Ric. n. 849/2001 Sent. n. 1155/01

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, prima sezione, costituito da:

Stefano Baccarini - Presidente

Angelo De Zotti - Consigliere

Fulvio Rocco - Consigliere, relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA


sul ricorso n. 849/2001 proposto dalla CONGREGAZIONE CRISTIANA DEI TESTIMONI DI GEOVA e dall’ASSOCIAZIONE DEI TESTIMONI DI GEOVA di MALO in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentate e difese dall'avv. Raffaello Rampazzo, con domicilio presso la Segreteria T.A.R. ai sensi del R.D. 26.6.1924 n. 1054;


contro


il COMUNE DI MALO in persona del Sindaco pro tempore, non costituito in giudizio;

e la REGIONE VENETO in persona del Presidente pro tempore della Giunta Regionale, rappresentata e difesa dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria nella sua sede in Venezia, S. Marco 63;

per l'annullamento


del provvedimento del Dirigente dell’Ufficio tecnico comunale prot. n. 01587 del 23.1.2001, di diniego del contributo richiesto ai sensi della L.R. n. 44/87; della nota prot. n. 9119/00 del 15.1.2001; della circolare regionale n. 8 del 9.4.1999 approvata con delibera di G.R. n. 1024 del 30.3.1999; nonché per la condanna al risarcimento del danno derivante dal diniego del contributo;

VISTO il ricorso, notificato il 22.3.2001 e depositato il 19.4.2001, con i relativi allegati;

VISTO l'atto di costituzione in giudizio della Regione Veneto;

VISTI gli atti tutti della causa;

UDITI alla camera di consiglio del 9 maggio 2001, convocata a’ sensi dell’art. 21 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 3 della L. 21 luglio 2000 n. 205 (relatore il consigliere Fulvio Rocco) l'avv. Rampazzo per le ricorrenti e l’avv. dello Stato Schiesaro per la Regione Veneto;

RILEVATA, a’ sensi dell’art. 26 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 9 della L. 21 luglio 2000 n. 205, la completezza del contraddittorio processuale e ritenuto, a scioglimento della riserva espressa al riguardo, di poter decidere la causa con sentenza in forma semplificata;

RICHIAMATO IN FATTO quanto esposto nel ricorso e dalle parti nei loro scritti difensivi;

CONSIDERATO che l’art. 1, comma 3, della L.R. 20 agosto 1987 n. 44 contempla l’inclusione, nella categorie di opere destinatarie dei proventi derivanti ai Comuni degli oneri per opere di urbanizzazione secondarie destinate al fondo speciale di cui all’art. 12 della l. 28 gennaio 1977 n. 10, “gli edifici per il culto e quelli per lo svolgimento di attività senza scopo di lucro, funzionalmente connessi alla pratica di culto delle confessioni religiose organizzate ai sensi degli articoli 7 e 8 della Costituzione”.

Come è ben noto, l’art. 7 Cost. concerne esclusivamente i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, rinviando per la loro disciplina ai Patti Lateranensi e alle modifiche degli stessi “accettate dalle due parti”.

L’art. 8 Cost., viceversa, enuncia al primo comma il principio secondo cui “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, nel mentre in forza dei susseguenti due commi “le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.

Al paragrafo due dell’impugnata circolare n 8 dd. 9 aprile 1999, emanata dal Presidente della Giunta Regionale al fine di disciplinare le modalità applicative della L.R. 44/1987, si afferma che la predetta nozione di “confessioni religiose organizzate ai sensi degli articoli 7 e 8 della Costituzione” identifica in primo luogo la Chiesa Cattolica e, quindi, “le confessioni religiose organizzate che ai sensi dell’art. 8 della Costituzione hanno regolato i loro rapporti con lo Stato italiano per legge sulla base delle intese intervenute con le rispettive rappresentanze”, ossia – allo stato attuale – la Tavola Valdese (cfr. intesa dd. 21 febbraio 1984 e L. 11 agosto 1984 n. 449), l’Unione Italiana delle Chiese Avventiste del 7° giorno (cfr. intesa dd. 29 dicembre 1986 e L. 21 novembre 1988 n. 516), le Assemblee di Dio in Italia (cfr. intesa dd. 29 dicembre 1986 e L. 22 novembre 1988 n. 517), l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (cfr. intesa dd. 27 febbraio 1987 e L. 8 marzo 1989 n. 101) e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (cfr. intesa dd. 20 aprile 1993 e L. 29 novembre 1995 n. 520).

Da tale determinazione di massima è scaturito, pertanto, l’impugnato provvedimento prot. 01587 dd. 23 gennaio 2001 con cui il Dirigente preposto all’Ufficio Tecnico Comunale di Malo ha denegato alle ricorrenti Congregazione e Associazione i contributi di cui trattasi, nonché il presupposto e parimenti impugnato parere prot. 9119/00 dd. 15 gennaio 2001 reso al riguardo dal Dirigente preposto alla Direzione Generale Urbanistica e Beni Ambientali, laddove evidenzia che la Congregazione dei Testimoni di Geova è “… soggetto non riconosciuto nei termini di legge”.

Tutto ciò premesso, il Collegio rileva, innanzitutto, che il surriportato assunto del parere regionale va riferito alla circostanza che la predetta congregazione non ha stipulato, ad oggi, un’ “intesa” con lo Stato a’ sensi dell’art. 8, comma 3, Cost., nel mentre le Congregazione stessa risulta comunque soggetto riconosciuto a’ sensi dell’art. 12 cod. civ. – e, ora, a’ sensi dell’art. 1 e ss. del D.P.R. 10 febbraio 2000 n. 361 – per effetto del D.P.R. 31 ottobre 1986 n. 783 registrato alla Corte dei Conti, n. 46, foglio 78, in data 24 novembre 1986 (cfr. doc. 6 di parte ricorrente).

Il Collegio condivide, altresì, l’affermazione delle ricorrenti secondo cui l’anzidetto art. 1, comma 3, della L.R. 44/1987, nel rinviare all’insieme delle disposizioni contenute nell’art. 8 Cost., ammette ex se la proposizione di istanze di contributo da parte di tutte le confessioni religiose il cui statuto non confligga con l’ordinamento giuridico italiano (circostanza che deve nella specie escludersi,s tante l’anzidetto D.P.R. 31 ottobre 1986 n. 783) e, quindi, non solo da parte delle confessioni che hanno sottoscritto intese con lo Stato a’ sensi dell’art. 8, terzo comma, Cost..

Quest’interpretazione è resa necessitata dalla circostanza che la libertà delle confessioni religiose diverse dalla cattolica è comunque assicurato dall’art. 8 Cost., mediante norma precettiva, e ciò anche a prescindere dall’avvenuta stipula, a’ sensi del terzo comma dello stesso articolo, delle intese disciplinanti i loro rapporti con lo Stato.

A tale conclusione è, del resto, pervenuta anche la Corte Costituzionale con sentenza n. 195 dd. 27 aprile 1993 che, sebbene resa con riguardo all’art. 1 della L.R. Abruzzo 16 marzo 1988 n. 29, diversamente formulato, risulta comunque rilevante anche per il caso di specie laddove afferma che la vigenza e la conseguentemente doverosa applicazione del principio costituzionale di eguaglianza e di libertà delle confessioni religiose nell’ordinamento introdotto dall’art. 8, primo comma, Cost., impedisce di emanare norme (e, quindi, “a fortiori”, di ricavare in via ermeneutica omologhe norme dalle disposizioni esistenti) che escludano da contribuzioni le confessioni religiose che non abbiano regolato i propri rapporti con lo Stato mediante le intese di cui all’art. 8, terzo comma, Cost..

Secondo il Giudice delle Leggi, infatti, “tutte le confessioni religiose” di cui all’art. 8, primo comma, Cost. “sono idonee a rappresentare gli interessi religiosi dei loro appartenenti”, e la circostanza dell’avvenuta stipulazione dell’intesa con lo Stato “non può quindi costituire l’elemento di discriminazione nell’applicazione di una disciplina, posta da una legge comune, volta ad agevolare l’esercizio di un diritto di libertà dei cittadini” (cfr. sent. 195/1993 cit.).

Inoltre, “gli interventi pubblici” in questione “vengono ad incidere positivamente proprio sull’esercizio in concreto del diritto fondamentale e inviolabile della libertà religiosa ed in particolare sul diritto di professare la propria fede religiosa in forma e di esercitarne in privato o in pubblico il culto. Ne consegue che qualsiasi discriminazione in danno dell’una o dell’altra fede religiosa è costituzionalmente inammissibile in quanto contrasta con il diritto di libertà e con il principio di uguaglianza. Né siffatte conclusione possono cambiare in dipendenza del fatto che i contributi pubblici per le finalità sopra descritte e con i controlli circa la loro effettiva destinazione e utilizzazione che la stessa legge prevede, vengano richiesti e percepiti dalle confessioni religiose, che provvedono a realizzare in rapporto alle esigenze della popolazione gli edifici di culto. E’ determinante la finalità che caratterizza la disposizione e l’effetto che ne discende: finalità ed effetto essendo quelli di facilitare l’esercizio del culto, l’agevolazione non può essere subordinata alla condizione che il culto si riferisca ad una confessione religiosa la quale abbia chiesto e ottenuto la regolamentazione dei propri rapporti con lo Stato ai sensi dell’art. 8, terzo comma, della Costituzione”. (cfr. ibidem).

Va aggiunto, per mera completezza espositiva, che nella stessa sentenza 195/1993 la Corte ha puntualizzato che una diversità di trattamento ai fini dell’ammissione al contributo pubblico delle confessioni religiose può essere per contro, legittimamente collegata alla entità della presenza nel territorio dell’una o dell’altra confessione”, posto che l’apprezzamento di tale eventualità “non integra nemmeno strictu sensu una discriminazione in quanto si limita a condizionare e a proporzionare l’intervento all’evidenza e all’entità dei bisogni al cui soddisfacimento l’interesse stesso è finalizzato”.

Se il ricorso va accolto per quanto segnatamente attiene alla richiesta di annullamento degli atti impugnati, a diversa conclusione deve giungersi per la richiesta di risarcimento del danno, contestualmente avanzata dalle ricorrenti.

Tale domanda risulta, di per sé, proponibile innanzi a questo giudice, trattandosi di materia rientrante nell’ambito delle previsioni contenute nell’art. 34 del D.L.vo 31 marzo 1998 n. 80, così come costituito per effetto dell’art. 7 della L. 21 luglio 2000 n. 205.

Tuttavia, come ha correttamente evidenziato la difesa della Regione, la circostanza di aver proposto la domanda di assegnazione di un contributo non comporta per certo il riconoscimento della spettanza del contributo stesso, ma sostanzia una mera chance a che il beneficio possa essere accordato.

Per effetto della presente pronuncia giudiziale la posizione delle ricorrenti dovrà essere, pertanto riconsiderata dall’Amministrazione Comunale ai fini dell’eventuale riconoscimento del contributo in questione, e tale ulteriore attività amministrativa – resa, tra l’altro, agevole anche in considerazione del fatto, dichiarato dalla stessa Regione (cfr. pag. 4 della memoria di costituzione in giudizio), che i termini per la proposizione delle relative domande scadono il 31 maggio 2001 – va dunque considerata, nella specie, quale mezzo idoneo a ripristinare, in via esaustiva, la lesione delle posizione giuridica dedotta nel presente giudizio.

Ritenuto che, nella fattispecie, sussistono dunque i presupposti per l’applicazione del richiamato art. 26, giacchè, il ricorso sulla base degli atti difensivi e dei documenti prodotto, già appare, per le ragioni esposte, manifestamente fondato nei limiti di cui sopra.

Che va provveduto sulle spese di giudizio come da dispositivo.


P. Q. M.


il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, prima sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.

Condanna alla rifusione delle spese di causa a favore della parte ricorrente , liquidandole in L. 3.000.000 (tremilioni) e ponendole a carico della Regione Veneto.

Compensa ogni ragione di lite tra le parti ricorrenti ed il Comune di Malo.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia, nella Camera di consiglio del 9 maggio 2001.

Il Presidente

L'Estensore


Il Segretario



TP