Ric. n. 134/99 Sent2000_910


R E P U B B L I C A I T A L I A N A


IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda sezione, costituito da:

Angelo De Zotti Presidente f.f. relatore

Elvio Antonelli Consigliere

Claudio Rovis Consigliere


ha pronunciato la seguente:


SENTENZA


sul ricorso n. 134/99, proposto da Opera Diocesana “Beata Maria Chiara Nanetti”, rappresentata e difesa dagli avv.ti Fulvio Lorigiola e Luciana Palaro, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Wanda Falciani in Venezia, San Marco n. 3472, come da procura a margine del ricorso;


c o n t r o


il Ministero per i beni culturali e ambientali – Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici del Veneto orientale, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia;


per l'annullamento


del decreto 17 novembre 1998 n. 9465-98 del Ministero per i beni culturali e ambientali – Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici del Veneto orientale con il quale si esprime parere contrario ai lavori richiesti dall’Opera Diocesana “Beata Maria Chiara Nanetti”.


Visto il ricorso, notificato il 15 gennaio 1999 e depositato presso la segreteria il 20 gennaio 1999, con i relativi allegati;


visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, depositato il 2 marzo 1999 con i relativi allegati;


viste le memorie prodotte dalle parti;


visti gli atti tutti della causa;


uditi alla pubblica udienza del 2 dicembre 1999 (relatore il Consigliere De Zotti) l'avv. A. Cimino in sostituzione dell'avv. Lorigiola per la parte ricorrente;


ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:


FATTO


La ricorrente Opera Diocesana “Beata Maria Chiara Nanetti” ente ecclesiastico con finalità di culto e religione è proprietaria di un complesso immobiliare ubicato in Teolo, costituito da una villa, da un ampio parco e da alcuni edifici annessi ad uso residenziale.


Al fine di incrementare la ricettività e di offrire un servizio adeguato alle esigenze dei frequentatori, soprattutto anziani e disabili l’ente decideva di procedere alla sistemazione del fabbricato situato sul retro della villa ed all’ampliamento di un accesso esistente sul lato nord ovest della medesima onde poter raggiungere il suddetto edificio altrimenti privo di accesso.


Presentava, pertanto, una domanda di autorizzazione edilizia per la realizzazione di alcune modifiche interne e per l’adeguamento degli impianti igienico sanitari che veniva positivamente riscontrata dall’amministrazione comunale.


Presentava inoltre, alla competente Soprintendenza, una domanda finalizzata all’allargamento dell’accesso posto sul lato nord ovest con conseguente modifica della recinzione muraria esistente, specificando, nella relazione tecnica allegata, che trattavasi di modifica indispensabile per consentire, a lavori ultimati, un più agevole accesso al terreno ed al fabbricato collocato in quell’area, essendo quello attuale in condizioni di estremo degrado e comunque inadeguato al punto di rendere difficili i lavori per la manutenzione della villa e del consistente parco giardino.


La Soprintendenza, tuttavia, con la nota impugnata ha espresso parere negativo in merito alla realizzazione delle opere richieste.


Di tale atto l’ente religioso chiede l’annullamento con vittoria di spese per i seguenti motivi:


1) violazione dell’art. 3 della legge n. 241/90; eccesso di potere per difetto, incongruità ed illogicità della motivazione.

Si sostiene che il diniego impugnato difetta totalmente di motivazione, posto che non consente all’interessato di conoscere le precise ragioni di contrasto tra l’opera progettata e la disciplina di tutela dei beni ambientali e ciò anche al fine eventuale di una modifica del progetto per adeguarlo alle esigenze imposte dalla natura del bene vincolato.


2) violazione dell’art. 3 della legge n. 241/90, eccesso di potere per difetto di motivazione, di istruttoria e per l’omesso contemperamento degli interessi in gioco.

Si sostiene che la Soprintendenza non ha tenuto in alcun conto le circostanze addotte nella domanda a giustificazione dell’intervento, trascurando sia l’evidenziata esigenza di rendere agibile l’accesso all’edificio, sia il fatto che l’intervento è tale da produrre una incidenza minima sulle caratteristiche tipologiche del manufatto, sia, infine, la natura non speculativa dello stesso, trattandosi di edificio destinato a soddisfare esclusivamente esigenze di carattere religioso, sociale ed umanitario.


3) violazione dell’art. 8 della legge n. 1089/1939, eccesso di potere per violazione del procedimento.

Si sostiene che è mancata l’intesa con l’autorità ecclesiastica, prevista per gli interventi che abbiano attinenza con le esigenze del culto.


4) violazione dell’art. 3 della legge n. 241/90, eccesso di potere per difetto di trasparenza dell’azione amministrativa per l’omessa indicazione dell’autorità e del termine entro cui ricorrere.

In data 2 marzo 1999 per il Ministero intimato si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato, la quale ha contrastato i motivi di ricorso e ne ha chiesto la reiezione con vittoria di spese.

Alla pubblica udienza del 2 dicembre 1999, previa audizione dei difensori delle parti, il ricorso è stato introitato per la decisione.


DIRITTO


I primi due motivi di ricorso, con i quali si contesta il difetto di motivazione del provvedimento impugnato sono, a giudizio della Sezione, fondati.


Invero, il diniego di approvazione del progetto mirante all’allargamento dell’accesso con opere comportanti una modifica alla recinzione esterna è stato motivato come segue: “esaminata la documentazione presentata si esprime ai sensi della legge n. 1089 parere negativo in quanto si verrebbero a creare trasformazioni in contrasto con la conservazione del recinto”.


Ebbene, tale motivazione è assolutamente anodina e stereotipa, in quanto non esplicita null’altro se non che l’intervento produce una trasformazione del bene vincolato, che è quanto avviene normalmente posto che è proprio l'intervento sul bene che implica e giustifica la richiesta di nulla osta all’autorità preposta alla tutela del vincolo.


Né si può sostenere che se un bene è tutelato ciò significa che sussiste un intrinseso ed assiomatico interesse alla sua assoluta intangibilità.


Questo esito è certamente possibile ma non per la sola incidenza dell'opera sul bene vincolato, poiché altrimenti non avrebbe senso il potere autorizzativo di cui si controverte, quanto come risultato dell’esercizio, correttamente espletato, del potere conferito all’amministrazione di valutare, non in astratto ma in concreto, se e per quale ragione l’intervento richiesto sia o meno compatibile con l’interesse tutelato.


Nella specie per contro, come già evidenziato, nel diniego non è contenuto alcun elemento di giudizio sulla valenza estetica storica e/o architettonica della balaustra interessata dall’intervento né sulle ragioni di pregiudizio derivanti dalle modifiche richieste.


Ditalchè non è possibile comprendere se il bene debba restare immutabile per il suo valore intrinseco oppure se il progetto sia carente sotto qualche specifico profilo ovvero se siano le giustificazioni dell’intervento a non risultare convincenti o comunque prevalenti rispetto alla mutazione (nella misura progettata) del bene .


E’ vero infatti che il progetto di allargamento dell’accesso prevede la demolizione di un piccolo tratto della recinzione, ma nella relazione allegata al progetto si assume (e su questo avrebbe dovuto esprimersi l’amministrazione) e si evidenzia graficamente che il recinto, a lavori eseguiti non muterebbe significativamente il proprio aspetto; dal disegno si evince infatti che una delle colonne verrebbe riposizionata nella nuova sede maggiormente distanziata e che il cancello e la struttura deteriorata verrebbero restaurati; il tutto, si aggiunge, per ragioni non speculative ma per consentire, fra l’altro, l’accesso più agevole alla struttura, che funge anche da ostello, ai mezzi speciali per disabili.


E’ evidente dunque che se l’amministrazione competente alla tutela del vincolo riteneva questo progetto incompatibile con la salvaguardia assoluta del bene (la recinzione in pietra tal quale esistente) avrebbe dovuto esprimere chiaramente e motivatamente questo concetto indicando le ragioni del suo discrezionale apprezzamento e non limitarsi, come ha fatto, a constatare ciò che a tutti sarebbe evidente e cioè che l’intervento comporta una trasformazione del bene tutelato.


Per le anzidette assorbenti ragioni il ricorso va accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.


Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura di cui al dispositivo.


P. Q. M.


Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda sezione, accoglie il ricorso in epigrafe e per l'effetto annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Ministero per i beni culturali ed ambientali al pagamento, in favore del ricorrente, delle spese e delle competenze di giudizio che liquida complessivamente in lire 3.000.000 (tre milioni).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia, addì 2 dicembre 1999.


Il Presidente f.f. estensore

Il Segretario



TP