Ricorsi nn. 2214/04 e 2718/04 Sent. n. 724/05


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, prima sezione, con l’intervento dei magistrati

Bruno Amoroso - Presidente

Italo Franco - Consigliere, rel. ed est.

Rita De Piero – Consigliere


SENTENZA


sui ricorsi n. 2214/2004 e n. 2718/2004, proposti, rispettivamente, da Provincia Torino congregazione Fratelli scuole cristiane in persona del procuratore speciale Contri Giancarlo, e da Zarpellon S.p.A. e RIM s.r.l., in persona del comune rappresentante legale Luisa Zarpellon, rappresentati e difesi dagli avv. Ivone Cacciavillani e Gino Gregoris, con domicilio presso la segreteria del TAR, ai sensi dell’art. 35 del R.D. 25.56.24 n. 1054, come da procura a.l. a margine dei ricorsi


contro


il Comune di Romano d’Ezzelino in persona del Sindaco pro- tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Guido Sartorato con domicilio eletto presso l’avv. Franco Stivanello Gussoni in Venezia, Dorsoduro n. 3593, come da procura a.l. a margine del controricorso,

avverso il silenzio

come omissione- rifiuto di procedere alla sottoscrizione della convenzione di attuazione del PIRUEA “La Salle” (quanto al ricorso n. 2214/2004) e il PIRUEA “Valsugana” (quanto al ricorso n. 2718/2004), nonostante la messa in mora con invito a presentarsi presso il notaio Todescan per la sottoscrizione della convenzione nel testo risultante dalla D.G.R. di approvazione, nonché per la statuizione sostitutiva sul rapporto, mediante invio di commissario per la sottoscrizione.

Visti i ricorsi, notificati, rispettivamente, il 13.7.2004 e il 4.10.2004, e depositati presso la Segreteria il 20.7.2004 e il 5.10. 2004, con i relativi allegati;

visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune, ritualmente depositati;

visti gli atti tutti delle cause;

visto l’art. 21-bis della L. 6.12.1971 n. 1034, introdotto dall’art. 2 della L. 21.7.2000 n. 205;

uditi, nella camera di consiglio del 19 gennaio 2005, relatore il Consigliere Italo Franco, gli avv. Cacciavillani per le parti ricorrenti, e Sartorato per la P.A. resistente.

Ritenuto in fatto e considerato e in diritto quanto segue:


FATTO


L’Ente ecclesiastico ricorrente (nel ricorso n. 2214/2004), proprietario di un plesso immobiliare, già adibito a centro scolastico poi divenuto obsoleto, propose al comune un PIRUEA, ai sensi della L.R. n. 23/99, di poi approvato, in variante al PRG, con modifiche d’ufficio dalla Regione con D.G.R. n. 1251 del 30.4.2003. Indi, con delibera della n. 133 del 13 giugno 2004 (giorno di elezioni), la giunta comunale uscente approvava (dopo che il consiglio comunale aveva accettato l’offerta di cessione dell’immobile in questione il 22.8.2003) lo schema di convenzione, a quanto pare con qualche modifica rispetto al progetto approvato dalla G.R.

Successivamente, essendo insorte perplessità in merito, l’amministrazione comunale comunicava, con nota del 22.6.2004, l’avvio del procedimento di revoca/annullamento della delibera n. 133 retro citata. Seguiva la diffida al Sindaco a comparire il 7.7.2004 davanti al notaio Dr. Todescan, del 23.6.2004, per la stipula della convenzione (intimazione a contrarre). La risposta del Comune (del 2.7.2004) richiamava l’avviato procedimento di revoca, che - si dice – occorreva concludere prima di assumere decisioni in merito alla stipula della convenzione. Il notaio dava atto della mancata comparizione del rappresentante del Comune con dichiarazione del 7 luglio.

Indi la Congregazione ha adito questo G.A. assumendo che è dovere della P.A. portare a conclusione i procedimenti avviati, donde il diritto all’emissione dell’atto conclusivo che, nel caso di specie, trattandosi di attività strettamente vincolata, è anche diritto all’emissione di atto a contenuto positivo, laddove il provvedimento che, sotto qualsiasi forma, rinvii sine die è classica elusione e configura comportamento omissivo. Conclude parte ricorrente con la domanda di assegnazione di un termine per la sottoscrizione della convenzione.

Dopo che, con delibera n. 178 del 14.9.2004, la G.M. aveva annullato le sue precedenti delibere del 13.6.2004 n. 133 e n. 134 (quest’ultima relativa al piano “Valsugana”, di cui al ricorso successivo), sia perché l’odierna ricorrente non si era presentata all’invito del comune a sottoscrivere la convenzione come approvata dalla Regione (volontà espressa con nota del 19.6.2003), sia per incompetenza, non essendosi al riguardo pronunciato il consiglio, cui viene rimessa la determinazione sulle bozze di convenzione, il patrocinio ricorrente depositava altra memoria dove assume l’inconferenza di detta delibera, e la definitività delle modifiche apportate dalla G.R., che hanno sostituito la volontà delle parti, ribadendo la domanda formulata con il ricorso introduttivo, cui aggiunge richiesta di nomina del commissario ad acta e domanda di risarcimento per malafede contrattuale, in ragione degli ingenti investimenti effettuati, senza alcun corrispettivo.

Si è costituito il Comune, il quale, richiamato il rifiuto della ricorrente a sottoscrivere ricordato, eccepisce: inammissibilità del ricorso, mancando un comportamento inerte della P.A.; improcedibilità, per essere state introdotte domande diverse; inammissibilità per indeterminatezza e contraddittorietà della domanda, non essendo chiaro quale sia la convenzione che parte ricorrente vuole sia stipulata.

Seguivano una memoria di replica di parte ricorrente, ove essa conferma che il Comune si è rifiutato di sottoscrivere la convenzione nella versione approvata dalla G.R., e memoria conclusionale della P.A. resistente.

Con ricorso rubricato al n. 2718/2004, steso successivamente all’emissione della richiamata delibera n. 178 del 14.9.2004 di annullamento delle delibere n. 133 e 134/2004, Zarpellon S.p.A. e RIM, s.r.l., proprietarie di un terreno di mq. 54.457 (adiacente all’immobile di cui al ricorso precedente), per il quale avevano proposto il PIRUEA denominato “Valsugana”, espongono, con il medesimo patrocinio, vicende in tutto parallele a quelle concernenti il contenzioso che precede, concludendo con le domande di assegnazione di un termine al Sindaco per la sottoscrizione della convenzione, con nomina, in difetto, di commissario ad acta; di declaratoria di inconferenza della delibera n. 178; di risarcimento del danno.

Anche in questo giudizio si è costituito il Comune, muovendo eccezioni analoghe a quelle già viste (inammissibilità per mancanza di inerzia della P.A., per indeterminatezza e contraddittorietà della domanda; per essere state introdotte domande diverse dall’accertamento dell’inerzia).

Alla camera di consiglio del 19 gennaio 2005 i difensori comparsi hanno svolto la discussione, confermando le rispettive domande ed eccezioni, dopo di che le cause sono state introitate per la decisione.


DIRITTO


1- Preliminarmente va disposta la riunione dei giudizi, data la loro palese connessione sotto il profilo oggettivo.

2- Prima di passare ad esaminare nel merito le controversie, formalmente instaurate entrambe come ricorsi contro il silenzio, innanzi tutto deve dirsi che si tratta di vicende affatto parallele, i comportamenti delle parti relativi alle quali sono in tutto identici (l’unica differenza di un certo rilievo, ma comunque affatto ininfluente ai fini del decidere, riguarda la domanda di risarcimento, che nel primo caso è stata formulata con memoria notificata successiva al ricorso, nel secondo già con il ricorso introduttivo). Dunque, quello che si dirà in relazione al ricorso n. 2214/2004 varrà anche per il successivo ricorso.

In relazione alla circostanza –già rilevata- che le controversie sono state instaurate come ricorso contro l’inerzia o il silenzio- rifiuto della P.A. resistente- quest’ultima ha eccepito in primo luogo l’inammissibilità dei ricorsi per mancanza di inerzia di essa P.A.

In effetti, deve riconoscersi che, anteriormente alla messa in mora (il 22 giugno) con citazione a comparire davanti al notaio per la stipula della convenzione nel testo approvato dalla Regione, in un primo tempo non condivise (ciò che costituisce, si osserva incidenter tantum, la pretesa sostanziale delle ricorrenti), la P.A. resistente aveva comunicato l’avvio del procedimento di annullamento o revoca delle delibere della G.M. n. 133 e 134 del 13 giugno 2004 (recanti approvazione dei due piani di recupero nella versione gradita alle ricorrenti), e che, con nota di poco successiva a detta diffida (del 2 luglio), la stessa amministrazione comunale aveva risposto chiarendo che non poteva assumere determinazioni in merito prima della conclusione di detto procedimento. Tali documenti sono stati, del resto, depositati dalla stessa difesa delle ricorrenti.

Ora, che tali risposte possano ritenersi satisfattive della originaria richiesta di provvedere, ovvero debbano qualificarsi soltanto quali risposte in senso interlocutorio, è questione che perde di rilievo a fronte dell’adozione, da parte della G.M., della delibera n. 178 del 14.9.2004, con la quale, a conclusione del relativo procedimento, sono state annullate le delibere della stessa giunta n. 133 e 134 del 13.6.2004, favorevoli a entrambe le parti ricorrenti, le quali invocano, appunto, che il Comune si presti a sottoscrivere le convenzione approvate con le medesime.

Tanto premesso e considerato, sembra evidente che occorreva, a questo punto, contestare giudizialmente detto atto deliberativo, ostativo alla realizzazione di quanto preteso, per di più con azione da instaurare secondo il rito ordinario, non potendosi più parlare di inerzia o silenzio da parte del Comune. Invece, nel primo dei ricorsi riuniti la Congregazione ha, con la richiamata memoria, ampliato il thema decidendum formulando domanda di risarcimento, senza impugnare la delibera 178. Analogamente, le due società che hanno instaurato il giudizio con il ricorso n. 2718/2004, successivamente all’adozione di tale atto deliberativo, formulano domande analoghe (assegnazione di un termine al Sindaco per la sottoscrizione della convenzione; risarcimento del danno), senza impugnare la medesima delibera n. 178/2004.

Ora, poiché non si comprende come possa ignorarsi il sopravvenire della medesima (del resto non definitiva, poiché con essa si rimette al consiglio comunale ogni determinazione in merito agli schemi di convenzione), sembra chiaro, in primo luogo, che viene meno, con detta pronuncia espressa (anche se non favorevole) il proprium del giudizio contro il silenzio (vale a dire, il silenzio, vanificato appunto da tale delibera), cosicché dovrebbe dichiararsi l’improcedibilità del ricorso contro l’inerzia, ogni contesa spostandosi sulla contestazione di tale delibera. Sotto altro profilo il ricorso n. 2718/2004, notificato successivamente alla menzionata delibera, dovrebbe dichiararsi inammissibile per mancanza ab origine dell’oggetto proprio del ricorso contro il silenzio della P.A.

A monte di dette considerazioni, d’altra parte, si pone la questione, di assoluto rilievo, inerente al petitum che può formularsi con il ricorso contro il silenzio. Ed invero, occorre in primis richiamare il noto e autorevole orientamento giurisprudenziale secondo il quale il G.A. deve limitarsi a giudicare sull’obbligo della P.A. di pronunciarsi esplicitamente sull’istanza dell’interessato, o meno, e non certo sulla fondatezza della pretesa (Ad. Pl. 9.1.2002 n. 2). L’orientamento può certamente criticarsi, in effetti si tratta di pronuncia che dà adito a dubbi e perplessità. Ma sta di fatto che su di essa si è attestata le giurisprudenza successiva. Senonché, da un punto di vista maggiormente pregnante, deve convenirsi che la pretesa delle ricorrenti nella fattispecie si atteggia piuttosto come intimazione a stipulare un contratto che come pretesa di una risposta espressa su una istanza di parte.

Alla luce di tale considerazione –del resto ben chiara alle ricorrenti, tanto che l’espressione figura, testualmente nella diffida al Sindaco a sottoscrivere, e si evince con chiarezza dagli scritti difensivi- sembra versarsi in ipotesi più affine alla fattispecie di “esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto”, di cui all’art. 2932 c.c., donde l’inammissibilità del ricorso sotto altro profilo.

Quanto alla domanda di risarcimento, formulata dalla parte ricorrente in entrambi i ricorsi, per quanto ne consta mai proposta in precedenza nel corso di un giudizio contro il silenzio, la stessa potrebbe in pura teoria ritenersi ammissibile, ma forse in un secondo tempo, dopo, cioè, che si sia accertato giudizialmente esservi un inadempimento illegittimo dell’obbligo di pronunciarsi su un’istanza o di concludere un procedimento con un provvedimento espresso. In ogni caso, la stessa rimane assorbita, nel presente giudizio, dalla appena accertata inammissibilità di entrambi i ricorsi.

Conclusivamente, entrambi i ricorsi riuniti debbono ritenersi inammissibili, mentre il ricorso n. 2214/2004 si appalesa anche, in parte, improcedibile,

Sussistono motivi per compensare integralmente fra le parti le spese e onorari di giudizio.


P. Q. M.


Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, Sezione prima, definitivamente pronunziando sui ricorsi in epigrafe, previa riunione, respinta ogni contraria domanda ed eccezione, li dichiara entrambi inammissibili. Dichiara, inoltre, il ricorso n. 2214/2004 anche, in parte, improcedibile.

Compensa integralmente fra le parti le spese e onorari di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia, in camera di consiglio, addì 19 gennaio 2005.

Il Presidente

l'Estensore

il Segretario


SENTENZA DEPOSITATA IN SEGRETERIA

il……………..…n.………

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

Il Direttore della Prima Sezione



TP