinato a consentire la frequenza alle attività didattiche e di ricerca. Le mense o strutture di ristoro similari sono allocate, oltre che presso le strutture abitative, nelle immediate vicinanze o, previa intesa con le competenti autorità accademiche, all'interno delle sedi universitari in modo da realizzare una razionale diffusione decentrata.
2. Alle mense universitarie possono accedere gli studenti iscritti alle Università toscane, ivi compresi i dottorandi di ricerca. I vincitori dell'assegno di studio accedono gratuitamente; gli altri studenti con le modalità determinate dal programma regionale e alle tariffe fissate nel piano annuale di gestione di cui all'art. 22.
3. Alle medesime condizioni previste dal programma regionale per gli studenti che non siano vincitori di assegno di studio, possono accedere alla mensa studenti di altre Università, anche straniere, previa attestazione del Direttore o del responsabile dell'unità amministrativa universitaria temporaneamente frequentata per motivi di studio o di ricerca.
4. L'accesso alle mense universitarie da parte di altri utenti, ivi compreso il personale dell'università, nonchè quello dipendente da enti pubblici e privati, può aver luogo a prezzi di costo e senza oneri a carico della Regione, mediante apposite convenzioni, fatta comunque salva la funzionalità del servizio.
5. La gestione della mensa può esser affidata, mediante appalti o convenzioni, ad enti pubblici o privati, ivi comprese associazioni e cooperative studentesche, a costi non superiori e a caratteristiche del servizio non inferiori a quelle della gestione diretta. Oltre ad appositi controlli, il capitolato o la convenzione dovranno, tra l'altro, prevedere condizioni di accesso, quantità calorica del vitto, qualità dei generi alimentari, efficienza del servizio, confortevolezza dell'ambiente, in ogni caso non inferiori a quelle previste per le mense direttamente gestite.
6. Le Aziende e i Comune di Arezzo e Carrara nominano un'apposita commissione paritetica, la metà dei membri della quale è direttamente designata dagli studenti frequentanti la singola mensa, per garantire il controllo degli utenti sulla qualità del servizio della gestione di mensa, tenendo conto anche di eventuali suggerimenti e reclami.

Art. 11. - Consulenza, informazione e orientamento professionale
1. Il servizio di consulenza e di informazione ha il compito di fornire agli studenti tutte le notizie e le informazioni necessarie per un'adeguata conoscenza delle attività e dei servizi universitari.
2. Tale servizio, mediante appositi centri, è finalizzato a fornire agli studenti servizi di consulenza ed elementi di conoscenza necessari ad orientare gli studenti nella programmazione dei loro studi in relazione allo loro aspirazioni culturali e professionali, agli sbocchi occupazionali e alle prospettive sul mercato del lavoro dei laureati.
3. I centri preposti a tale servizio possono coordinare i loro interventi con le attività di orientamento didattico delle singole università, possono inoltre avvalersi eventualmente di Enti e Istituti specializzati, tutto mediante convenzioni.

Art. 12. - Stampa e diffusione di materiale didattico
1. Gli interventi sono rivolti alla stampa ed alla diffusione, anche tramite prestito, di materiale didattico di ogni tipo (libri, audiovisivi, strumenti didattici). Gli oneri a carico degli studenti per l'acquisto di materiale devono essere determinati in modo da garantire la copertura dei costi di produzione.
2. La stampa del materiale didattico è disposta sentiti i competenti organi accademici.
3. Nella stampa e nella diffusione, si terrà conto delle esigenze specifiche degli studenti portatori di handicaps.

Art. 13. - Attività culturali ricreative e sportive
1. Gli interventi per le attività culturali ricreative e sportive sono volti, nei limiti a tal fine disposti dal programma regionali, a:
a) organizzare centri per studenti, dotati di ambiente di lettura, lo studio, la ricreazione e provvisti di strumenti di informazione e documentazione collegati a mense e a residenze universitarie;
b) promuovere, incentivare e sostenere le iniziative promosse da associazioni, cooperative e comitati studenteschi, anche di studenti stranieri, operanti nelle Università;
c) promuovere soggiorni di studio e di ricerca, anche mediante scambi e convenzioni con le Università o con enti pubblici o privati italiani ed esteri;
d) sostenere ogni forma di fruizione di attività culturali promosse nell'ambito delle città sedi universitarie;
e) sostenere ogni forma di fruizione di attività culturale e di promozione sportiva.

TITOLO III
Delega delle funzioni

Art. 14. - Enti destinatari di delega
1. Le funzioni amministrative relative agli interventi per il diritto allo studio universitario sono delegate ai Comuni di Firenze, Pisa, Siena, Arezzo e Carrara.
2. I Comuni delegati di Firenze, Pisa e Siena devono avvalersi, per la gestione degli interventi, di un'apposita Azienda dotata di autonomia funzionale, organizzativa e finanziaria, istituita e regolata dai Comuni stessi sulla base dei principi contenuti nei successivi articoli.
3. I Comuni delegati di Arezzo e Carrara effettuano direttamente gli interventi e garantiscono la partecipazione dei docenti e degli studenti delle rispettive sedi universitarie mediante l'istituzione di un'apposita commissione con funzioni consultive obbligatorie sugli atti fondamentali di programmazione, di gestione e di verifica. La composizione della commissione si uniformerà ai criteri previsti dal comma 2 dell'art. 15 e viene insediata entro l'1 luglio 1989.

Art. 15. - Organi e funzioni dell'Azienda
1. Sono organi dell'Azienda:
a) il Consiglio di amministrazione;
b) il Presidente;
c) il Direttore;
d) il Collegio dei revisori dei conti.
2. Il Consiglio di amministrazione è composto dal Presidente e da otto membri nominati per la metà dal Consiglio comunale, garantendo la presenza delle minoranze, al di fuori del suo seno, fra persone di comprovata esperienza tecnico - amministrativa e per l'altra metà da rappresentanti eletti dagli studenti e da docenti nominati dal Consiglio di amministrazione dell'Università.
3. Il Consiglio di amministrazione delibera il bilancio preventivo e l'allegato piano annuale di gestione, il conto consuntivo e i risultati finali del controllo di gestione, i regolamenti, l'assunzione e il trattamento retributivo del Direttore, nonchè gli altri atti attribuitigli dal Comune con il regolamento che disciplina l'Azienda.
4. Il Presidente è nominato dal Consiglio comunale. Egli ha la legale rappresentanza dell'Azienda, convoca e presiede il Consiglio di amministrazione e vigila sul buon andamento dell'Azienda.
5. [1].
6. Il Direttore ha poteri di proposta in ordine agli atti di competenza del Consiglio di amministrazione; provvede all'esecuzione delle delibere del Consiglio di amministrazione; provvede ad ogni altro atto di gestione, ivi compresi quelli attinenti al personale. Il Direttore partecipa con voto consultivo alle riunioni del Consiglio di Amministrazione.
7. Il Collegio dei revisori dei conti è nominato dal Consiglio comunale al di fuori del suo seno fra le persone iscritte all'albo dei revisori dei conti e tra i funzionari pubblici con qualifica di dirigente ed ha i compiti di cui all'art. 2403 del Codice Civile. Il Collegio dei revisori dei conti segnala contestualmente al Consiglio di amministrazione e al Comune i vizi di legittimità ed eventuali osservazioni di merito.

Note:
1 Comma abrogato dall'art. unico, comma 3, L.R. 2 settembre 1992, n. 47.

Art. 16. - Controllo e vigilanza sull'Azienda
1. Il Comune approva gli atti di bilancio con l'allegato piano di gestione annuale e i risultati finali del controllo di gestione nei termini di cui all'art. 22, nonchè i regolamento.
2. Il Comune esercita il controllo eventuale sulla legittimità e sulla conformità agli atti di programmazione degli altri atti dell'Azienda. Tali atti si intendono approvati dopo un mese dal loro ricevimento salvo che il Comune stesso non abbia richiesto chiarimenti o abbia avanzato osservazioni.
3. Il Comune esercita inoltre i poteri sostitutivi nel caso di inadempienze anche con lo scioglimento del Consiglio di amministrazione e la nomina contemporanea dell'organo commissariale.


Art. 17. - Indirizzi per l'esercizio delle funzioni
1. I Comuni e le Aziende esercitano le funzioni delegate attenendosi ai seguenti indirizzi:
a) realizzare un effettivo coordinamento con le iniziative attuate dai Comuni anche in settori diversi ma comunque incidenti sulle condizioni di vita degli studenti, con particolare riferimento a quelli realizzati a favore degli studenti degli altri ordini di scuola;
b) organizzare gli interventi nel rispetto della autonomia della Università e della necessaria collaborazione con la stessa;
c) utilizzare le risorse finanziarie nel rispetto dell'equilibrio finanziario delle gestioni;
d) promuovere e sostenere la cooperazione studentesca;

e) favorire di norma gli interventi costituiti da erogazioni di servizi.
2. Il programma regionale può prevedere ulteriori indirizzi.

Art. 18. - Competenze riservate
1. La Regione, mediante convenzione con le Università e nel rispetto dell'autonomia didattica ed organizzata di queste, concorre al sostegno delle attività di sperimentazione didattica e organizzativa promossa dagli organi accademici ai sensi del DPR n. 382/1980.
2. La Regione promuove studi di ricerche in materia di diritto allo studio universitario.

Titolo IV
Programmazione Bilanci - Controllo di gestione

Art. 19. - Programma regionale. Contenuti
1. Il programma regionale degli interventi per il diritto allo studio universitario è strumento di attuazione del programma regionale di sviluppo, ha validità triennale e si conforma agli obiettivi e alle priorità della programmazione nazionale universitaria.
2. Il programma regionale si compone di due parti. La prima parte stabilisce:
a) gli obiettivi generali e le priorità da perseguire in attuazione delle finalità fissate dalla legge;
b) le strategie e gli strumenti da attivare per il conseguimento degli obiettivi fissati;
c) le modalità per l'erogazione dei finanziamenti per le spese di gestione e per spese di investimento;
d) i criteri e le modalità relativi al controllo di gestione;
e) i criteri per la determinazione delle tariffe.
3. La seconda parte, premessa una documentata analisi sullo stato degli interventi per il diritto allo studio universitario quale risulta dal controllo di gestione, contiene gli eventuali aggiustamenti al programma e stabilisce:
a) il riparto dei finanziamenti per le spese di gestione;
b) il numero degli assegni messi a concorso da parte degli enti delegati;
c) il tetto finanziario entro il quale erogare i prestiti d'onore;
d) i progetti di investimento e le relative risorse finanziarie;
e) eventuali nuovi interventi ai sensi dell'art. 5 lett. i);
f) ogni altra disposizione relativa al programma prevista dalla presente legge.

Art. 20. - Programma regionale. Procedure
1. Il programma regionale dispone per un arco di tempo pari a quello del bilancio pluriennale della Regione e assume come riferimento finanziario le disponibilità recate da tale bilancio. La prima parte del programma regionale, di cui al secondo comma del precedente art. 19, è soggetta ad approvazione triennale fatti salvi eventuali aggiornamenti determinati dai risultati delle verifiche e dei controlli di gestione. La seconda parte del programma regionale di cui al terzo comma del precedente art. 19, è soggetta ad aggiornamento annuale.
2. La Giunta regionale elabora la proposta di programma, sulla stessa richiede il parere degli enti delegati, delle Aziende, delle Università, delle associazioni studentesche e la trasmette improrogabilmente entro il 15 aprile al Consiglio regionale per l'approvazione.
3. Il programma regionale e l'aggiornamento annuale vengono approvati dal Consiglio Regionale entro il 31 Maggio ed hanno efficacia a partire dall'anno accademico successivo [1].

Note:
1 Comma sostituito dall'art. 2, L.R. 12 dicembre 1989, n. 84.

Art. 21. - Finanziamento degli enti delegati
1. Agli oneri per l'attuazione dei diritto allo studio universitario le Aziende e gli enti delegati, ove non è costituita l'Azienda, provvedono mediante:
a) trasferimenti a carico del bilancio regionale disposti ai sensi del successivo art. 27;
b) proventi dei servizi resi per l'attuazione del diritto allo studio universitario;
c) rimborsi, recuperi entrate diverse per i servizi resi dalle Aziende.
Tali entrate sono destinate esclusivamente all'esercizio delle funzioni delegate con la presente legge.
2. Il totale degli stanziamenti di competenza relativi alle spese del diritto allo studio universitario deve risultare, in ciascun bilancio, eguale al totale delle entrate di cui alle lettere a), b) e c) del precedente comma.

Art. 22. - Esercizio finanziario - Bilancio Attività contrattuale dell'Azienda
1. L'esercizio finanziario dell'Azienda decorre dall'1 gennaio e si chiude al 31 dicembre.
2. Il bilancio contiene:
a) nella parte entrata, il capitolo " Trasferimenti della Regione per l'attuazione del diritto allo studio nell'ambito universitario. Spese di investimento";
b) nella parte entrata, il capitolo " Trasferimenti della Regione per l'attuazione del diritto allo studio nell'ambito universitario. Spese di gestione";
c) nella parte entrata, il capitolo " Proventi dei servizi resi per l'attuazione del diritto allo studio nell'ambito universitario" articolato secondo i singoli centri di erogazione dei servizi che generano le entrate;
d) nella parte relativa alla spesa sono iscritti, distinti per spese di investimento e spese di gestione, capitoli relativi ai singoli interventi. I capitoli sono articolati per i singoli centri di erogazione dei servizi.
3. Al bilancio suddetto è allegato il piano annuale di gestione relativo all'esercizio finanziario di cui al primo comma, contenente:
a) gli obiettivi che si intendono raggiungere;
b) il riparto delle risorse finanziarie tra gli interventi di cui alla presente legge, col rispetto dei vincoli di destinazione previsti;
c) i criteri e le modalità organizzative, di realizzazione e di controllo dei singoli interventi;
d) le correlazioni tra i servizi del diritto allo studio universitario ed altre iniziative analoghe programmate dall'ente delegato e da enti pubblici e privati operanti nel settore (cooperative, associazioni, fondazioni);
e) le tariffe dei servizi.
4. Le Aziende deliberano entro il 30 settembre il bilancio e il piano allegato che vengono trasmessi al Comune e alla Giunta regionale. Il Comune approva il bilancio e il piano entro il 30 novembre.
5. I Comuni di Arezzo e di Carrara, nonchè di Firenze, Pisa e Siena fino alla costituzione dell'Azienda di cui all'art. 14, secondo comma, redigono il proprio bilancio per quanto riguarda il diritto allo studio universitario secondo i contenuti di cui al secondo comma ed approvato il piano annuale di gestione contestualmente al bilancio.
6. Le Aziende deliberano il conto consuntivo entro il 28 febbraio e lo trasmettono al Comune per l'approvazione nonchè alla Giunta regionale. Il Comune approva il conto consuntivo entro il 31 marzo.
7. L'attività contrattuale dell'Azienda è disciplinata in conformità alla normativa regionale in materia.

Art. 23. - Controllo di gestione
1. Le Aziende predispongono la documentazione e i prospetti contabili periodici nonchè, entro il 31 dicembre di ogni anno, i risultati finali del controllo di gestione relativo all'anno accademico precedente effettuato secondo le disposizioni del programma regionale, certificati dal Collegio dei revisori dei conti, e li trasmettono al Comune e alla Giunta regionale.
2. Le Aziende deliberano ed i Comuni approvano i risultati finali del controllo di gestione contestualmente alla deliberazione ed approvazione del conto consuntivo.
3. La Regione promuove iniziative volta a verificare il raggiungimento delle finalità della legge e degli obiettivi generali del programma regionale. La Regione svolge la verifica di efficacia anche mediante la rilevazione e valutazione dei dati relativi al numero di studenti laureati fra quelli beneficiari degli interventi a concorso, degli anni impiegati per il conseguimento della laurea e della votazione media da questi riportata rispetto alla generalità degli studenti.

Art. 24. - Poteri di intervento della Regione
1. Al fine di consentire l'effettivo esercizio delle proprie funzioni la Regione può acquisire direttamente informazioni e dati conoscitivi presso i Comuni delegati e le loro Aziende.
2. Il mancato rispetto degli adempimenti e dei termini previsti dalla presente legge e dal programma regionale, comporta l'attivazione del procedimento di sostituzione previsto all'art. 66, secondo comma, dello Statuto, per il mancato compimento di atti inerenti l'esercizio delle funzioni delegate.

Titolo V
Disposizioni finali e transitorie

Art. 25. - Regolamento di attuazione
1. Il Consiglio regionale, antro il 31 marzo 1990 approva il regolamento di attuazione.
2. Il regolamento disciplina tra l'altro:
a) i termini per la pubblicazione dei bandi di concorso e delle relative graduatorie;
b) le procedure e le modalità per l'accertamento dei requisiti di merito e di reddito;
c) le modalità e i termini per l'erogazione dell'assegno di studio;
d) le modalità di erogazione del prestito d'onore;
e) le tipologie e gli standards tecnici per i servizi e la loro gestione;
f) gli obblighi e i diritti degli studenti alloggiati nelle residenze universitari;
g) le ipotesi di sospensione, decadenza o revoca dei benefici concernenti gli interventi a concorso per venir meno dei requisiti prescritti o per violazione di obblighi di comportamento;
h) le procedure di accertamento delle ipotesi sub g) nel rispetto del principio del contraddittorio.

Art. 26. - Tasse e contributi
1. La tassa prevista dal primo comma dell'art. 190 del testo unico approvato con RD 31 agosto 1939, n. 1592, a carico di coloro che conseguono l'abilitazione dell'esercizio professionale essendo provvisti di titolo accademico conseguito in una Università avente sede in Toscana, è fissata in lire 150.000.
2. L'effettuato pagamento - da eseguirsi su apposito conto corrente postale intestato alla Regione Toscana - Servizio tesoreria - deve essere dimostrato all'atto della consegna del titolo di abilitazione ovvero, per le professioni per le quali non si fa luogo al rilascio del titolo, all'atto dell'iscrizione nell'albo o nel ruolo professionale.
3. I contributi di cui agli articoli 2 e 4 della legge 18 dicembre 1951, n. 1551, sono corrisposti dagli studenti alle Università di appartenenza le quali provvedono con ricorrenza bimestrale ad accreditare alla Regione le somme riscosse.
4. Per quanto non disposto dal presente articolo, si applicano le norme previste in materia di tasse sulle concessioni regionali.

Art. 27. - finanziamento regionale degli interventi
1. Al finanziamento degli oneri derivanti dalla precedente legge e che decorrono dal 1 gennaio 1990 si fa fronte per detto anno con legge di Bilancio, utilizzando allo scopo gli stanziamenti che, ai fini del Bilancio Pluriennale 1989- 1991, sono stati allocati per l'anno 1990 sul Programma 1.6. 3, e per gli anni successivi con legge di Bilancio.
Art. 28. - Assegnazione Personale e Beni
1. L'assegnazione del personale e dei beni connessi con la delega prevista dalla presente legge è disciplinata dalle norme dell'apposita legge regionale recante la disciplina generale per l'assegnazione delle risorse agli enti destinatari della delega di funzioni.
2. In attesa dell'entrata in vigore della legge regionale di cui al comma precedente si applicano le disposizioni di cui all'art. 7 della LR 1 marzo 1989 n. 15.

Art. 29. - Norma transitoria
1. Le disposizioni di cui al titolo II hanno efficacia dal 1 gennaio 1990 anche nell'ipotesi di mancata costituzione dell'Azienda a tale data. Fino alla costituzione dell'Azienda si applica il disposto dell'art. 14, terzo comma, anche ai Comuni di Firenze, Pisa e Siena.
2. In prima applicazione della presente legge i termini relativi alle procedure di approvazione del programma regionale di cui all'art. 20, secondo e terzo comma, sono fissati rispettivamente al 28 Febbraio e al 31 Marzo 1990. Fino al 31 Ottobre 1990 resta operante il programma regionale approvato ai sensi della legge regionale 31 Agosto 1982, n. 72, anche nelle parti non conformi alla presente legge [1].
3. Fino all'attuazione della struttura operativa della Azienda di cui all'art. 14, secondo comma, le funzioni di responsabile della struttura operativa preposta alla gestione delle funzioni delegate continuano ad essere esercitare dal dirigente responsabile titolare delle medesime alla data di entrata in vigore della presente legge, salvo diverse determinazioni da adottarsi di intesa tra la Giunta regionale e l'Ente delegato. Lo svolgimento, in base ad atti formali, delle funzioni di responsabilità della struttura operativa del diritto allo studio universitario costituisce titolo specifico da valutarsi in sede di applicazione dell'art. 15, quinto comma.
4. I termini di cui all'articolo unico della LR 1 febbraio 1989, n. 11 sono prorogati al 31 dicembre 1989.

Note:
1 Comma sostituito dall'art. 3, L.R. 12 dicembre 1989, n. 84.

Art. 30. - Norma finale
1. Le leggi regionali 31 agosto 1982, n. 72, 31 ottobre 1983, n. 72, e 6 aprile 1987, n. 22, sono abrogate.
2. Sono altresì soppresse, all'art. 3, primo comma, della LR 19 giugno 1981, n. 53 (Interventi per il diritto allo studio), le parole.; le accademie di belle arti".
La presente legge è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Toscana.