Ric. n. 2127/02 Sent. n. 5381/03


REPUBBLICA ITALIANA


IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda Sezione, costituito da:

Luigi Trivellato Presidente

Rita De Piero Consigliere

Fulvio Rocco Consigliere, relatore


ha pronunciato la seguente


SENTENZA


sul ricorso n. 2127/02 proposto da SCIARA F.LLI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Silvano Ciscato, Daniele Accebbi e Francesco Acerboni con elezione di domicilio presso lo studio dell’ultimo in Venezia Dorsoduro 3440;


CONTRO


il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona del Ministro pro tempore e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Verona, in persona del Soprintendente pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria per legge nella sua sede in Venezia, S.Marco 63;


e notiziandone


il Comune di Vicenza, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito in giudizio;


per l’annullamento


del provvedimento del Soprintendente intimato prot. n. 8283 in data 28.5.2002 avente ad oggetto: Vicenza – Complesso di Santa Chiara assoggettato de jure al Titolo 1 D. Leg.vo 490/99. Lavori di modifica del fronte occidentale del Chiostro realizzati in assenza di autorizzazione – Richiesta rimessa in pristino.


Visto il ricorso, notificato il 14.9.02 e depositato presso la Segreteria il 12.10.02, con i relativi allegati;


Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero intimato, depositato il 20.3.03;


Visti gli atti tutti di causa;


Uditi alla camera di consiglio del 22 ottobre 2003, convocata a’ sensi dell’art.. 21 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 3 della L. 21 luglio 2000 n. 205 - relatore il Consigliere Fulvio Rocco - l'avv. Silvano Ciscato, per la parte ricorrente e l'avv. dello Stato Antonello Brunetti, per il Ministero resistente;


Rilevata, a’ sensi dell’art. 26 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 9 della L. 21 luglio 2000 n. 205, la completezza del contraddittorio processuale e ritenuto, a scioglimento della riserva espressa al riguardo, di poter decidere la causa con sentenza in forma semplificata;


Richiamato in fatto quanto esposto nel ricorso e dalle parti nei loro scritti difensivi;


considerato


che il ricorso va accolto per le considerazioni che seguono.


Il provvedimento qui reso oggetto d’impugnativa – nota Prot. 8283 dd. 28 maggio 2002 a firma del Soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio di Verona, testualmente afferma che “facendo seguito alla precorsa corrispondenza e con riferimento ai lavori realizzati in assenza di autorizzazione della scrivente Soprintendenza sul fronte occidentale del Chiostro di Santa Chiara, questo Ufficio invita i proprietari o i detentori a far eseguire la rimessa in pristino di tale facciata entro 120 giorni dalla data di ricevimento della presente attestata dalla ricevuta di ritorno. In caso di inadempienza dopo tale termine saranno attivate le procedure straordinarie previste dalla legge”.


La Sezione, con ordinanza collegiale istruttoria n. 72 dd. 2 luglio 2003, ha disposto l’acquisizione agli atti di causa di una relazione documentata sui fatti di causa da parte della medesima Soprintendenza, recante in particolare la specificazione del significato del riferimento al “Chiostro di Santa Chiara” contenuto nel surriportato provvedimento, nonché la descrizione dell’eventuale rapporto in essere tra il Chiostro predetto e l’immobile, già di proprietà dell’Istituto delle Suore Poverelle e poi acquistato dalla ricorrente Società che ha ivi realizzato dei lavori di ristrutturazione.


La relazione richiesta è stata depositata agli atti di causa in data 30 luglio 2003.


Da essa si evince che “il Chiostro dell’Oratorio di Santa Chiara fu costruito presumibilmente dopo il compimento della Chiesa a partire dal 1474 e a tutt’oggi risultano superstiti unicamente i lati settentrionale ed occidentale. Nei primi anni ’50 del secolo scorso l’Istituto Palazzolo delle Suore Poverelle, proprietario dell’intero complesso, fece costruire un edificio da adibire a cinema-teatro in aderenza al braccio occidentale del suddetto Chiostro: già in quella occasione, l’allora Soprintendente Forlati lamentava il fatto che l’operazione fosse stata eseguita senza il parere della Soprintendenza e si augurava, per il futuro, che non si ripetessero tali episodi. Nei tempi più recenti, l’Istituto Palazzolo ha ceduto l’immobile adibito a cinema-teatro alla ditta Sciara F.lli S.r.l., che ha eseguito su di esso un intervento di ristrutturazione, regolarmente autorizzato soltanto dal Comune di Vicenza in quanto il fabbricato non risultava sottoposto a tutela ai sensi della L. 1 giugno 1939 n. 1089 (ora Titolo I del T.U. approvato con D.L.vo 29 ottobre 1999 n. 490). I lavori, tuttavia, hanno coinvolto anche la parete su cui si addossa l’ex teatro che corrisponde al fronte occidentale, di origine quattrocentesca, del Chiostro di Santa Chiara. Tale facciata del Chiostro risultava sottoposta de iure alla tutela prevista dagli artt. 2 e 5 del T.U. approvato con il D.l.vo 490 del 1999, in quanto immobile di valore storico-artistico avente più di 50 anni di proprietà di Ente ecclesiastico. … D’altronde, l’Istituto Palazzolo era a conoscenza del valore storico-artistico del Chiostro, avendo inoltrato regolare domanda di approvazione degli interventi da effettuarsi sull’altra facciata del Chiostro medesimo, ed avendo ricevuto da questa Soprintendenza note di autorizzazione che implicitamente confermavano l’interesse culturale del bene (v. nota 17867 del 18 dicembre 1998 – all. 4 – e nota n. 14056 del 13 ottobre 2000 all. 5) …”.


Tutto ciò premesso, la censura accolta dal Collegio si identifica con il quarto motivo di ricorso, qualificato nell’atto introduttivo del giudizio come difetto di motivazione.


Dal tenore letterale del provvedimento impugnato, infatti, poteva anche sembrare che la riduzione in pristino in esso intimata muovesse dal presupposto dell’esistenza un vincolo ricadente, a’ sensi dei predetti artt. 2 e 5 del T.U. approvato con D.L.vo 490 del 1999, sull’edificio adibito a cinema – teatro, realizzato dall’Istituto Palazzolo delle Suore Poverelle nel 1950 e ceduto da quest’ultimo a Sciara nel 1999, ossia prima del compimento del cinquantennio considerato ai fini del riconoscimento della sussistenza del vincolo ex lege.


Tale eventualità è stata, ora, expressis verbis smentita nella relazione dell’Amministrazione intimata, e ciò pertanto rende inconferenti nell’economia di causa i primi due ordini di censure formulati dalla ricorrente nell’atto introduttivo del giudizio e – per l’appunto – ancorati a tale non veritiero presupposto.


Viceversa, è stato chiarito che il vincolo di cui trattasi, parimenti fondato sull’avvenuto decorso del predetto termine ultracinquantennale, concerne esclusivamente il Chiostro, a tutt’oggi di proprietà dell’Istituto Palazzolo e sul cui braccio occidentale sarebbe stato addossato l’edificio poi divenuto proprietà di Sciara.


Tuttavia, il testuale assunto contenuto nel provvedimento impugnato secondo il quale sarebbero stati “realizzati lavori in assenza di autorizzazione della scrivente Soprintendenza sul fronte occidentale del Chiostro di Santa Chiara” risulta - come correttamente rilevato dalla difesa di Sciara nel quarto motivo di ricorso - sfornito di qualsivoglia, concreta indicazione delle opere che sarebbero state materialmente realizzate sul Chiostro stesso: opere che le risultanze istruttorie ora consentono comunque di escludere nella loro esistenza, risultando del tutto incontrovertibile dalla documentazione fotografica prodotta sia dalla parte resistente (cfr. doc. 3 degli atti annessi alla relazione depositata il 30 luglio 2003), sia dalla parte ricorrente (cfr. doc. ti 5 e 6 di parte ricorrente depositati il 20 ottobre 2003).


Né, a ben vedere, il contenuto del provvedimento impugnato può essere legittimamente riferito ad una volontà di impedire un intervento edilizio che, proprio in quanto effettuato su di un immobile che parzialmente aderisce all’edificio tutelato, altererebbe la conveniente fruizione visiva di quest’ultimo: e ciò proprio in quanto sul cinema-teatro non grava a tutt’oggi, né gravava negli anni ’50, un vincolo indiretto già disciplinato dall’art. 21 della L. 1089 del 1939 e, ora, dall’art. 49 del T.U. approvato con D.L.vo 490 del 1999.


Ritenuto di poter compensare integralmente tra le parti le spese e gli onorari del giudizio;


P. Q. M.


il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.


Compensa integralmente tra le parti le spese e gli onorari del giudizio.


Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.


Così deciso in Venezia, nella Camera di Consiglio del 22 ottobre 2003 .


Il Presidente L’Estensore



Il Segretario


SENTENZA DEPOSITATA IN SEGRETERIA

il……………..…n.………

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)


Il Direttore della Seconda Sezione


T.A.R. Veneto – II Sezione n.r.g. 2127/02



TP