REGIONE TOSCANA L. R. n. 72, 3-10-1997


ORGANIZZAZIONE E PROMOZIONE DI UN SISTEMA DI DIRITTI DI CITTADINANZA E DI PARI OPPORTUNITÀ : RIORDINO DEI SERVIZI SOCIO- ASSISTENZIALI E SOCIO-SANITARI INTEGRATI.


BUR TOSCANA n. 37 del 13 ottobre 1997





Legge modificata da:

L. R. Toscana n. 42 del 2002, art. 18


Legge abrogata da:

L. R. Toscana n. 43 del 2004, art. 35





TITOLO I


PRINCIPI ISPIRATORI E DISPOSIZIONI GENERALI




[...]


ARTICOLO 2


(Il sistema socio-assistenziale e i suoi obiettivi)


1. Il sistema socio-assistenziale della Regione è finalizzato a realizzare una rete di protezione sociale, di opportunità e di garanzie volte al pieno sviluppo umano e al benessere della comunità , al sostegno dei progetti di vita delle persone e delle famiglie.

2. La Regione riconosce la particolare importanza dell'attività dei soggetti del volontariato, della cooperazione sociale e degli altri soggetti del privato sociale, delle reti anche informali di persone e di famiglie favorendone lo sviluppo attraverso l'agevolazione alla partecipazione e al perseguimento delle finalità stabilite dalla presente legge.

3. La Regione riconosce il ruolo dei soggetti privati che svolgono attività assistenziali, anche a fini di lucro, in conformità alle disposizioni di legge vigenti in materia, ed utilizza il loro contributo nell'ambito della programmazione regionale e locale.

4. La Regione incentiva l'integrazione dei programmi di intervento promossi da soggetti pubblici e privati in reti di servizio orientate a fornire prestazioni personalizzate come risposta a problemi omogenei.

5. In particolare, il sistema socio-assistenziale persegue i seguenti obiettivi:

a) il coordinamento e l'integrazione con i servizi sanitari quale metodo obbligatorio di lavoro tra servizi ed Enti indipendentemente dalle diverse modalità di gestione, al fine di assicurare una risposta unitaria alle esigenze della persona;

b) il decentramento sul territorio dei servizi e degli interventi;

c) la prevenzione e l'individuazione precoce nonchè la rimozione delle cause di ordine economico, culturale, educativo, formativo, ambientale e sociale che possono determinare situazioni di bisogno e di disagio o fenomeni di emarginazione e di disadattamento;

d) la promozione di interventi formativi e informativi per la diffusione della consapevolezza dei diritti della donna, favorendo anche interventi per l'acquisizione e il potenziamento della sua autonomia, per il suo inserimento nel mondo del lavoro e della formazione professionale;

e) l'erogazione di un omogeneo livello di prestazioni su tutto il territorio regionale, con definizione dei livelli minimi garantiti;

f) la protezione e la tutela sociale, anche in collegamento con la tutela giuridica, dei soggetti incapaci di provvedere a se stessi quando siano assenti oppure in via di fatto non intervengano coloro ai quali dalla legge è affidato tale compito;

g) la realizzazione di iniziative volte al miglioramento della condizione umana, ivi compresa l'istituzione di strutture permanenti;

h) la valorizzazione delle capacità e delle risorse della persona attraverso attività di sostegno e supporto avvalendosi della metodologia della relazione tra operatori e cittadini;

i) la promozione e la valorizzazione della partecipazione degli utenti, dei cittadini e delle formazioni ed organizzazioni sociali all'individuazione delle istanze emergenti in seno alla collettività e degli obiettivi della programmazione, nonchè alla verifica dell'efficacia dei servizi e degli interventi;

l) la rilevazione e l'impiego coordinato e programmato di tutte le risorse globalmente disponibili per il complesso dei servizi e degli interventi.

6. La Regione riconosce il ruolo svolto dalle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) quali strutture eroganti servizi socio-assistenziali, anche a valenza sanitaria ed educativa.


[...]


TITOLO II


SOGGETTI, PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE


Capo I


SOGGETTI ISTITUZIONALI




ARTICOLO 7


(Il Comune)


1. Il Comune è l'ente titolare delle funzioni in materia di assistenza sociale.

2. Il Comune, ai fini della presente legge, gestisce gli interventi di assistenza sociale di propria competenza ai sensi dell'art. 9 della legge n. 142/90. In particolare, può gestire il complesso degli interventi o i singoli settori in uno dei modi seguenti:

a) in forma diretta, anche tramite gli strumenti previsti dalla legge 142/90;

b) in associazione, con uno, più o tutti i Comuni ricompresi nella stessa zona socio-sanitaria mediante convenzione, ovvero mediante la costituzione di consorzi ovvero attraverso tutte le altre forme previste dalla legge n. 142/90 e successive modificazioni;

c) mediante delega e relativa convenzione all'Azienda unità sanitaria locale competente per territorio, previa associazione con uno, più o tutti i Comuni ricompresi nella stessa zona socio-sanitaria;

d) mediante delega e relativa convenzione alla Comunità Montana nelle ipotesi di cui all'art. 8.

e) mediante accordo di programma con la Provincia, per particolari servizi.

3. Il Comune, ai fini della presente legge, gestisce gli interventi di assistenza sociale, definiti da progetti recati dai piani di zona e approvati ai sensi dell'art. 11, comma 5, e sostenuti da finanziamenti regionali, in associazione con tutti i Comuni ricompresi nella stessa zona socio-sanitaria, mediante convenzione ovvero mediante la costituzione di consorzi, ai sensi della legge n. 142/90, e successive modificazioni, o altre forme previste dalle vigenti disposizioni nel caso in cui il Comune appartenga ad una Comunità montana si applicano le norme di cui all'art. 8, comma 2.

4. I Comuni concorrono alla programmazione regionale mediante la predisposizione e l'approvazione di proposte di programmi sociali riferiti al proprio territorio in cui sono ricompresi i progetti di intervento. In questi ultimi possono confluire le iniziative presentate o concordate con le Organizzazioni del volontariato, del privato sociale, del privato e con le reti anche informali di persone e famiglie che siano conformi al piano sociale regionale, di seguito denominati anche soggetti attuatori.

5. La Conferenza di zona di cui all'art. 12 valuta e seleziona i programmi di cui al precedente comma 4 in sede di approvazione del piano zonale di assistenza sociale di cui all'art. 11.

6. I Comuni, per l'erogazione dei servizi, nell'ambito delle risorse programmate, possono convenzionarsi con enti pubblici e privati ed autorizzare i cittadini alla fruizione delle prestazioni e servizi di rete tramite appositi buoni-servizio. La predetta attività deve essere disciplinata da apposito regolamento comunale, approvato entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.

7. I Comuni determinano e verificano lo svolgimento delle attività ad alta integrazione socio-sanitaria di cui al Titolo V "Attività di integrazione socio-sanitaria" in forma associata nell'ambito della zona socio-sanitaria di cui all'art. 19.

8. I Comuni, per la realizzazione dei programmi locali di attuazione dell'assistenza e dell'integrazione sociale, possono avvalersi delle IPAB secondo quanto indicato all'art. 21 e dei soggetti iscritti negli albi relativi alle LL.RR. 26 aprile 1993, n. 28, 11 agosto 1993, n. 54, 28 gennaio 1994, n. 13 e 9 aprile 1990, n. 36 rispettivamente relative al volontariato, agli enti ausiliari, alle cooperative sociali, all'associazionismo e di altri soggetti del privato sociale riconosciuti idonei ai sensi dell'art. 25.

9. I Comuni possono promuovere patti territoriali coinvolgendo sindacati, cooperative, movimenti associativi per le costruzioni di reti di solidarietà sociale.

10. I Comuni, per la gestione del complesso degli interventi nelle forme di cui al comma 2, valutano la sussistenza di un'adeguata struttura organizzativa al loro interno con professionalità analoghe a quelle di cui agli artt. 13 e 14 della LR 42/92, come modificati dalla LR 28 marzo 1996, n. 25.


[...]


Capo III


ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE




ARTICOLO 21


(Le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB))


1. Nell'ambito della programmazione dei Comuni e del coordinamento da essi svolto sul territorio, sono definiti il concorso e il coinvolgimento delle IPAB per l'integrazione delle funzioni e per l'utilizzo delle risorse umane, patrimoniali e strumentali finalizzate all'erogazione di servizi socio-assistenziali. Le funzioni e le risorse delle IPAB, svolte e utilizzate nell'ambito della loro autonomia organizzativa e statutaria, concorrono alla gestione dei servizi socio-assistenziali, socio-sanitari ed educativi che corrispondono alle necessità dei Comuni.

2. Tutte le funzioni amministrative di cui all'art. 1, comma 1, lett. a), del DPR 15 gennaio 1972, n. 9 concernenti le IPAB, già disciplinate con legge 17 luglio 1890, n. 6972, e successive modificazioni ed integrazioni, nonch con relativi regolamenti di esecuzione, ad eccezione di quelle indicate al successivo comma 5, sono delegate ai Comuni nel cui territorio ha sede l'Istituzione. In particolare, sono delegate le funzioni concernenti la vigilanza ispettiva, il coordinamento, la sospensione o lo scioglimento di amministrazioni, la nomina di commissari, le modifiche statutarie escluse quelle indicate al successivo comma 4.

3. I Comuni esercitano la delega, ai sensi dell'art. 65 dello Statuto della Regione e della LR 19 luglio 1995, n. 77, attenendosi ai seguenti indirizzi:

a) i provvedimenti saranno diretti a prevenire e superare l'isolamento e l'emarginazione della persona ammessa a fruire delle prestazioni;

b) sarà assicurato il coordinamento dell'attività degli enti e l'adattamento degli statuti alla disciplina contenuta nella presente legge;

c) sarà assicurato il coordinamento degli interventi svolti dalle IPAB con gli interventi sociali e sanitari attuati nel territorio;

d) i servizi delle IPAB saranno organizzati in modo da assicurare la loro apertura a tutti i cittadini e la partecipazione alla loro gestione;

e) saranno favorite la riconversione e l'utilizzazione dei servizi e del patrimonio delle IPAB, secondo le finalità e le modalità d'intervento previste dalla presente legge.

4. Sono esercitate direttamente dalla Regione le funzioni disciplinate con legge n. 6972/1890 e successive modificazioni ed integrazioni, nonch con i relativi regolamenti d'esecuzione, concernenti il raggruppamento, le fusioni, le modificazioni statutarie relative alla mutazione dei fini ed alla composizione dei consigli di amministrazione, le estinzioni. I provvedimenti sono adottati con deliberazione del Consiglio regionale.

5. La Regione esercita comunque il potere di iniziativa previsto dall'art. 62 della legge n. 6972/1890. Tale funzione è di competenza della Giunta regionale.

6. E' fatto divieto agli Organi amministrativi delle IPAB aventi sede nel territorio regionale di compiere atti di alienazione, trasformazione di beni immobili o di titoli, o di costituire diritti reali sugli stessi, di stipulare contratti di locazione o di affitto di durata superiore a quella minima prevista dalla legislazione vigente. Sono escluse dal vincolo le servitù e le espropriazioni per cause di pubblico interesse.

7. In deroga al divieto di cui al comma 6 e secondo le competenze previste dai rispettivi Statuti, i Comuni ove la IPAB ha sede legale, acquisito il parere obbligatorio dei Comuni nei quali sono situati i beni immobili, possono rilasciare specifica autorizzazione al fine di garantire servizi essenziali alla continuità operativa dell'ente ed alla realizzazione di programmi di pubblico interesse afferenti la sfera dei servizi sociali. L'autorizzazione è rilasciata previo accertamento dello stato di effettivo funzionamento della IPAB e della situazione patrimoniale.

8. Gli Organi amministrativi delle IPAB aventi sede nel territorio regionale, per l'istituzione di nuovi servizi e per l'adozione delle piante organiche del personale, devono richiedere la relativa autorizzazione al Comune ove la IPAB ha la sede legale. Il Comune, acquisito il parere dei Comuni nei quali sono svolte le attività prevalenti, rilascia specifiche autorizzazioni al fine di garantire servizi essenziali alla continuità operativa dell'ente ed alla realizzazione di programmi di pubblico interesse afferenti la sfera dei servizi sociali. Lo stato di organizzazione dei servizi e le piante organiche vigenti delle IPAB devono essere comunicate al Comune per la loro eventuale approvazione entro e non oltre centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Fino all'approvazione delle piante organiche e dello stato di organizzazione dei servizi, è fatto divieto alle IPAB di assumere nuovo personale e di istituire nuovi servizi.

L'assunzione di nuovo personale nell'ambito dei posti previsti nelle vigenti piante organiche non è soggetta ad autorizzazione nei limiti degli stanziamenti approvati e delle accertate disponibilità di bilancio. Le nuove assunzioni e lo stato delle piante organiche devono essere comunque comunicate annualmente al Comune per le opportune verifiche.

9. Gli Organi amministrativi delle IPAB nominano un Collegio di revisori composto da tre membri, di cui almeno uno nominato dal Comune in cui ha sede l'Istituzione, se il bilancio dell'ente supera come importo complessivo il valore di quattro miliardi.

Gli Organi predetti nominano un solo revisore se il bilancio è inferiore al valore di quattro miliardi, ma superiore a un miliardo.

10. I revisori sono scelti tra gli iscritti al registro nazionale dei revisori contabili. I Comuni competenti per sede legale possono proporre ai consigli di amministrazione di adottare il Collegio dei revisori operante per i Comuni stessi.

11. Il controllo dei revisori contabili sull'attività della IPAB si esercita attraverso l'accesso agli atti e documenti, nonch a mezzo di un'attività di collaborazione con il consiglio di amministrazione dell'Istituzione, al fine di garantire la regolarità contabile e finanziaria della gestione dell'ente. Essi redigono una relazione sul conto consuntivo, nella quale sono tenuti ad esprimere rilievi e proposte tendenti a conseguire una migliore efficienza, produttività ed economicità della gestione. 12. Il controllo sugli atti è esercitato dal Comitato Regionale di Controllo a norma dell'art. 50 della LR 7 luglio 1992, n. 31, e successive modificazioni ed integrazioni.

13. La procedura per l'estinzione delle IPAB è quella disciplinata dalla LR 31 dicembre 1982, n. 96.

14. Gli statuti delle IPAB possono prevedere un compenso a favore dei componenti gli organi di amministrazione in relazione alla dimensione delle loro attività istituzionali.


[...]




TITOLO VIII


NORME FINALI




ARTICOLO 67


(Abrogazioni)


1. Sono abrogate le seguenti disposizioni e leggi regionali:


a) il Titolo III della LR 7 aprile 1976, n. 15 "Interventi in materia di assistenza sociale e delega di funzioni agli enti locali";

b) l'articolo 3 della LR 12 agosto 1976, n. 45 "Finanziamenti integrativi per l'esercizio delle funzioni delegate in materia di assistenza sociale";

c) la LR 6 settembre 1982, n. 73 "Interventi di preformazione professionale e per l'inserimento al lavoro delle persone handicappate";

d) l'articolo 10 della LR 31 dicembre 1982, n. 96 "Procedure amministrative per l'estinzione delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza";

e) la LR 9 aprile 1985, n. 32 "Istituzione della Consulta regionale degli Invalidi e degli Handicappati";

f) la LR 2 maggio 1985, n. 42 "Iniziative dirette alla piena integrazione sociale dei soggetti colpiti da minorazioni psichiche e fisiche. Erogazione di provvidenze a favore delle associazioni ed enti di promozione, tutela e assistenza agli invalidi";

g) la LR 26 agosto 1988, n. 63 "Norme transitorie per l'adeguamento dei criteri di erogazione dell'assegno di incollocamento agli invalidi del lavoro per l'anno 1988", e successive modificazioni;

h) gli articoli 3, 4, 6, 7 e 8 della LR 22 marzo 1990, n. 22 "Interventi a sostegno dei diritti degli immigrati extracomunitari in Toscana";

i) la LR 31 marzo 1990, n. 29 "Modifiche ed integrazioni alle LL.RR. 19 dicembre 1979, n. 63 e 26 maggio 1986 n. 26 concernenti l'ordinamento delle Unità Sanitarie Locali";

l) la LR 31 marzo 1990, n. 35 "Attività di telesoccorso e telecontrollo";

m) la LR 2 settembre 1992, n. 42 "Esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale", e successive modifiche ed integrazioni, con esclusione degli articoli 13 e 14, come sostituiti dalla della LR 28 marzo 1996, n. 25;

n) la LR 21 dicembre 1995, n. 108 "Norme a favore della popolazione anziana non autosufficiente.


[...]



FB