REGIONE TOSCANA L. R. n.18, 12-03-1977



ISTITUZIONE DEL SERVIZIO DI ASSISTENZA ALLA FAMIGLIA, ALLA MATERNITÀ , ALL' INFANZIA E AI GIOVANI IN ETÀ EVOLUTIVA



BUR TOSCANA n. 14 del 18 marzo 1977





Legge modificata da:

L. R. Toscana n. 20 del 2000, art. 5

L. R. Toscana n. n. 37 del 1978, artt. 1 – 4

L. R. Toscana n. 50 del 1982, art. 5

L. R. Toscana n. 36 del 1985



Legge abrogata da:

L. R. Toscana n. 35 del 1978, art. 24

L. R. Toscana n. 47 del 1986, art.19





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ARTICOLO 4



(Modalità degli interventi)



Il consorzio o i comuni assicurano l' erogazione delle prestazioni di cui al precedente articolo secondo le seguenti modalità :

a) le indicazioni e le informazioni sui mezzi atti a prevenire ovvero a promuovere la gravidanza, nonchè la somministrazione degli stessi, sono effettuate, nel rispetto delle convinzioni etiche e dell' integrità fisica della persona, ai fini della preparazione alla maternità e alla paternità responsabile e della soluzione dei problemi relativi alla sfera sessuale dell' individuo e della coppia;

b) gli interventi tendono a fornire al singolo, alla coppia e alla famiglia un insieme di prestazioni che,

nel rispetto dei diritti e della libertà della persona, ne facilitino la partecipazione alla vita sociale;

c) gli interventi si propongono di assicurare il diritto del minore a crescere in idoneo nucleo familiare, evitandone l' istituzionalizzazione, con la formazione di servizi integrativi e sostitutivi della famiglia quando la stessa risulti gravemente carente o non esista, anche con riguardo alla attuazione di provvedimenti in materia di adozione e affidamento;

d) gli interventi relativi al periodo preconcezionale, al periodo della gravidanza, al parto e alla fase neonatale sono particolarmente rivolti a prevenire le cause della mortalità infantile e le minorazioni di carattere psico - fisico;

e) gli interventi di riabilitazione e di inserimento sociale dei soggetti in età evolutiva con minorazioni psichiche, fisiche o sensoriali sono assicurati con l' utilizzazione di servizi aperti, di tipo ambulatoriale o ad esternato, o di servizi di assistenza domiciliare, coordinati con gli altri servizi presenti nella zona;

f) l' attività di medicina preventiva per l' età scolare, prevista dal DPR 11 febbraio 1961, n. 264, è svolta in modo da assicurare la protezione e il controllo dello stato di salute fisica e psichica dei soggetti interessati, realizzando la necessaria continuità fra interventi preventivi, curativi e riabilitativi.

L' attività è in particolare finalizzata alla individuazione dei rischi presenti nell' ambiente di vita e scolastico;

g) le iniziative di cui al punto 4 del precedente articolo sono attuate promuovendo la collaborazione degli operatori sanitari e sociali della zona;

h) tutti gli interventi di cui alla presente legge sono svolti dagli operatori sanitari e sociali del servizio anche in collaborazione con il medico curante dell'utente.

Per l' acquisizione delle informazioni sanitarie e sociali necessarie per l' organizzazione e l' articolazione degli interventi, la Giunta regionale individua opportuni collegamenti con le iniziative previste dalla legge regionale 28 maggio 1975, n. 60.



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ARTICOLO 12



(Requisiti, modalità di funzionamento e finanziamento dei servizi consultoriali non gestiti da comuni o loro consorzi)



Istituzioni o enti pubblici e privati che abbiano finalità sociale, sanitarie e assistenziali senza fini di lucro, possono istituire consultori familiari per le attività di cui alla legge 29 luglio 1975, n. 405.

L' istituzione di tali consultori è  autorizzata dalla Giunta regionale che ne accerta i requisiti avvalendosi del consorzio o del comune territorialmente competente.

Ai fini della concessione dell' autorizzazione la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, stabilisce annualmente criteri obiettivi circa la dotazione di strumenti tecnici, ambienti di lavoro e organizzazione funzionale e amministrativa, con rigorosa esclusione di ogni criterio selettivo riferito alle convinzioni politiche, religiose o sociali.  I consultori devono essere dotati di una equipe stabile che presti la propria attività  secondo il metodo del lavoro di gruppo, composta almeno di un medico generico, un ginecologo, un operatore sociale ed uno psicologo.

Il Consiglio regionale, in sede di approvazionedel programma previsto dall' articolo 16, dispone l' erogazione di contributi in favore di istituzioni ed enti autorizzati alla gestione dei consultori di cui al primo comma, utilizzando una quota non superiore al 10% di quanto assegnato dallo Stato alla Regione ai sensi della legge 29 luglio 1975, n. 405, e ripartendola in modo da rispettare le esigenze di funzionalità  di una adeguata dislocazione territoriale e del pluralismo delle iniziative.  A tal fine entro il 30 novembre dell' anno precedente a quello cui si riferisce l' erogazione, le istituzioni e gli enti interessati possono inoltrare domanda al consorzio o al comune competente unitamente ad un programma annuale e ad una relazione attestante il tipo di struttura e il personale disponibile.

Le domande sono trasmesse dal consorzio o dai comuni alla Giunta regionale, con un motivato parere.

Il contributo regionale è  erogato avvalendosi del consorzio o del comune competente.

I consultori familiari istituiti ai sensi del primo comma del presente articolo sono sottoposti alla vigilanza del consorzio o del comune competente, anche in relazione alla utilizzazione del contributo regionale.

La Giunta regionale, sulla base delle indicazioni del consorzio o del comune competente, delibera la revoca dell' autorizzazione in caso di gravi insufficienze di funzionamento.

Le prestazioni erogate dai consultori familiari che ricevono il contributo dalla Regione sono gratuite.

Le istituzioni e gli enti autorizzati ai sensi del primo comma del presente articolo, possono avvalersi,

mediante convenzione, degli ospedali e dei presidi specialistici degli enti mutualistici di assistenza sanitaria esistenti nella regione, per gli esami di laboratorio e radiologici e per ogni altra ricerca strumentale, sulla base di una convenzione tipo approvata con deliberazione dalla Giunta regionale.

La prescrizione dei presidi e dei prodotti farmaceutici, indicati in apposito elenco approvato dalla Giunta regionale, può  essere effettuata dai medici addetti e operanti nei consultori di cui al primo comma del presente articolo, con onere a carico dell' ente cui compete l' assistenza sanitaria.

Per le persone in stato di bisogno indicate all' articolo 3, lettera c, della legge regionale 7 aprile 1976, n. 15, che non fruiscono di assistenza sanitaria a carico di enti pubblici, l' onere delle prescrizioni di cui al comma precedente, è  a carico della Regione che le eroga attraverso farmacie allo scopo convenzionale.

La competente commissione consiliare è  informata dalla Giunta regionale dei provvedimenti di cui al primo sesto, ottavo e nono comma del presente articolo.



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